Emergenza inquinamento: Spegniamo i motori o accendiamo le città ? il parere di Edoardo Zanchini

Siamo proprio sicuri che il destino delle citta' italiane sia quello di rincorrere le emergenze?‎

E che siano i blocchi del traffico l'unica scelta possibile ogni volta che, con il cambio di stagione, si torna a sforare i limiti di inquinamento atmosferico?

EDOARDO-ZANCHINI-LEGAMBIENTE.jpgNon è semplice, ma dobbiamo convincerci che la situazione di traffico e inquinamento che caratterizza le città italiane non è una condizione del mondo in cui viviamo. Al contrario, conosciamo le cause così come le ricette per cambiare questo stato di cose. Sappiamo che non e' una sfida semplice ma se allarghiamo lo sguardo alle realtà europee e approfondiamo con curiosita' alcuni esempi di successo italiani, possiamo superare una idea fatalista per cui nulla possa cambiare. Davvero non siamo obbligati a guardare con invidia Valencia o Oslo, Monaco di Baviera o Montpellier, ma invece imparare da quelle lezioni per far diventare anche le nostre aree urbane vivibili e attrattive attraverso la chiave dell'innovazione ambientale.

La sfida che abbiamo di fronte è infatti di trovare soluzioni capaci di produrre risultati in termini di vivibilità e mobilità nelle città che siano anche la risposta all’emergenza climatica del Pianeta e a quella dell’inquinamento delle città che, ricordiamolo, produce gravissimi impatti sulla salute delle persone.

Per una nuova città: da dove partire

Da dove partire? Servono obiettivi ambiziosi e un cambio completo di approccio se vogliamo raggiungere obiettivi di questa portata.

Semplicemente perché le politiche incrementali busines as usual - qualche nuovo autobus a metano, un programma di pannelli fotovoltaici sui tetti delle scuole o una piazza pedonalizzata -, non servono per risolvere problemi di questa dimensione e conseguenze sulla salute. Servirà molto di più se vogliamo invertire la curva delle emissioni di CO2 che, ad esempio, nei trasporti sono cresciute in questi anni a differenza di tutti gli altri settori.

Ad esempio se si guarda i principali indicatori ambientali è evidente come le città italiane siano sostanzialmente ferme da diversi anni[1], con scostamenti nell'inquinamento atmosferico dovuti alla sostituzione del parco automobilistico o delle caldaie.  

Se si guarda poi alle scelte strutturali che concorrono a definire la vivibilità di una città - aree verdi, trasporto pubblico, percorsi ciclabili, ecc. - l'andamento è tale che ci vorrebbero alcuni secoli per porre mano al gap ambientale e di qualità della vita.

Per cambiare questa situazione le sfide fondamentali riguardano la mobilita' e la riqualificazione del patrimonio edilizio, perche' e' da qui che viene larga parte delle emissioni inquinanti e climalteranti delle citta' italiane. E solo se saremo in grado di affrontare questi due settori potremo essere in grado di aggredire anche i problemi che riguardano alcune aree urbane, come la presenza di industrie e di porti.

La mobilità, come cambiarla

Partiamo dalla mobilita'. Qui la sfida e' chiara da tempo: rendere conveniente un alternativa al modello di mobilità incentrato sull’automobile che non solo produce inquinamento, ma che ha anche modificato in peggio la forma degli spazi pubblici delle città, inondando di asfalto e parcheggi piazze e strade.

La novita' e' che se si cambia il punto di vista e si guarda alle piu' efficaci esperienze si comprende come una risposta oggi sia possibile. L’obiettivo si deve però modificare radicalmente e diventare come garantire l’accessibilità in tempi ragionevoli all’interno di un area urbana. Ed è sempre più evidente come esistano alternative ben più competitive rispetto al tempo passato fermi dentro una fantastica scatola di latta.

Quello che serve è una visione fortemente integrata che riesca a far funzionare servizi e spazi di mobilità, infrastrutture e nodi di scambio, aree 30 e percorsi protetti per mezzi pubblici elettrici, percorsi ciclabili e piazze, mobilità elettrica e condivisa.

E si deve puntare a semplificare in ogni modo la vita e gli spostamenti sostenibili dei cittadini: dalle piattaforme digitali alle applicazioni per smartphone, agli abbonamenti integrati di tutte le forme di mobilita' collettiva e di sharing (bici, auto elettrica).

Un aspetto importante da sottolineare è che queste politiche producono risultati e non bisogna andare all'estero per verificarlo, sono infatti diverse le esperienze di successo nelle città italiane[2].

Se si comincia poi a sottrarre spazio ai parcheggi e alle corsie stradali ci si rende conto che le città tornano a recuperare qualità e identità, e in quelle strade e piazze ci si può muovere in sicurezza a piedi e in bicicletta. Il problema rimane nella lunghezza della rete di metropolitane dove, con soli 239 km, il nostro Paese si colloca all’ultimo posto in valore assoluto e con meno chilometri della sola città di Madrid. Servono infatti risorse certe e una attenta regia nazionale per recuperare i ritardi nelle linee di metropolitana, tram, ferrovie regionali. Ma oggi non ci sono scuse, spetta ai sindaci assumersi la responsabilità di rendere le nostre città più semplici per la mobilita' collettiva e per quella elettrica, oltre che sicure da girare a piedi e in bici.

La riqualificazione energetica

La seconda grande sfida che abbiamo di fronte e' quella della riqualificazione energetica degli edifici.

Inutile girarci intorno, se vogliamo ridurre l'inquinamento nelle citta' dobbiamo trovare una soluzione per l'inquinamento che proviene dai sistemi di riscaldamento e riscaldamento degli edifici. Ma anche qui non siamo all'anno zero, c'e' un percorso oramai segnato dalle Direttive europee che gia' ha fissato il percorso per avere edifici nuovi a consumi di energia quasi zero[3] dal 2021.

La sfida ora sta nell'affrontare e accelerare rispetto alla riqualificazione di un patrimonio edilizio enorme, con 12 milioni di edifici residenziali. Per riuscirci serve rendere finalmente semplici e convenienti da un punto di vista economico gli interventi di retrofit e sostituzione del patrimonio edilizio costruito nel dopoguerra.

Oggi un passo in avanti e' stato fatto con un sistema di incentivi (Ecobonus) che premia il miglioramento della classe energetica, ma serve molto di piu' in termini di coordinamento e risoluzione dei problemi – in particolare di accesso al credito e di semplificazione per gli interventi più complessi - per compiere quel salto in avanti necessario per arrivare a riqualificare centinaia di migliaia di appartamenti ogni anno.

Sono proprio le periferie il campo di applicazione fondamentale di queste politiche, è infatti qui la quota più rilevante del patrimonio edilizio italiano, quella in cui vivono milioni di famiglie, costruita tra il secondo dopoguerra e gli anni settanta e che appare sempre più inadeguata rispetto ai bisogni delle famiglie, oltre che insicura e pessima da un punto di vista energetico, perché costruita prima che fosse introdotta qualsiasi normativa in materia.

Sono due le chiavi per guardare in modo nuovo a questa sfida. La prima e' quella dell'adattamento ai cambiamenti climatici, perche' gli impatti dei fenomeni meteorologici estremi producono danni e problemi negli spazi delle città, con alluvioni e ondate di calore. E solo ripensando gli spazi pubblici – togliendo asfalto, aumentando la presenza di alberi e di superfici verdi - sarà possibile ridurre, ad esempio, i consumi rilevanti dovuti al raffrescamento di edifici causati da parcheggi, strade e superfici impermeabilizzate che aumentano anche di 3-4 gradi la temperatura delle strade. La seconda chiave, strettamente legata, punta a guardare a come riqualificare complessivamente i tessuti urbani attraverso interventi di riqualificazione urbanistica, ambientale e sociale.

Non dobbiamo inventarci nulla, ma semplicemente applicare la ricetta che da decenni sta funzionando nelle città europee: realizzare interventi di rigenerazione e densificazione (anche per dare risposta alla domanda di casa a costi accessibili) intorno ai nodi del trasporto pubblico, con ambiziosi obiettivi energetici negli interventi. Proprio perche' siamo all'inizio di una nuova legislatura dobbiamo avere la consapevolezza che senza una regia nazionale che garantisca risorse, controlli sulla qualita' e regole piu' semplici questi interventi che, ad esempio in Francia hanno prodotto risultati significativi, rimarranno da noi un sogno. Quello che sappiamo e' che queste innovazioni creano più lavoro e maggiori competenze, necessarie a garantire il raggiungimento di ben definite prestazioni energetiche e di sicurezza.

Con quale visione affrontare il tema delle città 

Ma facciamo un passo indietro. Questo scenario può diventare fattibile se riusciremo a far capire che le citta' non sono una questione locale, che spetta ai Sindaci di Napoli, Torino o Roma risolvere. Perché in nessun Paese europeo avviene così e una visione nazionale con una regia degli interventi - oltre che il contributo di risorse Statali -, risulta indispensabile per cambiare questa situazione e restituire ai cittadini la speranza che davvero un miglioramento possa avvenire.

Oggi proprio il rinvio di questi interventi si sta dimostrando una delle ragioni per cui il nostro Paese continua fatica a vedere un rilancio dell’economia e dell’occupazione. Ma abbiamo bisogno di ben altre attenzioni e risorse da parte dello Stato se vogliamo vedere di nuovo crescere la mobilità sostenibile dopo anni in cui sono incredibilmente calati i passeggeri sugli autobus in tante città e quelli sui treni in diverse grandi Regioni[4]. Quello che però è importante sottolineare è che abbiamo finalmente in mano una mappa per cambiare il futuro, ma dobbiamo assolutamente scegliere di intraprendere il percorso di cambiamento e accelerare.

Attraverso la chiave ambientale le città possono essere il campo di un rilancio economico fondato su innovazione e riqualificazione degli spazi urbani, capace di creare e attrarre le imprese della green economy oltre che un turismo fuori dai soliti circuiti delle citta' d'arte. E’ perfino banale da ripetere, ma tornare a scommettere sulle città è una scelta che abbiamo fin troppo rinviato nel nostro Paese.

Quali altri luoghi al mondo potranno risultare, se resi più semplici da vivere, altrettanto attraenti e competitivi se consideriamo anche il mix di beni culturali e storici, paesaggi e gastronomia? L’obiettivo a cui dobbiamo ambire è infatti di combattere l’inquinamento attraverso politiche che producono cambiamenti fisici e sociali negli spazi della città per renderli più accoglienti e sicuri – tema di grande attualità – oltre che piacevoli da vivere.


[1] Si veda il rapporto annuale di Legambiente Ecosistema Urbano e quello dell'Ispra, Qualita' dell'ambiente urbano.

[2] Si veda rapporto Pendolaria di Legambiente e le buone pratiche sul sito www.legambiente.it

[3] “Near Zero Energy Buldings”, Direttiva 2010/31/UE

[4] Si vedano i dati Isfort per il trasporto pubblico locale e quelli di Pendolaria per i treni regionali.

 

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