EDILIZIA E COSTRUZIONI IN ITALIA: un Paese di Santi Poeti Navigatori … e Muratori

Bruno Zavaglia 04/07/2018 2171

LA PARABOLA E IL TONFO DI UN SETTORE SPECCHIO DEL NOSTRO PAESE

Capitolo 1

La storia, la tradizione, l’arte, l’architettura innovativa, l’ingegneria coraggiosa, un territorio bello e fragile. Una cultura di civiltà che ha anticipato e costruito la nostra idea di nazione.

Quando gli ateniesi a Maratona nel 490AC fermarono e ricacciarono l’esercito persiano, dimostrando che il più potente impero, già di Ciro il Grande, Dario e poi di Serse, poteva essere sconfitto, non si resero conto di averci consegnato le fondamenta della nostra civiltà.

La Cultura Ellenica ad Atene aveva raggiunto livelli di espressione talmente alta nella filosofia, nella innovazione politica democratica, nella strategia militare e nelle arti, da creare il riferimento più autorevole per tutti i popoli del Mediterraneo e influenzarne così ogni evoluzione futura.

Per questo motivo quando i romani ne iniziarono la conquista nel terzo secolo AC di fatto ne furono a loro volta conquistati e portarono a Roma un patrimonio culturale immenso all’interno di arti e costumi raffinati e una forte innovazione architettonica presente in tutte le espressioni civili e religiose. Ville, teatri, templi, biblioteche, terme, piazze, luoghi dati al commercio fino alle più comuni foresterie.

Questa forte innovazione estetica e formale andò poi a coniugarsi a quanto già i romani avevano realizzato in termini funzionali, costruttivi, di pianificazione urbana e del territorio, reti di infrastrutture viarie, idriche e portuali già presenti e fondamentali per garantire una adeguata logistica al proprio esercito ed all’Urbe.

I romani avevano indubbiamente concretizzato il concetto di ingegneria di sistema, partendo dalle esigenze del proprio esercito chiamato ad arrivare velocemente sui campi di battaglia, attraversando fiumi importanti come il Po o il Danubio e dotando Roma di una rete di strade, ponti, acquedotti e fognature che resistono ancora oggi , dopo duemila anni di onorato servizio.

L’ingegneria edile per i romani era un valore assoluto tanto da aver creato figure di alto livello tecnico, sociale e gerarchico nella amministrazione civile e militare, con poteri spesso interdittivi e comunque di vero potere, spesso secondi ai soli Consoli, come per esempio il Curule Edile.

Il livello delle opere realizzate dimostra l’ottima conoscenza dei temi fondamentali del costruire per tipo di materiali adottati e soluzioni ingegneristiche, come l’arco a tutto sesto, non potendo ancora contare su tecnologie evolute e macchine performanti, ma, con grande ingegno e una disponibilità immensa di schiavi, poterono realizzare costruzioni coraggiose, innovative e assolutamente affidabili.

Ancora oggi resta stupefacente vedere come i legionari romani fossero organizzati e addestrati per compiere 30 km al giorno a piedi con 30 kg di zaino e dopo 8 ore di marcia costruire un campo perfettamente fortificato in 4 ore. Per poi levare le tende il giorno dopo. Evidentemente ognuno aveva un compito ben preciso che doveva svolgere ogni volta acquisendo competenze specialistiche ben coordinate secondo schemi tipicamente militari. Tale livello di organizzazione e rigore fisico e morale era alla base di ogni conquista territoriale che li ha portati, a piedi, fino al Vallo di Adriano in Scozia.

La massima espansione dell’impero romano resta pertanto legata alla organizzazione militare che non si è mai disgiunta da una eguale abilità ingegneristica. Questa cultura ha retto fintanto che le divisioni interne e le invasioni barbariche non ne hanno spazzato via la millenaria e primordiale esperienza di civiltà globale, retta sul mito di Roma, la sua legge, la sua amministrazione e il pagamento dei tributi.

Non si è spenta invece la loro cultura del costruire, anche durante i secoli bui del medioevo, e mentre in europa si affermava il feudalesimo con fortezze e castelli e sulla spinta della cristianizzazione dei popoli sorgevano le cattedrali verticali, come non se ne erano mai viste, in Italia chiese e monasteri preparavano lo spazio per la rinascita delle città e con esse i Comuni e le Repubbliche Marinare.

Commercio e interscambi fiorivano, tra una guerra e l’altra, mentre l’impero doveva vedersela con Signorie sempre più ricche e desiderose di autonomia che ambivano a una esibizione di maggiore potenza culturale attraverso l’Architettura e le Arti.

Il Rinascimento italiano ci ha consegnato non solo Santi, Poeti e Navigatori, ma anche…Muratori., Architetti e Costruttori di Palazzi, Chiese, Biblioteche, Teatri, Piazze, Ponti, Logge e Porticati. Le migliori competenze della progettazione Architettonica e dell’Ars Aedificandi oltre che della pittura e della scultura erano italiane. La loro fama era totalmente legata a personaggi come, per citarne solo alcuni, Giotto, Leon Battista Alberti, Brunelleschi, Michelangelo e Leonardo a cui va indubbiamente attribuito la nascita dei primi studi empirici dell’ingegneria meccanica oltre che di tante altre discipline protoscientifiche che combattevano per affermarsi in un clima ormai da guerre di religione e da Controriforma.

Un esercito di scalpellini, muratori, carpentieri e fabbri si muovevano al seguito di blasonati architetti e accompagnati da maestranza di ogni genere o seguiti da decoratori, pavimentisti, stuccatori, pittori, scultori, producendo opere mirabili e geniali come la cupola del Brunelleschi a Firenze, la Chiesa di S.Marco a Venezia, edificata sull’acqua, o la magnificenza di San Pietro a Roma. Il tutto in totale assenza di cemento armato o travi in acciaio. Fiorivano il commercio e la finanza mentre i lumi e la rivoluzione industriale dovevano ancora affacciarsi.

La nostra penisola brulicava di cantieri e nell’arco di oltre 500 anni sono state prodotte le opere più belle che ancor oggi tutto il mondo ci invidia e che ci ha consentito di esportare i nostri progettisti, architetti ed urbanisti in tutta l’Europa nascente: in Francia, a Vienna, Praga, Dresda, S. Pietroburgo nata da quattro architetti italiani chiamati da Pietro il Grande per realizzare la Vienna del Nord da una palude malsana sulla foce della Neva.

La bellezza dell’Italia spinse i primi viaggiatori a innamorarsene e a diventarne promotori romantici e testimoni letterari in tutto il mondo conosciuto. Da Byron a Goethe la letteratura cantava il suo paesaggio, il mare e lo splendore delle sue città, la fragilità del suo territorio e la desolazione del suo meridione dove tuttavia emergevano, insieme alle rovine greche e romane, esempi mirabili di architettura sveva, carolingia e uno stile barocco unici e abbaglianti.

A dispetto della infelice battuta di Metternich che attribuiva all’Italia una semplice espressione geografica, è innegabile che la storia di questo Paese è stata caratterizzata da grande progettualità, creatività e capacità artistiche prodotte da uomini eccezionali che, con i pochi mezzi dati dal loro tempo, ne hanno prodotto una cultura della bellezza unica che non poteva e non doveva rimanere “semplice espressione geografica”.

L’idea di nazione che si è fatta strada nelle migliaia di anni che ci hanno preceduto è approdata a noi anche grazie alla nostra cultura edificatoria e del costruire che, essendo caratterizzata da una maggiore presenza dell’arte muraria rispetto alle tecnologie costruttive delle carpenterie e dei montaggi, ha sviluppato contenuti architettonici ed ingegneristici unici, sempre innovativi ed estremamente coraggiosi, con una capacità artistica impareggiabile.

Ora vale la pena ricordare quanto ci ha lasciato Oriana Fallaci che, nel suo ultimo appassionato lavoro letterario seguito all’attentato dell’11 settembre 2001, ci fa scorrere davanti i pilastri della nostra identità culturale, come un caleidoscopio che noi, nella nostra ormai incapacità a pensare in grande, abbiamo spesso dimenticato:

…dietro la nostra civiltà c’è Omero, c’è Socrate, c’è Platone , c’è Aristotele, c’è Fidia , perdio. C’è l’antica Grecia con il suo Partenone, la sua scultura, la sua architettura, la sua poesia, la sua filosofia la sua scoperta della Democrazia, eccetera. C’è l’antica Roma con la sua grandezza, il suo concetto della Legge, la sua letteratura, i suoi palazzi, i suoi anfiteatri, i suoi acquedotti, i suoi ponti, le sue strade… E poi c’è il Rinascimento. C’è Leonardo da Vinci, c’è Michelangelo, c’è Raffaello. C’è la musica di Bach e di Mozart e di Beethoven, su su fino a Rossini e Donizetti e Verdi and Company… E infine c’e la Scienza, perdio, e la tecnologia che ne deriva… Copernico, Galileo, Newton, Darwin, Pasteur, Einstain…” ( Oriana Fallaci pgg 85-86 da “ La Rabbia e l’Orgoglio” Ed. Rizzoli )

L’ingenio italiano, con la sua storia, ha dato un decisivo contributo alla cultura europea ed al mondo. In tal senso ancora oggi registriamo quanto l’arte di costruire italiana, la sua architettura e l’ingegneria italiana con le sue imprese, continuino ad avere grande considerazione e successi imprenditoriali.