55% fino al 2020: riqualificare l’esistente per raggiungere obiettivi certi di risparmio energetico

Spesso il dibattito culturale su edilizia e risparmio energetico è dominato da affascinanti descrizioni di edifici a energia zero o a energia quasi zero. Tutto giusto, tutto condivisibile.
Peccato che gli investimenti in nuove costruzioni abbiano subito dal 2009 ad oggi quella che, con un pietoso eufemismo, potremmo definire una brusca frenata e con un sano realismo un crollo. Neppure le previsioni per i prossimi anni lasciano immaginare un’inversione significativa del trend.
Se nel 1982 gli investimenti in nuove costruzioni rappresentavano i 2/3 del totale, nel 2012 i rapporti si sono completamente invertiti: la ristrutturazione dell’esistente rappresenta infatti il 65% degli investimenti totali.

 

Soffermiamoci ora su due caratteristiche peculiari del patrimonio immobiliare italiano: l’età media e la proprietà.
La ricchezza immobiliare in abitazioni detenuta dalle famiglie italiane vale 4,8 miliardi di euro, ma il patrimonio immobiliare italiano sconta un’età media dei nostri edifici superiore ai 30 anni. Con 10 milioni di unità realizzate tra il 1946 e il 1971 l’Italia è in cima alla classifica europea per epoca di costruzione del patrimonio edilizio. Questo comporta una conseguenza facilmente immaginabile: le case italiane sono «vampiri» che ogni anno consumano 46,9 milioni di tonnellate di petrolio, ovvero il patrimonio abitativo italiano è a tutti gli effetti un vecchio colabrodo che perde chilowattora a volontà.
Quanto alla proprietà, quasi l’80% delle famiglie è proprietaria dell’alloggio che abita e sugli immobili di proprietà dei soggetti diversi dalle persone fisiche i dati mostrano che l’82% della proprietà di tali soggetti, misurata in termini di rendita catastale, si concentra in soggetti micro, piccoli e medi.

Questi dati dimostrano quanto siano energivori i nostri edifici e quanto sia ampio il frazionamento del patrimonio immobiliare residenziale italiano caratterizzato nella maggioranza da proprietari-utilizzatori e in quota minoritaria da piccoli proprietari che offrono la propria unità immobiliare in locazione
Come riqualificare energeticamente un patrimonio immobiliare con queste caratteristiche?
Incentivando interventi economicamente sostenibili anche da un micro-proprietario in un periodo di forte recessione e di elevate tassazioni sugli immobili.

E quindi entrano in gioco le politiche di incentivazione fiscale, fra queste, soprattutto, le detrazioni fiscali del 55% per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici, un provvedimento legislativo una volta tanto perfettamente calzante sulla domanda e sull’obiettivo.

Il 55% dal 2007 ad oggi ha rappresentato nei numeri e nelle finalità il vero Piano Casa utilizzato dagli italiani: 1.400.000 famiglie coinvolte, investimenti per 17 miliardi di euro e oltre 50.000 nuovi posti di lavoro creati ogni anno. Al tempo stesso il 55%, intervenendo in anni di forte recessione economica, ha svolto un’azione anticiclica in grado di contenere la forte flessione della domanda.

 

Ma, allo stato attuale e se non interverranno novità, il 55% sarà operativo fino al 30 giugno 2013, mentre dal 1 Luglio 2013 scomparirà ogni agevolazione fiscale per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici.

Uncsaal, fin dagli albori del 55%, è stata fra le Associazioni più attive nella promozione sul mercato degli incentivi, attraverso campagne di comunicazione svolte in sinergia con le Aziende del proprio comparto di riferimento. Al tempo stesso, Uncsaal, grazie al costante rapporto con le Istituzioni, assieme alle altre Associazioni dei prodotti da costruzione è riuscita, negli anni, a prorogare negli anni un provvedimento che sarebbe altresì decaduto già dal 2009. La sensibilizzazione delle Istituzioni, naturalmente, continua anche in queste settimane ed è finalizzato ad una stabilizzazione nel tempo delle detrazioni.

 

Uncsaal, infatti, ritiene che il 55% sia il più efficace provvedimento legislativo in grado di assicurare certezze in tema di risparmio energetico.

In queste settimane Governo e Parlamento stanno sottoponendo la nuova “Strategia Energetica Nazionale per un’energia più competitiva e sostenibile” al vaglio
Uno dei punti qualificanti del documento non potrà che essere la stabilizzazione fino al 2020 delle detrazioni per la riqualificazione energetica degli edifici.
Uncsaal si augura che la riconferma del provvedimento, magari ulteriormente semplificato e, perché no, esteso anche ai beni non strumentali, sia rispettosa dell’attuale normativa che assicura al consumatore la massima libertà di azione all’interno di una completa offerta di prodotti da costruzione in grado di assicurare risparmio energetico.
Sicuramente porte e finestre, non sono fra i più virtuosi prodotti in termini di risparmio energetico fra tutti i prodotti ammessi alle detrazioni del 55%, ma la tipologia del patrimonio abitativo italiano e il suo frazionamento proprietario inducono a ritenere che la sostituzione di finestre e porte, che dal 2007 ad oggi hanno rappresentato la quota maggioritaria di interventi di riqualificazione energetica degli edifici, superando il 50% del totale, continuerà ad essere fondamentale per il successo di ogni politica di efficientamento energetico richiestaci dall’Europa.

Uncsaal, insieme a FederlegnoArredo e a Pvc Forum Italia, allo Smart Village di MADE expo (17_20 ottobre a RhoMilanoFiera) ribadirà tutti questi concetti, riassunti nel “Manifesto per la stabilizzazione del 55% fino al 2020” un documento che potrà essere condiviso da migliaia di operatori, per poi essere consegnato a Governo e Parlamento.