La casa in cemento stampata in 3D, costi ridotti e tempi dimezzati vince il design award 2018 del Fuorisalone

Chiara Samorì - redazione INGENIO 20/04/2018 3213

 


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In piazza Beccaria a Milano, il primo progetto in Europa di casa 3D stampata in opera3D Housing 05
Realizzato in una settimana da Italcementi, Arup e Cybe e firmato da Massimiliano Locatelli di CLS Architetti, l'edificio ecologico di 100 mq, ha vinto il Design Award 2018 del Fuorisalone per la categoria "Best Sustainability". La casa, che sarà successivamente portata nel Centro Ricerche di Italcementi a Bergamo, non è solo un esempio di tecnologia innovativa applicata al design ma è anche la risposta concreta ai problemi abitativi. La riduzione dei costi di costruzione, intorno ai 1.000 euro/mq e la velocità di esecuzione aprono a infinite possibilità.


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Sicura, sostenibile ed economica la casa stampata in 3D oggi è realtà e si prepara a diventare il futuro

In occasione della Milano Design Week, è stato realizzato il primo prototipo stampato in opera: una vera e propria abitazione di 100 mq costruita in una settimana grazie alla tecnologia rivoluzionaria del 3D Printing e a una speciale miscela cementizia. 3D Housing 05, progettata da Massimiliano Locatelli di Cls Architetti e realizzata con la collaborazione di Italcementi, Arup e Cybe, non è solo un esempio di tecnologia innovativa applicata al design e un modello di architettura ecosostenibile, ma è anche la risposta concreta ai problemi abitativi di qualsiasi natura.

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Massimiliano Locatelli di Cls Architetti

La riduzione dei costi di costruzione, meno della metà di un prezzo tradizionale, apre infinite possibilità. «Siamo ancora in una fase sperimentale - ha detto Massimiliano Locatelli - ma in un primo momento i costi potranno assestarsi sui 1.000 euro al mq, per poter arrivare in futuro fino a 200-300 euro, anche per questo la casa stampata potrà essere costruita per esigenze diverse: consente di realizzare unità abitative nei luoghi delle emergenze, garantisce una sistemazione adeguata alle persone più povere che non hanno un tetto e allo stesso tempo può soddisfare i desideri di giovani visionari contemporanei, molto spazio quindi alla creatività e alle infinite possibilità di utilizzo».

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La casa è composta da una zona giorno, una cucina, una zona notte, un bagno e un tetto abitabile, pensato come orto e un giardino. Gli esterni sono di cemento, ritmati dalle gettate di materia che evidenziano i passaggi delle fasi di stampa, mentre gli interni, con porzioni di pareti di intonaco lisciato, una delle possibili finiture, sottolineano la cura dei dettagli data dagli infissi di ottone e dagli arredi che simbolizzano la quotidianità. La materia è protagonista negli elementi della sala da bagno, realizzati a mano in blocchi unici di marmo, sposando senso della storia e tecnica rivoluzionaria.

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La casa può essere demolita e ricostruita usando i suoi stessi detriti con impatto zero e la velocità e flessibilità della tecnica consentono la messa in opera immediata. «La creatività si ritrova nella forma circolare dell’abitazione - ha spiegato l’architetto Locatelli - ma non solo, anche i muri rastremati verso l’interno vogliono dimostrare che si può lavorare in maniera libera, non necessariamente la casa deve essere a pianta quadrata o rettangolare, il progetto sottolinea che c’è libertà assoluta, sia in orizzontale che in verticale, lasciando spazio alla fantasia e ai propri desideri». La casa stampata in 3D è un mix di creatività, tecnologia, ma sopratutto know-how come quello fornito da Italcementi, frutto delle attività di ricerca effettuate in questi anni in i.lab, sede dell’Azienda, presso il Parco Scientifico Tecnologico – Kilometro Rosso.

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«Italcementi da anni studia le tecnologie di 3D Printing - ha detto Enrico Borgarello, product Innovation Manager di Italcementi – Heidelberg Cement Group - realizziamo prototipi in laboratorio e puntiamo all’innovazione sostenibile, per prima cosa abbiamo testato i materiali, le caratteristiche, la fluidità e la resistenza meccanica della miscela cementizia costituita da polveri, leganti e inerti, che possono derivare dalle terre locali. Ovviamente sarà nostra cura verificarne la durabilità nel tempo, per questo il prototipo sarà trasferito nei nostri laboratori di Bergamo dove studieremo il materiale e la sua resistenza agli agenti atmosferici». L’obiettivo del gruppo «è confrontare l’innovativa soluzione tecnologica con quelle di cui oggi disponiamo - ha aggiunto Borgarello - quindi il tradizionale Ready Mix, il classico calcestruzzo o quello pre fabbricato, che sono le tecniche più usate per le costruzioni, senz’altro questa soluzione si sta delineando sempre più interessante nel tempo, perché il numero di start up che operano nel settore delle stampanti 3D è in crescita e tutte hanno soluzioni che diventano sempre più competitive».

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Dettaglio infisso 

Il metodo costruttivo basato sulla tecnologia 3D Printing non ha posto limiti nemmeno dal punto di vista impiantistico. «I muri all’interno sono cavi - ha spiegato l’architetto Locatelli - abbiamo pensato prima come predisporre gli impianti e i vuoti interni della muratura hanno facilitato il passaggio di cavi, sia elettrici che idraulici, ora stiamo studiando come realizzare gli impianti di riscaldamento e raffreddamento a pavimento. Inoltre, la stessa cavità con cellule d’aria garantisce isolamento, il muro infatti viene stampato con uno spessore e una divisione interna tale da essere adatto a ogni situazione, l’edificio in piazza Beccaria è stato calcolato e pensato per il clima di Milano, ovviamente se fossimo in montagna lo spessore interno sarebbe diverso, ma la tecnica costruttiva della stampante 3D prevede già un isolamento verso l’esterno».
La casa, che ha un basso impatto ambientale anche durante la cantierizzazione, limitando polveri, rumori e detriti, può essere ampliata, rialzata, raddoppiata, persino traslocata a impatto zero e, grazie alla tecnologia 3D Printing, è anche possibile intervenire sull’esistente.

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3D Housing 05 in corso d'opera

«Stiamo pensando di realizzare una stampante molto più piccola - ha rivelato l’architetto Locatelli - lavoriamo con gli ingegneri olandesi di Cybe per avere una versione molto leggera adatta agli interni, in spazi limitati, a esempio, un pianterreno oppure un negozio: sarebbe meraviglioso poter stampare all’interno di un punto vendita, il retail ha sempre tempi strettissimi e gli affitti dei negozi sono molto alti, costruire velocemente è fondamentale e questo è proprio uno dei punti di forza della stampante 3D; inoltre ipotizziamo anche la ristrutturazione di un appartamento, si demolisce tutto e si ricostruisce con la macchina 3D, questa sarebbe un’applicazione già immediata nelle città».
Ma le sfide non finiscono qui. «Mi piacerebbe salire già di un piano e arrivare a realizzare, a esempio, un palazzo - ha affermato il progettista - con Arup stiamo già lavorando a questo, anzi, stamperemo una una grande casa in Sardegna, sulla Costa Smeralda, che prevede parti a due piani, inizieremo entro l’anno. Ma un vero edificio «raddoppiato» ci è stato chiesto da Art Basel per la mostra a Basilea, un’abitazione da stampare in piazza, che cominceremo appena avremo ottenuti i permessi e avremo trovato gli sponsor, l’obiettivo è realizzarla entro giugno».

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Il nuovo linguaggio architettonico, derivato dalla tecnologia rivoluzionaria, non solo porterà a una manodopera sempre più specializzata, ma sarà un tassello fondamentale per l’evoluzione dell’architettura internazionale. La squadra del progetto 3D Housing 05 ne è convinta. «Siamo pionieri - ha detto Enrico Borgarello - stiamo ponendo le basi per far sì che queste tecnologie diventino routine». La sperimentazione in centro a Milano è l’inizio di un processo che «cambierà realmente il modo di costruire - ha affermato Locatelli - cambieranno i tempi, lo scenario e il linguaggio, già si vede. Io l’ho voluto testare al di fuori del casa, osservando le reazioni delle persone che entravano: un pubblico di età diverse, differenti classi sociali, ho pensato che una casa «pesante», di cemento, brutalista, potesse essere qualcosa di respingente e invece fino a oggi non c’è stata una persona che abbia rifiutato questo linguaggio, si tratta di un primo step, molto importante, credo che cambierà completamente l’approccio all’architettura».

VAI ALLA VIDEO INTERVISTA con l'architetto Massimiliano Locatelli e il dott. Enrico Borgarello, direttore innovazione di prodotto di Italcementi-HeidelbergCement group.