Antistaticità, conduttività dei sistemi resinosi

È noto che un formulato resinoso possa essere modificato, con aggiunta di opportune cariche, in modo tale che da materiale isolante presenti una discreta conducibilità.
In effetti, i rivestimenti resinosi, così modificati, dovranno assolvere essenzialmente il compito di evitare che si creino addensamenti pericolosi di cariche elettrostatiche sulla loro superficie.
Una sostanza isolante accumula cariche elettriche statiche. Tale accumulo di cariche è generato dallo sfregamento o dalla separazione di due materiali precedentemente a contatto fra loro, e viene detto “effetto triboelettrico” dal greco tribos, strofinio. Al momento della separazione avviene un trasferimento di elettroni fra i due materiali che genera la carica elettrica. L'accumulo di cariche produce differenze di potenziale per cui, tra i corpi che vengono in contatto o anche solo in prossimità, possono prodursi trasferimenti di elettricità statica: scarica elettrica non controllabile. In casi estremi, e con grado di umidità molto basso (< 20%) la scarica può raggiungere anche 40 KV.
Come tutte le sostanze isolanti anche i composti resinosi, epossidici o poliuretanici, per effetto del transito, dell’uso, del calpestio, si caricano elettrostaticamente.
In alcuni contesti lavorativi è importante che la pavimentazione presenti caratteristiche di conducibilità elettrica tali da evitare l’accumulo di cariche elettrostatiche e consentire la loro dissipazione verso la rete equipotenziale (messa a terra).
Con la direttiva 1999/92/CE, il Parlamento Europeo ha emanato le prescrizioni minime per il miglioramento della tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori che possono essere esposti a rischio di atmosfere esplosive (Direttiva Atex).
Tale direttiva fa riferimento anche alla possibilità di scariche per accumulo di cariche elettrostatiche, nelle normali condizioni di attività industriale.