Non c'e' crescita senza i professionisti

16/11/2012 2606

[FONTE: http://www.confprofessioni.eu/]

L'audizione del presidente Gaetano Stella alla X Commissione Industria del Senato sul dl 179/2012

“Nell’analisi del disegno di conversione in legge del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, recante ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese, così vasto ed articolato, abbiamo preso le mosse da un “paradosso”, efficacemente rappresentato dalle statistiche. I professionisti in Italia sono più di 2 milioni e sono in costante crescita negli ultimi vent’anni; i professionisti danno lavoro a circa 2 milioni di persone, vuoi come lavoratori dipendenti vuoi in termini di indotto. Un dato, quest’ultimo, in costante aumento, nonostante l’opposta tendenza che si registra negli altri settori dell’economia italiana: nel primo semestre dell’anno in corso il saldo occupazionale negli studi professionali è stato positivo, con una crescita di quasi 10.000 occupati. Il settore, nel suo complesso, produce il 15,1% del Prodotto interno lordo nazionale. Eppure, nonostante il rilievo economico del lavoro professionale in Italia, questo provvedimento – così come il precedente Decreto sulla crescita convertito in legge in agosto – non prende in considerazione le esigenze dei professionisti e le occasioni di sviluppo del mercato dei servizi professionali”. Parte da qui la relazione del presidente di Confprofessioni, Gaetano Stella, davanti ai componenti della X Commissione Industria del Senato che, ieri ha convocato la Confederazione italiana liberi professionisti per esprimersi sul Ddl per la crescita e dare voce alle posizioni dei professionisti su un provvedimento giudicato “determinante” per la ripresa dell’economia del Paese.
Il documento illustrato e depositato in Commissione interviene sui punti critici del provvedimento: dall’agenda digitale alle “comunità intelligenti”; dalle start up alla gestione delle crisi da sovra-indebitamento; dai contratti di rete alla compensazione tra crediti e debiti con la Pubblica Amministrazione. Temi che toccano da vicino l’attività dei liberi professionisti e che possono rappresentare una leva politica per valorizzazione del lavoro professionale. Ecco alcune delle proposte presentate da Confprofessioni.

L’Agenda digitale

Sì all’apertura dell’Agenda digitale ai processi di accessibilità telematica dei dati, delle certificazioni e delle comunicazioni tra amministrazioni pubbliche e cittadini, imprese e professionisti, che sono tra i massimi beneficiari, vista la quotidiana attività di interlocuzione con le amministrazioni pubbliche, nell’espletamento delle proprie attività. Apprezzabili le norme che richiedono la predisposizione da parte di ciascuna amministrazione degli obiettivi annuali di accessibilità; la possibilità di segnalazione da parte degli interessati delle eventuali inadempienze; il potere di segnalazione in capo alla “Agenzia per l’Italia digitale”, nonché il rilievo dell’adeguamento agli obiettivi ed alle segnalazioni ai fini della valutazione delle performance dei dirigenti e delle eventuali responsabilità. L’indirizzo è quello giusto, sia sotto il profilo degli obiettivi che sotto quello degli strumenti, anche sanzionatori, per il loro raggiungimento. Tuttavia, al di là delle iniziative messe in campo occorre un più generale coinvolgimento della società civile e dell’utenza, per favorire processi di crescita culturale in un Paese molto diversificato in termini di accesso alle risorse telematiche. I professionisti, per il ruolo di sensibilizzazione e di accompagnamento all’innovazione che possono svolgere, e per la loro funzione di mediazione con gli interessi dell’utenza, rappresentano il principale strumento di diffusione di questa cultura, specie nei settori posti qui al centro della ristrutturazione, che coinvolgono notai, avvocati, commercialisti e medici.


Le Società tra professionisti nelle start up

Le finalità del Ddl per la crescita impongono l’inclusione nella categoria delle “start-up innovative” anche degli studi professionali, che nell’esperienza italiana sono tra i più inclini ad investire in ricerca, strumentazione tecnologica innovativa e personale altamente qualificato. Invece, la definizione normativa riconosce il sostegno soltanto ad imprese costituite nella forma di «società di capitali», anche «cooperative». Il testo può essere migliorato includendo nella categoria delle “start-up” anche le Società tra professionisti – disciplinate della legge n. 183/2011 – in cui la componente del capitale, utile all’implementazione di strumentazioni e processi di innovazione, è comunque limitata dalla prevalenza del “capitale intellettuale”, garantito dai professionisti. Il favore espresso dal legislatore per i processi aggregativi tra professionisti in forma societaria, e per la conseguente attrazione di capitali privati nel mercato dei servizi professionali, intende perseguire l’arricchimento dell’innovatività e della qualità dei servizi professionali. Riteniamo che il Governo non abbia preso in considerazione questa esigenza soprattutto in ragione della novità rappresentata dalle Stp nel quadro delle forme societarie previste dall’ordinamento: ma non esistono valide ragioni per escludere queste forme societarie dai benefici oggi dispensati a favore delle “start-up”; tanto più che si tratta di realtà di recente istituzione che meritano di essere aiutate ed incentivate.

Mettere in “rete” i professionisti

Confprofessioni avanza da tempo la proposta di estendere i contratti di rete anche ai professionisti, che operano ormai da sempre in “filiera” tra di loro e con le imprese. Nel corso del procedimento per la conversione del primo “Decreto Crescita” (Decreto-legge n. 83 del 2012, convertito con l. n. 134 del 2012), l’Aula del Senato ha approvato due ordini del giorno (G/3426/68/8 e 10), che impegnano il Governo a valutare l’opportunità di tale estensione. È questa l’occasione per dare seguito a quell’indirizzo, allora accolto dal Governo ma rimasto fin qui senza seguito, approfittando delle odierne manutenzioni della disciplina di cui al Decreto-legge n. 5 del 2009. Confprofessioni propone l’estensione di questa forma di cooperazione ai soggetti esercenti attività libero-professionali, prevedendo altresì che in caso di partecipazione di liberi professionisti al contratto, l’iscrizione si espleti presso i relativi ordini professionali. Si tratta di una misura a “costo zero”, che non impatta negativamente né sul bilancio dello Stato né su diritti e interessi di altri soggetti, ma predispone le condizioni giuridiche per l’esercizio della libertà economica del professionista e, soprattutto, struttura un ambiente normativo che favorisca l’aggregazione ed il rafforzamento del lavoro professionale, che soffre ancora di eccessivo individualismo.


Compensazione crediti anche per gli iscritti a un albo

Per creare le condizioni ambientali favorevoli allo sviluppo dell’iniziativa economica Confprofessioni rilancia la proposta di estendere l’istituto della compensazione tra crediti e debiti con la pubblica amministrazione, attualmente prevista a vantaggio delle sole «imprese», anche ai professionisti. I professionisti vantano infatti ingenti crediti nei confronti delle amministrazioni pubbliche, a titolo di compensi per prestazioni erogate, e subiscono tra i primi i ritardi gravissimi nei pagamenti delle P.A. Pochi giorni fa, il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha approntato una “Guida Pratica alla certificazione dei debiti” che – assai opportunamente – include tra i soggetti titolati a presentare istanza di certificazione anche «imprese individuali» e «persone fisiche», in uno spirito di ampliamento della definizione normativa. La direzione è quella giusta, ma occorre sostenere questa interpretazione, senz’altro la più corretta giuridicamente, con un’identica base legislativa che impedisca dubbi applicativi. Allo scopo sarebbe sufficiente includere nel testo all’esame della Commissione Industria una norma di interpretazione autentica, che specifichi come «i crediti non prescritti, certi, liquidi ed esigibili, maturati per somministrazione, forniture e appalti» sono interpretati nel senso di includere anche le somme spettanti quale corrispettivo per prestazioni professionali eseguite da un professionista iscritto ad albo o collegio. Si tratta di un provvedimento che risponde ad una logica di giustizia, di sostegno all’economia nazionale, e che non comporta aggravi per il bilancio pubblico, intervenendo su meri flussi di cassa.