La Committenza digitale tra conservazione e innovazione

La riconfigurazione digitale del comparto costruzioni, in questo momento nel quale il settore si trova a dover affrontare difficili sfide economiche, sociali ed occupazionali, può rappresentare un fattore trainante per l’aumento della produttività di tutto il Paese e la crescita economica e sarebbe veramente miope non approfittare di questa opportunità.

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L’adozione del decreto 560/2017, attuativo del Codice, che declina in modo progressivo la modellazione e gestione delle informazioni relative ad un’opera in chiave digitale, va visto come strumento strategico, coerente con gli indirizzi della Commissione Europea definiti nel recente “Manuale per l’introduzione del BIM da parte della domanda pubblica in Europa” redatto dall’EU BIM Task Group, che consente di offrire risparmi in termini di costi, efficienza produttiva e operativa, una migliore qualità delle infrastrutture, migliori prestazioni ambientali in un quadro trasparente di collaborazione competitiva.

Il DM rappresenta per una volta il primo esempio europeo di regola tecnica organizzata sul tema digitale coerente con la Direttiva Europea sugli Appalti Pubblici.

L’architrave del DM 560 si basa su una Committenza digitalizzata ed efficiente, motore di questa innovazione, che indirizzi le sue scelte in chiave computazionale, coinvolgendo le diverse catene di fornitura presenti nel mercato delle costruzioni.

Lo spirito del decreto è, del resto, quello di inserirsi nel più vasto processo di riforma delle stazioni appaltanti, oltre che della digitalizzazione della amministrazione pubblica che, ad esempio, potrebbe condurre alla introduzione di dispositivi di valutazione digitale dei progetti o anche dei titoli abilitativi nell’edilizia privata, raggiungendo per altre vie gli operatori economici presenti nei lavori pubblici.
Un nuovo modello di PA è un tema delicato che va affrontato guardando alla funzionalità senza perdere di vista che il fine ultimo delle committenze pubbliche deve essere quello di rispondere ad esigenze precise che attengono alla realizzazione di opere utili e che debbono essere realizzate nel modo migliore a costi e in tempi certi. Gli aspetti formali, pur importanti, non devono così assumere un valore superiore all’obiettivo finale, ed in questo senso andrebbe affrontato il tema della rimodulazione del Codice Appalti, che pur contiene importanti spunti innovativi.
Accanto a queste sfide di un modello più efficiente di Stazione Appaltante, non si può dimenticare che il frame normativo di riferimento nel nostro Paese risulta purtroppo quanto mai stringente in termini di cogenza. Ciò favorisce una diffusa deresponsabilizzazione della pubblica amministrazione nella gestione delle procedure di concepimento ed appalto di un’opera ed una analoga da parte dei Progettisti, che privilegiano l’approccio formale rispetto a quello sostanziale. L’esperienza che stiamo vivendo in questi ultimi anni è che la sovrappo- sizione tra un eccesso di cogenza e una consistente incertezza, dovuta anche ai tempi e alle modalità con cui vengono approvate le numerose regole da parte dei soggetti istituzionali, determina un allungamento dei tempi nella gestione delle gare di appalto creando condizioni favorevoli al contenzioso.

Credo che sia necessario allentare la dimensione della cogenza verso una visione più contrattualista e meno conservatrice anche delle regole tecniche di progettazione, ponendo al centro il valore delle norme condivise finalizzato a favorire uno spirito e modalità più collaborative tra PA, progettisti e imprese.
Un presupposto culturale perché la diffusione dei metodi e strumenti digitali abbiano successo proprio in un momento nel quale sono state mobilitate, negli ultimi tre anni, risorse che hanno riportato i finanziamenti in opere pubbliche a livelli precrisi, e che comprendono il Fondo investimenti e sviluppo infrastrutturale, la Coesione territoriale e i Fondi strutturali europei, le misure per il rilancio del territorio ed i Contratti di Programma ANAS e FS.

Attraverso il DM 560/17 le opere potrebbero così usufruire di un approccio informativo nella gestione del processo di progettazione, costruzione e gestione di un’opera, che consentirà riduzioni di spesa intorno al 10%, conseguendo al contempo una crescita culturale del comparto ed una internazionalizzazione delle imprese e dei professionisti; in altre parole una occasione per il nostro Paese di raggiungere una maggiore competitività e credibilità a livello internazionale.

Per raggiungere lo scopo è necessario che vi sia una vera volontà da parte della politica, dei dirigenti e dei funzionari pubblici, che comprendano i vantaggi del modello digitale in termini di organizzazione del lavoro, di soddisfazione e di applicazione delle competenze, con un atteggiamento collaborativo da parte di tutti i soggetti coinvolti nel processo di appalto e di realizzazione delle opere.

Si tratta di un aspetto rilevante anche per quanto riguarda la struttura dell’offerta che non può più sottovalutare la dimensione competitiva e la necessità quindi di privilegiare processi di aggregazione di soggetti con competenze multidisciplinari.


Questo articolo è stato tratto da "Innovare per progettare il futuro. Primo Libro Bianco sul Building Information Modeling" pubblicato da Italferr nel mese di giugno 2018.

www.italferr.it

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