Nuove Professionalità e Vecchie Incognite

Angelo Luigi Camillo Ciribini - DICATAM, Università degli Studi di Brescia e ITC CNR 20/03/2018 2101

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La bozza della norma UNI 11337-7, allorché a breve sarà sottoposta a inchiesta pubblica, permetterà di offrire una puntuale e ampia sistematizzazione delle professionalità (non regolamentate) e dei ruoli che attengono alla Gestione dell'Informazione: da leggersi assieme alla norma UNI 11648, inerente alla Gestione della Decisione, associando Information Management e Project Management.

Si tratta di uno sforzo che avrà importanti ripercussioni sulla determinazione del sistema delle responsabilità (dalle coperture assicurative alla sedi giurisdizionali), oltre a offrire criteri di indirizzo puntuali per le valutazioni curriculari di reclutamento e di aggiudicazione.
La norma permetterà, dunque, al mercato, inteso nelle sue articolate componenti della Domanda e dell'Offerta, di comprendere meglio le caratteristiche richieste ai Common Data Environment Manager, ai BIM Manager, ai BIM Coordinator e ai BIM Specialist, facendo, al contempo, sì che tali skill siano valorizzate e tutelate da usi impropri ed estemporanei.

D'altra parte, essa costituirà la necessaria premessa allo sviluppo ordinato del mercato della certificazione della persona in questo ambito, che vede, a livello internazionale, una offerta assai eterogenea, declinata principalmente a livello nazionale, con l'eccezione dello schema proposto da buildingSmart International, come constatato in molte occasioni.
A prescindere dai contenuti puntuali della norma, da un lato, che si discuteranno, appunto, secondo le procedure istituzionalizzate, e dalle denominazioni fantasiose o specifiche che si rinvengono globalmente, da BIM Job Captain a BIM Knowledge Manager, è possibile spostare brevemente il focus su quelle donne e su quegli uomini che, in questi ultimi anni, all'interno di organizzazioni, più o meno ampie, più o meno strutturate, o in qualità di consulenti esterni, hanno, in qualche modo, o meglio, in maniere e con stili differenti, avviato la transizione digitale del comparto.

Naturalmente, ciò è accaduto più sporadicamente presso i committenti o i produttori/costruttori (in prevalenza con declinazioni progettuali), più frequentemente presso i progettisti stessi, proprio perché, pure altrove, la modellazione e la gestione dei dati e delle informazioni sono penetrate nel settore attraverso la concezione dell'opera, arricchita dal rilievo digitale, stante il significato dell'intervento sul costruito nel mercato domestico.
Comprendere la genesi di questa professione o di questa professionalità (le due cose non sono esattamente sinonimiche) si rende oggi, peraltro, necessario, come dimostra il tentativo operato da DIGITAL & BIM ITALIA a partire dalla sua prima edizione, poiché la costituzione delle BIM Community appare fondamentale, stante il ruolo di mediazione culturale e operativa che questi attori svolgono.

Ovviamente non si dispone attualmente di un censimento dei soggetti (in attesa della diffusione della qualificazione e della certificazione): non è possibile, pertanto, stabilire quanto l'origine si situi in un background di natura strumentale o metodologica: certo è, tuttavia, che questi agenti hanno la possibilità di muoversi secondo due distinte linee: l'introduzione dei processi digitalizzarti nelle organizzazioni per conto delle quali lavorano (realizzando, ad esempio, linee guida); la diffusione delle logiche digitali presso gli operatori attivi in quelle organizzazioni (affiancando gli operatori analogici).

Delle due azioni, la prima è senz'altro quella più apparente (si pensi all'atto organizzativo previsto dal DM 560/2017), la seconda è quella maggiormente pregnante.
E' presumibile, d'altronde, che, di primo acchito, la detenzione del sapere sull'impiego degli applicativi (in verità, per ciascuno dei soggetti, di determinati software) abbia esercitato un ruolo decisivo per l'avvio dell'operato, ma è altrettanto chiaro che queste tecnologie digitali, e i loro istruttori, abbiano sin da subito dovuto confrontarsi con le prassi analogiche.
Per questa ragione, il passaggio cruciale è, naturalmente, insito nella traduzione, per così dire, dei protocolli nella questione somma: come gli operatori pensano e interagiscono.

Per tali motivi, i professionisti della digitalizzazione agiscono esplicitamente, quali intermediari e facilitatori delle procedure gestionali, ma, più o meno implicitamente (e forse talora inconsapevolmente) quali enabler di diverse way of thinking and doing.

Per comprendere più analiticamente e più rigorosamente queste modalità occorrerà, come si accennava, attendere qualche tempo, ma, intanto, si affacciano nuovi orizzonti e nuovi obiettivi: a un livello elementare, comprendere come tali saperi e professionalità si propagheranno presso le micro e le piccole organizzazioni; intuire il ruolo dei professionisti della digitalizzazione in un contesto digitale esteso agli hardware (dai droni alle stampanti additive, dalla realtà aumentata alla sensoristica).

Oltre alla dimensione della con-fusione, peraltro, sarà interessante riflettere su nuove prospettive che si aprono, come dimostrano le grandi organizzazioni, che posseggono già Responsabili delle Strategie Digitali: da HS2 ad AECOM.
Il fatto è, inoltre, che la scala che dal Dato, attraverso l'Informazione e la Conoscenza, giunge al Sapere (o alla Saggezza?), parla di Artificial Intelligence e di Data Science.

Questa sarà la sfida definitiva: se oggi, infatti, le donne e gli uomini del BIM dialogano e istruiscono gli attori analogici, neofiti, che, però, posseggono i contenuti dei saperi disciplinari, appartenendo allo stesso mondo e condividendo le medesime origini, come gli stessi vati potranno instaurare una dialettica con altri soggetti, venuti dall'Information (& Communication) Engineering?
A mio avviso, solo avviando con estrema urgenza ITS e Corsi di Laurea ibridi: solo così l'Accademia, che oggi illusoriamente pretende di impartire lezione di pratica digitale agli operatori, potrebbe sopravanzarli nelle metodiche.