Alla fine la montagna partorì un topolino

VITTORIO-DSiamo giunti finalmente ad avere le nuove NTC 2018. Ho atteso di averne copia originale prima di dare alle stampe un commento che credo doveroso. Ho potuto altresì consultare la presentazione che ne è stata fatta nella Conferenza dei Presidenti degli Ordini Regionali lo scorso 7 febbraio.

Niente di nuovo sotto il sole, purtroppo per i geologi, siano essi liberi professionisti che dipendenti.

Intanto vorrei ricordare, per amore di verità, che il CNG nel 2014 non approvò nessun testo perché in quello di allora ma anche in quello che viene sottoposto agli osanna della categoria oggi, rimangono molte contraddizioni che sono solo funzionali al perdurare di una “querelle” che vede ormai da molto tempo contrapposti i geologi e una parte minoritaria dell’ingegneria geotecnica. A questo proposito rimando alla dichiarazione di voto consegnata alla segreteria dell’Assemblea Generale del CSLLPP ma non letta in aula per volontà dell’allora Presidente del Consiglio Superiore. A tal proposito giova anche ricordare due cose: la prima che la Commissione Relatrice di allora non ritenne di dover accettare la mediazione proposta e accettata, almeno verbalmente, dallo stesso Presidente del Consiglio Superiore, anche se io penso fosse il gioco delle parti; la seconda che di quella che pure ritenevamo una sconfitta ne demmo ampia comunicazione agli iscritti e alla stampa. Per onestà intellettuale che oggi manca in molti. 

Ma vi è una terza questione che dobbiamo ricordare. Quando uscirono le prime NTC nel 2008, l’allora presidente del CNG si sperticò in inutili lodi del testo approvato. Solo dopo l’alzata di scudi della maggioranza dei Presidenti di Ordini Regionali egli fece una conversione a U e predispose il voto contrario del CNG in assemblea generale con una dichiarazione motivata.

Quindi le NTC fino ad oggi mai hanno avuto l’approvazione della categoria.

Nel testo attuale permane la dicotomia fra indagini geologiche e indagini geotecniche. Termini, questi ultimi, che io avverso con cognizione di causa in quanto le indagini sono sempre e solo geognostiche. È l’uso che poi se ne fa a distinguere se un sondaggio sia eminentemente geologico ovvero possa servire anche alla ricostruzione del modello geotecnico.

Io da sempre sostengo che questa parte sia argomento di esclusiva competenza dei geologi, gli unici non solo a poter calibrare compiutamente una indagine geognostica seria in ragione dell’utilizzo che si vuol fare di una certa zona ma di leggerne i risultati ed interpretarli. Chi non ha nel suo curriculum studiorum elementi di litologia, di stratigrafia ma anche di geomorfologia e idrogeologia non può né progettare né tanto meno interpretare alcuna campagna geognostica. Di esempi a sostegno di questa tesi ne abbiamo una quantità incredibile: opere perfette dal punto di vista geotecnico che sono state o sono messe in crisi da movimenti franosi che non erano stati neanche presi in considerazione dai progettisti geotecnici. Senza contare il rischio sismico ed i relativi effetti che dipendono non solo dalla litologia o dalla stratigrafia ma anche dalla struttura ovvero dalla tettonica locale e regionale. Termini sconosciuti agli estensori delle NTC 2008, 2014 e 2018.

E se proprio vogliamo dirla tutta questa pretesa dei geotecnici (ingegneri) di avere una loro propria campagna di indagini è sconosciuta negli altri paesi dove è il geologo che la predispone, la dirige e la interpreta.

Su questi argomenti il CNG, del quale mi onoro di aver fatto parte, aveva favorito una profonda riflessione non solo al nostro interno ma anche fra le diverse categorie interessate e nello stesso CSLLPP. Quello che non avevamo messo in conto in quella sede era la tecnica del “Giano bifronte” che produsse, appunto, il nostro voto contrario.

Quello che oggi mi preme sottolineare però non è semplicemente la modestia e l’inutilità dei cambiamenti quanto la scelta politica, più servile che di governo, di chi è disposto, non si sa bene perché, a concedere il proprio assenso ad una operazione che in un prossimo futuro porterà i geologi ad essere totalmente esclusi da questa materia che, come diceva Terzaghi, nasce da un’incursione dell’ingegneria nel campo della geologia.

Il vecchio CNG non ricercava contrasti inutili ma, consapevole delle ragioni scientifiche e tecniche, degli interessi della categoria e soprattutto della società, visto che si parla di sicurezza, non era disposto ad arretrare di fronte alle pretese di un manipolo di professionisti tesi solo a recintare un mercato che ritengono debba essere esclusivamente il loro.

Qualcuno dirà che verrà la circolare a fare chiarezza. Me lo auguro, soprattutto per i giovani geologi che si affacciano a questa splendida professione. Ma avendo misurato sul campo la spina dorsale di molti degli attori attuali della vexata quaestio, permettetemi di dubitarne. E poi qualcuno ci dovrebbe spiegare la ragione per la quale la circolare, per quanto attiene gli aspetti geologici, idrogeologi, sismici, geognostici nel loro complesso, dovrebbe avere contenuti diversi dalla norma principale.