L’ingegnere del futuro

18/09/2012 6795

Comunicato stampa

L’ingegnere del futuro

Viviamo un’epoca di grandi sconvolgimenti. La globalizzazione prima, la crisi economica poi, hanno prodotto profondi mutamenti nella società moderna. Cambiamenti che sono destinati ad incidere fortemente nella struttura sociale ed economica, soprattutto nel mondo occidentale. Dinamiche che coinvolgono anche il mondo delle professioni. E’ quindi fondamentale capire quali saranno le conseguenze e, soprattutto, individuare le tendenze in atto. Va in questa direzione la ricerca presentata al 57° Congresso Nazionale degli Ordini degli Ingegneri d'Italia, iniziato oggi al Palacongressi di Rimini. “Ingegneri 2020. Tutela, sviluppo e occupazione”. E’ frutto della consultazione di un gruppo qualificato di esperti che, attraverso il metodo Delphi, quindi in forma rigorosamente separata e anonima, ha illustrato gli scenari dei prossimi anni e l’evoluzione che avrà la professione ingegneristica.
Sono stati esaminati i tre settori chiave: civile, industriale ed elettronico e le relative innovazioni nei comparti principali, dall’edilizia all’informatica, dall’aerospazio all’automotive.
La rivoluzione innescata dall’intelligenza artificiale e le nuove forme di comunicazione trovano applicazione in settori centrali come la domotica, la medicina, e la stessa messa in sicurezza del territorio. Una situazione che per gli ingegneri comporterà sempre più a confrontarsi con ambiti disciplinari diversi. Dinamiche che influiranno sulla struttura sociale ed economica. La ricerca evidenzia come di fronte “all’attuale tendenza economica, nazionale e globale, si tenderà a ridurre i costi delle imprese e a incentivare collaborazioni e sinergie”. La conseguenza, nei prossimi anni, sarà una diminuzione dell’ingegneria civile a causa “dell’assenza di investimenti pubblici in infrastrutture e del crollo del mercato immobiliare”. Da qui la consapevolezza che gli ingegneri dovranno sempre più rapportarsi con nuove tematiche, in primis quella sociale. Infatti “l’invecchiamento della popolazione si tradurrà anche nello sviluppo di settori di sicuro interesse come la sanità”, per quanto riguarda la ricerca tecnologia e l’ingegneria gestionale. In particolare si tratterà di avere competenze nella domotica e nei servizi alla persona.
Anche il sistema ordinistico dovrà evolversi con un ridimensionamento degli Ordini professionali a causa di una maggiore libertà dell’iniziativa economica. Nello stesso tempo gli Ordini “saranno chiamati a un’azione di controllo della competenza”. Insomma andremo nella direzione di “società di servizi multidisciplinari” con un rapporto più concorrenziale, per gli ingeneri, con le altre professioni tecniche.
Per tornare agli ambiti di intervento, se il settore delle costruzioni avrà un notevole ridimensionamento, come già mostrano oggi gli indicatori economici, ambiente ed energia saranno invece centrali anche se subiranno le conseguenze della diminuzione degli investimenti pubblici. Altro settore cruciale per gli ingegneri sarà quello della sicurezza informatica, dove si creeranno nuove opportunità occupazionali, soprattutto a livello internazionale. Per quanto riguarda il mercato del lavoro, l’evoluzione tecnologica e sociale genererà “un fenomeno di polarizzazione occupazionale” con un aumento delle figure professionali più qualificate e una penalizzazione per le professioni intermedie. Per gli ingegneri italiani si equilibreranno i fattori di crescita (nuovi ambiti di domanda) con quelli di diminuzione, dovuti soprattutto alla maggiore concorrenza di professionisti provenienti dall’estero.
Il futuro porterà anche a posizioni lavorative meno stabili, di più breve durata e con retribuzioni minori, ed entro il 2020 si prevede una diminuzione di coloro che eserciteranno la professione di ingegnere. Infine, dato significativo, le politiche dell’Ue “continueranno a spingere per la mobilità dei professionisti nello spazio europeo”.
In conclusione la ricerca dimostra come la professione ingegneristica nel prossimi futuro dovrà essere più generalista, “perché emergerà la necessità di competenze più trasversali e più differenziate”.

Roma, 7 settembre 2011

Ufficio Stampa


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