DURC Inarcassa per Ingegneri e Architetti: cos'è, a cosa serve, come si ottiene

Matteo Peppucci - INGENIO 16/04/2018 3224

La regolarità contributiva del professionista tecnico è condizione necessaria per l'affidamento di incarichi tramite procedure di appalto a professionisti singoli o associati, società di professionisti e società di ingegneria. Come si ottiene?

Chiariamo subito un concetto: quando si parla di certificato di regolarità contributiva Inarcassa, riferito a professionisti tecnici come ingegneri e architetti, non ci si riferisce al cosiddetto DURC, che è il documento unico di regolarità contributiva disciplinato dall'art. 6 del dpr 207/2010. Si tratta, infatti, di due adempimenti diversi e non assimilabili tra loro. Alle imprese che partecipano alle gare d'appalto viene chiesto di essere in regola con gli adempimenti nei confronti di INPS, INAOIL e Casse edili. E tale regolarità, appunto, si attesta con il DURC (che si riferisce ai dipendenti delle imprese).

Quando invece 'parliamo' di regolarità contributiva del professionista, condizione sine qua non per ottenere qualsisi tipo di incarico tramite procedure di appalto (vale per professionisti singoli o associati, società di professionisti e società di ingegneria), ci si riferisce all'art.90 commi 6-7 del d.lgs. 163/2006, sostituito dal Nuovo Codice Appalti. Trattasi, infatti, della regolarità contributiva nei soli contributi di Inarcassa da parte dei professionisti iscritti, attestata mediante certificazione di regolarità contributiva da parte dell'ente previdenziale. La validità del certificato di regolarità rilasciato da Inarcassa è di 120 giorni.

Regolarità contributiva del Professionista: come si verifica

Le stazioni appaltanti - cioè chi 'affida' un contratto/appalto/gara - e gli operatori economici (le imprese appaltatrici) utilizzano la Banca Dati AVCPass, istituita presso l'Anac, fino alla data di entrata in vigore del decreto del MIT, da emanare in relazione alla Banca Dati Nazionale degli Operatori Economici (BDOE) prevista dall'art.81 del d.lgs. 50/2016.

Il certificato di regolarità contributiva rilasciato da Inarcassa continua comunque ad essere utile nei rapporti contrattuali tra privati e ad essere un valido strumento di informazione sulla regolarità degli adempimenti effettuati.

Certificato di regolarità contributiva: i requisiti per il rilascio

Il certificato di regolarità contributiva viene rilasciato da Inarcassa qualora, alla data della richiesta, risulti:

  • un debito (differenza tra somme dovute e somme versate) non superiore a 500 euro, limite considerato "non grave" (precedentemente: 100 euro);
  • l'omissione di pagamento della contribuzione minima riferita all'anno corrente (per l'anno 2016 è pari a 3.016,00 euro), non considerato come elemento di irregolarità grave;
  • un ricorso amministrativo o giurisdizionale pendente avente ad oggetto gli importi scaduti e non versati (a prescindere dal suddetto limite).

In caso di omessa omessa dichiarazione sul reddito professionale e sul volume di affari, il certificato non può essere rilasciato, ma il professionista può effettuare la cd. "regolarizzazione spontanea" del debito o dell'omessa dichiarazione dei redditi al fine di ottenere il certificato di regolarità entro 15 giorni dalla richiesta. Importante: se si sceglie di regolarizzare 'a rate', la certificazione verrà rilasciata solo dopo il versamento della prima rata prevista dal piano, a posto che essa ammonti almeno a 500 euro

La richiesta del certificato può essere fatta anche attraverso il servizio Inarcassa Online (professionisti singoli).