Dissesto idrogeologico: 1 miliardo in arrivo al Centro-Nord. Tutti i dettagli del piano CIPE

CIPE per il dissesto idrogeologico: risorse in 16 anni dal Dpcm 2018, poi anticipo BEI. Interventi già individuati con le Regioni. 39 milioni per la progettazione

Il piano interventi anti dissesto idrogeologico del Centro-Nord è fatto: definito dal CIPE assieme alle Regioni, vale 1 miliardo di euro, coperto dal Fondo Investimenti della Legge di Bilancio 2017 (comma 140) - Dpcm 2018.

Si tratta del primo programma interamente definito dalla struttura di missione #Italiasicura della Presidenza del Consiglio, dopo il Piano stralcio aree metropolitane del 2015 (650 milioni di euro), e il primo con priorità calcolate dalla piattaforma "Rendis" sulla base dei criteri unitari di selezione fissati dal Dpcm 2015.

Ripartizione risorse

In totale sono 489 interventi, gran parte dei quali per prevenire frane e valanghe (268 milioni) e contro erosione costiera e alluvioni (558 milioni), il resto per la protazione o manutenzione di infrastrutture stradali soggette a rischio idrogeologico, opere nei comuni del cratere sismico del Centro Italia, interventi "innovativi" (come sensori per la rilevazione del rischio e "argini intelligenti"), infine fondi per i contratti di fiume e la riqualificazione delle acque. 

Si prevede una spesa effettiva nei cantieri per 250 milioni di euro nel 2019 e 2020, 160 milioni nel 2021 con fine lavori entro il 2024.

Le risorse sono state concordate da #italiasicura con le Regioni e inserite dal MEF nello schema di Dpcm firmato da Paolo Gentiloni a fine febbraio, a valere sul Fondo investimenti (legge di Bilancio 2017, comma 140), rifinanziato nel 2018 per 36 miliardi di euro in 16 anni. Il Dpcm sarà sottoposto a giorni alle Commissioni speciali di Camera e Senato per l'esame degli atti del governo (in fase di costituzione), il cui parere non è comunque obbligatorio. Dopo 30 giorni il presidente del Consiglio (Gentiloni o il suo successore) potrà firmare il Dpcm in via definitiva.

Attenzione: il nuovo premier (sempre che entri in carica entro un mese...) potrebbe anche decidere di resettare tutto, ma in tal senso verrebbero bloccati - oltre al piano sul dissesto - anche piani e progetti di livello nazionale tipo Anas e Rfi. 

Priorità e criteri

Come dettagliato da Michele Torsello, capo struttura #Italiasicura, la ripartizione dei fondi tra le Regioni avviene sulla base di criteri oggettivi, di indicatori precisi quali popolazione, superfcie, aree a rischio e popolazione a rischio.

Si tratta di una lista di interventi già frutto dei nuovi criteri impostati in questi anni da #italiasicura, e cioè criteri unitari e oggettivi per individuare le priorità. "Le Regioni indicano gli interventi e li caricano sulla piattaforma Rendis, che assegna poi un punteggio sulla base di dieci parametri. Conta molto quanto l'area a rischio e quanto l'intervento riduce il rischio, e per quante persone, conta pochissimo il livello di avanzamento del progetto, cioè "chi è più avanti".

LE LINEE GUIDA ITALIASICURA PER LA PROGETTAZIONE ANTIDISSESTO