Cronache dal sisma: riflessioni da un ingegnere nel Cratere

il punto sulla ricostruzione nell'Italia Centrale dopo il sismaMolto si è detto del sisma del 2016 che ha colpito il Centro Italia, molti sanno che le Regioni coinvolte sono 4, le Province 10, i Comuni 138, con quasi 60-70 mila immobili danneggiati, ma non tutti si sono soffermati sul conteggio del numero di Ingegneri e professionisti in genere, catapultati in una nuova realtà; anzi si potrebbe parlare di una vera e propria smobilitazione di quasi 20.000 professionisti coinvolti (gli iscritti nella white list).

La situazione lavorativa prima dell’Agosto 2016 ha fatto sì che la maggior parte dei professionisti e, soprattutto, dei giovani ingegneri fosse costretta a cimentarsi nelle più svariate professionalità. E così, dopo la tesi di laurea sperimentale in tecnica delle costruzioni, via a fare accatastamenti ed APE a poco remunerativi e senza una garanzia e spesso con l’unica prospettiva di cercare fortuna all’estero; oggi?

A che punto siamo?

Da ormai quasi due anni, cioè dalla prima scossa che ha dato il via alla creazione del più grande cantiere d’Europa, noi ingegneri siamo prima linea.

Sicuramente il lavoro non manca, la crisi dell’edilizia è  “lontana” e sicuramente il nostro collega strutturista può finalmente mettere in campo tutto il suo sapere!

Ma è tutt’oro quello che luccica?

Dopo il 24 agosto 2016, un esercito gli agibilitatori della protezione civile da tutta Italia, è volontariamente arrivato al DiComac di Rieti per iniziare i sopralluoghi nel Lazio, Umbria, Marche, Abruzzo, alternandosi con turni di una settimana, per verificare il livello di danno e redigere le schede AeDes necessarie poi, com’era stato per l’Aquila e l’Emilia, per i successivi finanziamenti, tutto nel più breve tempo possibile, per cercare di ottimizzare i tempi e posare le basi per ripartire.

E mentre qualche collega era impegnato con caschetto, martello e cartellina in un sopralluogo, il 26 e 30 Ottobre ulteriori scosse, hanno di nuovo colpito i territori interessati, in modo più forte e più distruttivo, fortunatamente non in termini di vite umane.

Tutto azzerato. Il lavoro/volontariato di mesi azzerato.

Il numero di agibilitatori a questo punto non è stato più sufficiente e così il Commissario, cambiando strategia, decise che la procedura più rapida fosse dare la possibilità a tutti i tecnici, agibilitatori e non, di effettuare sopralluoghi redigendo, per la prima volta, le ormai famose schede FAST, che di fast, ed oggi possiamo dirlo, hanno solo il nome.

Perché dopo le fast, ci sono comunque le AeDes e dopo le AeDes il progetto, con tempistiche medie di approvazione di circa 180 giorni e con scadenze che vengono prorogate di Ordinanza in Ordinanza, di 6 mesi in 6 mesi.

Un evento cosi disastroso e di tali proporzioni ha messo in difficoltà tutti, come era normale che fosse, dalla politica all’USR ma anche soprattutto noi professionisti.

La domanda che spesso ci sentiamo fare da chi, non è direttamente nel cratere che non vive la quotidianità è “quindi adesso lavorate tantissimo? Le cose vanno bene?” 

SI è vero, la mole di lavoro è triplicata ma è condita dall’incertezza che nasce dalle 56 Ordinanze ad oggi pubblicate, da scadenze irreali e quindi prorogate, dalla difficoltà di accesso al contributo, da una situazione di ansia e incertezza che si respira, perché nella Provincia di Macerata ancora si susseguono scosse e i danni aumentano con il passare dei mesi e perché noi professionisti ci troviamo incapaci di dare risposte ai committenti che ormai sono da due anni fuori dalle loro abitazioni e che ci chiedono: ”Ingengné, ci riusciamo ad iniziare i lavori per l’estate? ”.

Se snelliamo le procedure, indichiamo delle priorità e offriamo una maggior chiarezza del quadro normativo, non riusciremo comunque ad iniziare tutti i lavori per l’estate ma siamo fiduciosi che riusciremo a ricostruire con qualità e adeguatamente tutti i nostri territori.