La conservazione ed il restauro del patrimonio architettonico richiedono un approccio multidisciplinare

Ricostruzione della Basilica di San Benedetto: da ISI una proposta di collaborazione

ISI - INGEGNERIA SISMICA ITALIANA 07/05/2018 1551

Ingegneria Sismica Italiana offre la propria collaborazione alla Commissione per la Ricostruzione della Basilica di San Benedetto di Norcia -  La conservazione ed il restauro del patrimonio architettonico richiedono un approccio multidisciplinare

Il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo (MIBACT) ha recentemente istituito la commissione di indirizzo per l’intervento definitivo di recupero, restauro e ripristino, della Basilica di San Benedetto di Norcia.

Associazione ISI, Ingegneria Sismica Italiana, prende atto della nomina della Commissione ed offre la propria collaborazione affinché i lavori della stessa possano tenere conto degli aspetti strutturali e di vulnerabilità sismica del manufatto, nonché delle più moderne tecnologie di recupero disponibili per raggiungere obiettivi di sicurezza adeguati per un edificio di culto di primaria importanza, stante l’assenza della categoria degli Ingegneri tra i componenti della Commissione stessa (troviamo un ingegnere tra gli 11 membri solo includendo i supplenti ed a fronte di ben 9 architetti).

Il valore aggiunto di una collaborazione costruttiva tra ingegneri strutturisti esperti in sismica e recupero ed architetti e tecnici della conservazione può solo portare ad un innalzamento culturale dell'approccio al recupero conservativo coniugato al miglioramento sismico di edifici monumentali. La vera forza di una commissione di indirizzo dovrebbe proprio stare nella diversità dei suoi membri, che possono arricchire la ricerca delle soluzioni con prospettive differenti.

È fatto noto che la presenza degli ingegneri all’interno degli Organi Consultivi Centrali del MIBACT sia cronicamente limitata. Non è presente alcun ingegnere nel Consiglio Superiore del Beni Culturali e Paesaggistici, il massimo organo consultivo del Ministero, e la stessa assenza è riscontrabile nei Comitati Tecnico-Scientifici. Negli Istituti centrali, nazionali e autonomi e Organi periferici del Ministero (Segretariati regionali, Poli museali regionali, Soprintendenze) stimiamo una presenza inferiore al 2% di ingegneri mentre tra i 587 funzionari nuovi assunti dal Ministero con il concorso 2016/2017 non troviamo alcun ingegnere. Ciò è paradossale, se consideriamo che i maggiori danni che si sono riscontrati nei terremoti passati, anche recenti, hanno riguardato soprattutto edifici storici e vincolati, in particolare chiese e luoghi di culto che, per la loro conformazione e per la debolezza strutturale insita in essi, risultano fra quelli più vulnerabili.

Ritornando al caso di San Benedetto, sentiamo l’esigenza di ribadire la coerenza con quei principi metodologici cui il MiBACT si richiama, come il Primo Principio della CARTA ICOMOS 2003 (International Council on Monuments and Sites):

“La conservazione ed il restauro del patrimonio architettonico richiedono un approccio multidisciplinare”.

ISI offre dunque la propria collaborazione sapendo bene come architetti, seppur preparati e coscienziosi, non possano ritenersi in grado di valutare ed elaborare, da soli, quei criteri di indirizzo volti alla ricostruzione “sicura e durevole” del patrimonio culturale, senza la necessaria preparazione in diversi campi quali il calcolo strutturale, la geologia e la geotecnica, ecc. Solo con la collaborazione di professionisti specializzati nelle varie discipline è possibile un approccio corretto per una problematica così delicata. La collaborazione offerta non è dunque una marcatura del territorio da parte di una categoria di professionisti sugli altri, ma un coscienzioso allarme per evitare la definizione di criteri di indirizzo non supportati dalle necessarie conoscenze.

Ai termini di legge, i luoghi di culto possono essere aperti al pubblico dopo un intervento di miglioramento sismico “conservativo” solo perché un ingegnere si assume la pesante responsabilità di firmare la valutazione di sicurezza obbligatoria prevista dal punto 8.3 delle NTC (Norme Tecniche delle Costruzioni). Così facendo, per dirla in modo esplicito, i rischi connessi alla “conservazione” restano in capo esclusivamente agli ingegneri, rischi che spesso possono essere notevolissimi. Nel recente terremoto in Emilia, ad esempio, c’è mancato davvero poco: il 20 maggio 2012 era domenica e le chiese sarebbero state gremite per le moltissime funzioni religiose (comunioni, matrimoni) previste per quella giornata. Il sisma è arrivato prima dell’alba (ore 4.03) e le chiese erano fortunatamente ancora vuote. Questo evento ha sottolineato nuovamente come sia naturale e, per certi versi ovvia, la richiesta di mettere insieme, in tutte le fasi di un percorso progettuale e, soprattutto, in quella che ne detterà i criteri metodologici, professionisti diversi: storici, architetti ed ingegneri.


L’Associazione ISI – Ingegneria Sismica Italiana è nata nel 2011 dalla necessità di creare un’organizzazione che rappresenti i protagonisti nei diversi ambiti di questo settore in Italia. La missione dell’Associazione ISI è quella di coinvolgere i diversi attori che operano nell’ambito dell’Ingegneria Sismica Italiana in un gruppo dinamico che li rappresenti e li promuova, organizzando attività di divulgazione del loro lavoro, comunicando con gli organi ufficiali, istituzioni ed enti normatori, con la comunità accademica e scientifica, il mondo industriale e dei professionisti.

Le linee di azione

  • Promuovere, riconoscere e divulgare studi e ricerche per lo sviluppo di tecnologie antisismiche;
  • Favorire l’aggiornamento continuo delle conoscenze professionali, scientifiche e tecniche di coloro che operano nel campo dell’ingegneria sismica;
  • Attivare la costituzione di Commissioni di studio per lo sviluppo e l’approfondimento di temi specifici;
  • Promuovere l’elaborazione di pubblicazioni scientifiche e tecniche sui temi istituzionali dell’Associazione;
  • Dialogare con gli Enti normatori nazionali ed internazionali e mettere a loro disposizione esperienze progettuali, costruttive e gestionali per l’aggiornamento ed il perfezionamento dei documenti normativi

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