INNOVARE: un cammino, non un miracolo

L'Italia si conferma all'ultima posizione nella classifica della crescita rispetto agli altri paesi avanzati.
Nel secondo trimestre il Pil italiano ha segnato un calo tendenziale del 2,6% e congiunturale dello 0,8%. Nello stesso periodo, in termini congiunturali, il Pil è aumentato dello 0,4% negli Stati Uniti, dello 0,3% in Germania e in Giappone, è rimasto stazionario in Francia.
Siamo un Paese in declino? Lo squallido spettacolo che il mondo della politica sta dando in questi mesi ci farebbe pensare di si, e senza prospettive.
Senza prospettive perché sembra che sia venuta meno anche la speranza da parte della società pulita - di chi pensa più al fare che al dire - di riuscire a incidere con la propria azione, con le proprie idee, sul futuro dell’Italia. Ne è la testimonianza l’esito del questionario fatto dal Centro studi del CNI in occasione del 57° Congresso degli Ingegneri di Rimini, dove più della metà degli intervistati ha dichiarato che difficilmente gli ingegneri potranno incidere sul cambiamento del Paese.
Esiste però una parola chiave che può rappresentare la speranza per una svolta: innovare, anzi #innovare.
Su Twitter l’HASH (#) diventa un tag: mettere l’hashtag significa mettere un bollino su una parola, che identifichi fortemente e indelebilmente quel messaggio, in modo che sia rintracciabile.
#innovare deve diventare l’etichetta che caratterizzi ogni azioni strategica di governo e di sviluppo del futuro.
Abbiamo fortemente bisogno che ogni governante, ogni imprenditore, ogni manager inserisca #innovare nella sintesi della propria strategia.
#innovare è oggi possibile. Lo sviluppo dell’ICT sta rivoluzionando l’organizzazione del lavoro, i processi produttivi, le procedure e gli strumenti di comunicazione, la meccanica del pensiero.
Oggi è possibile “cloudizzare” un’idea e lavorarci a distanza di migliaia di chilometri. La diffusione degli OpenData porterà alla creazione di nuovi servizi, in grado di soddisfare sempre più una popolazione che si evolve, che comincia a mangiare carne a oriente, che invecchia a occidente, che continua a pensare e lavorare negli orari post ufficio. In alcuni paesi stanno già pensando #innovare. In GB e Finlandia si pensa BIM in ogni progetto pubblico. I piccoli esempi ci sono però anche da noi: in Val Leira, 23 studenti delle medie usano l’IPAD invece dei libri; un camper (http://barcamperblog.wordpress.com) gira le facoltà di ingegneria in cerca di start up.
Ma non è semplice. Come nel passato le PMI italiane hanno creduto che marketing fosse sinonimo di pubblicità, oggi pensano che #innovare sia creare una pagina facebook. La prova? Solo il 75% degli ingegneri laureati il primo anno trova lavoro (e questo numero è drogato dal numero di neoingegneri che si buttano sulla libera professione perché manca un’alternativa). 30.000 neoingegneri prodotti dalla nostra università sono una grande occasione per le nostre aziende. Un’occasione non utilizzata.
Volete fare una prova: entrate nella vostra azienda, entrate in amministrazione, e chiedete al responsabile amministrativo se utilizza tutte le funzioni del suo programma, se ha mai fatto un corso e se è stato affiancato per utilizzarlo con tutte le sue potenzialità. Chiedete poi quante persone all’interno dell’azienda sono iscritte a un canale social, e verificate se nella stessa azienda questo canale viene utilizzato per comunicare. Controllate se nella vostra azienda si utilizza un server, quanto è costato e quanti anni ha, e come è protetto, e se si può accedere quando non si è in ufficio e poi chiedetevi quanto costerebbe metterlo in cloud. Su ogni email c’è scritto non stampate questo foglio. Verificate quante volte ciò accade. Controllate la vostra borsa, che avete preparato per un viaggio. Poi chiedetevi, dopo il viaggio, se non avreste potuto evitare di portare tanta carta se tutto fosse stato disponibile in digitale. Chiedete al direttore commerciale se ha un social di confronto con la propria rete vendite, dove discutere liberamente delle idee, valutare i comportamenti del cliente. Contate quanti fax ancora sono spediti.
Molti di noi con queste piccole prove si accorgerebbero che la propria azienda è diventata una macchina vecchia, che consuma un sacco di benzina inutilmente, e che un piccolo investimento in #innovazione, anche prendendo un giovane che abbia come unica mission #innovare possa portare a risultati immediati.
Ma questo non accade. In Italia abbiamo un 20% della popolazione laureata, la UE ha posto un obiettivo del 40%.
Se vogliamo pubblicare un manifesto del nostro declino ci basta scrivere NUMERO CHIUSO. Quando in un Paese l’accesso alle facoltà di ingegneria è regolato da un numero chiuso vuol dire che quel paese ha già posto un vincolo ineluttabile alla sua impossibilità di crescere.
È incredibile: pensiamo di risolvere i problemi finanziando 10 start up e contemporaneamente limitiamo la produzione di ingegneri.
Illudiamo i nostri ragazzi portandoli a pensare che l’importante è avere un’idea giusta – e non serve studiare per averla – e trovare chi la finanzia. Poi si fa la start up, te la comprano, diventi milionario, dopo di che … Non voglio demonizzare le start up, sono un ottimo strumento di sviluppo, ma puntuale. La priorità è più diffusa: far sopravvivere, e quindi crescere, il nostro sistema industriale.
La vera sfida è quella di #innovare i nostri processi, partendo dalle nostre teste.
Ancora una volta speriamo che la crisi si risolva con un miracolo. Vorrei richiamare qui le parole di Don Giussani, che utilizzò con i maturati di un raduno del 1982: “Aspettatevi un cammino, non un miracolo che eluda le vostre responsabilità, che elida la vostra fatica, che renda meccanica la vostra libertà.”