Un Decalogo per la Cultura Industriale nel Settore delle Costruzioni dell’Era Digitale

Angelo Luigi Camillo Ciribini - DICATAM - Università degli Studi di Brescia 03/07/2018 1237

01. Elementi identitari e riforme praticabili

Il Settore legato alla Costruzione e all’Immobiliare, pur rivestendo un peso non irrilevante nelle economie nazionali, non può vantare soddisfacenti indici di produttività (al netto della disquisizione sulle metriche per essi adoperate) né risulta particolarmente attrattivo in termini di vocazione innovativa (come l’antica espressione del «tradizionale evoluto» rivela).
Il Settore delle Costruzioni, in Italia, contrariamente alle tendenze del mercato globale e di alcuni mercati comunitari, ha vissuto una profonda fase recessiva, di durata decennale, che, tuttavia, appare di natura strutturale. 
Per questa ragione, nonostante che la struttura del mercato sia indubbiamente mutata profondamente, anche in termini di mortalità degli operatori, oltre che di natura e ripartizione, tale evoluzione sembra sinora fortemente confinata all’interno della propria storia e della propria tradizione.
Sotto questo profilo, la mutazione del comparto non pare avere veramente toccato gli aspetti identitari, a far data dal principio di distinzione dei ruoli e delle fasi alla frammentazione dimensionale. 
Si tratta, allora, prima di tutto, di comprendere se le criticità identificate nel Settore (dalla complicazione amministrativa all’accesso difficoltoso alle forme creditizie) siano prevalentemente fattori esogeni, oppure se vi sia un concorso di colpa (di responsabilità) degli operatori stessi.
Sarebbe, inoltre, opportuno stabilire quali siano, appunto, i vincoli interni irrinunciabili.

02. 4.0 & Digitalizzazione: luoghi comuni e stereotipi?

La Quarta Rivoluzione Industriale sembra, in modi abbastanza risibili, permeare ossessivamente, così come il «BIM», qualsiasi ipotesi di rilancio del Settore che, pur essendo uno dei più analogici tra quelli esistenti, si dice improvvisamente digitalizzato o digitalizzabile nella sua intera catena di fornitura, per la completa catena del valore.
Che senso compiuto, quale credibilità può avere un atteggiamento simile, nel momento in cui della «I40» non sembra essere disponibile nel comparto e diffusa una reale consapevolezza né un effettivo senso critico?
Possono veramente riedizioni entusiastiche delle forme di industrializzazione edilizia impregnate di nozioni tipiche degli Anni Cinquanta o Sessanta del secolo scorso, ancorché rivisitate digitalmente, apparire risolutive di una serie di nodi irrisolti e di scarti che proprio a quell’epoca e a quella saga appartengono?
Non può certo bastare accostare alla realtà quotidiana termini come Automation, DfMA, Mass Customization, Off Site, Robotics, e così via discorrendo, per poter affermare di aver compiuto il «punto di svolta nelle costruzioni» (per riprendere un celebre saggio dell’epoca di Konrad Wachsmann, senza citare il «lento incedere della imbarcazione» di Gerard Blachère).
È necessario, dunque, interrogarsi seriamente, senza fretta né improvvisazione, sulla Quarta Rivoluzione Industriale nella committenza, nella progettazione, nella produzione/esecuzione, nella gestione.

03. Paradossi della Sostenibilità? 

Circolarità, decarbonizzazione, resilienza, sostenibilità, sono state le parole chiave di un periodo storico in cui Ambiente ed Energia hanno idealmente sostituito la Struttura al centro dell’immaginario della comunicazione così come della ricerca a livello nazionale come internazionale.
Tutto ciò, in qualche modo, ha posto ancor più al centro dell’attenzione aspetti «immateriali», modi di funzionamento e, in ultima analisi, le prestazioni degli edifici e delle infrastrutture.
Il fenomeno, considerato nella sua prospettiva storica, non ha nulla di scontato e costituisce un significativo cambio di paradigma nei confronti degli apparati mentali e delle modalità operative invalsi sino agli Anni Settanta del secolo scorso.
Al contempo, però, esso è parso, ad esempio, funzionale a una possibile cesura: tra sistemi costruttivi a umido a sistemi costruttivi a secco.
Ancora, si è proposto quale inversione paradossale tra consumo e produzione (di flussi energetici e idraulici), a segnare il fatto che le categorie tradizionali potessero essere «rovesciate»: disrupted.
Ciò che, però, manifesta una vera e propria soluzione di continuità è l’Occupancy, vale a dire il passaggio alla centralità dell’utenza quale agente «intangibile», ma, in realtà, tremendamente produttivistico, se si pensa all’Integrated Workplace Management System.
L’occupante, in definitiva, costituisce un fattore eversivo nella misura in cui segna il prevalere del «servizio» sul «prodotto», anzitutto, in termini di evolvibilità, toccando le corde più intime delle radici culturali degli attori del Settore.

04. Dal documento al dato

Il connubio tra Ambientalismo e Digitalizzazione, in realtà, non è per nulla innocente, ma nasconde una forte insidia, poiché propone una relazione che appare ovvia, rimanda dando a un efficientamento dei processi e dei prodotti, generando le «liturgie» del Green BIM, ponendo come irrinunciabile e inevitabile l’operare dei soggetti coinvolti nel Settore all’interno di «piattaforme digitali», di cui le più efficaci, peraltro, sembrano essere quelle di disintermediazione dei micro-interventi edilizi in cui il «BIM» non gioca alcun ruolo principale.
In verità, la disponibilità degli operatori ad agire entro eco-sistemi digitali, ovvero sia computazionali, innesca la problematica, anche etica, della loro intelligibilità e tracciabilità.
A dispetto di qualsivoglia evangelizzazione del digitale come apportatore di creatività e di libertà, gli attori, in questi ambienti, valgono specialmente in veste di «produttori ed elaboratori» di grandi moli di dati, allo stato puro, interamente computazionali, indispensabili per rendere il mercato controllabile, predittivo, mitigato nella sua ancestrale aleatorietà e rischiosità, oltre che rimpiazzabile quanto a lavoro intellettuale ripetitivo.
Artificial Intelligence, Machine Learning, e quant’altro, appaiono come la maggiore posta in gioco della trasformazione digitale, cosicché ciò che conta sono i modi e i tempi della transizione dai documenti ai dati.
Si tratta, pertanto, di capire in che misura il Settore, che ingenuamente aderisce alla Digitalizzazione (almeno formalmente) sia in grado di dominare i Data Driven Process, oppure di essere dominato dalle sue metriche, aprendo la strada a competitori estranei a esso, ma non alla cosiddetta Data Science.

05. Paradigmi collaborativi

L’adozione di metodi e di strumenti improntati alla Digitalizzazione si manifesta ormai impraticabile se non correlata a forme organizzative e a quadri contrattuali caratterizzati dalla collaborazione e dall’integrazione.
Tutto ciò, pur essendo unanimemente riconosciuto, si traduce, successivamente, nella pretesa irragionevole che ciò possa accadere mantenendo inalterati i tratti a questo oppositivi: antagonismo, conflittualità, distinzione, separazione.
Si tratta di un atteggiamento non privo di ipocrisia, nel senso etimologico del termine, che denota, tuttavia, l’aspirazione a un tertium datur improbabile, che, però, alimenta, in ultimissima analisi, una decisiva aporia.
L’accettazione delle logiche digitali da parte del Settore, senza una previa riflessione sulla sua disponibilità ad accoglierne i portati più radicali, potrebbe indurre gli attori a posizionarsi in mezzo a un guado da cui non riescano più a uscire, progressivamente o regressivamente.
Il pensiero e l’azione collaborative sono, infatti, del tutto estranee al Settore e, per essere praticate, necessiterebbero una impegnativa riconfigurazione dello stesso per identità, ruoli e responsabilità.
La rivoluzione potrebbe, allora, tradursi in una involuzione.
 
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