“Cari amici, è con gioia che mi unisco a voi via twitter”

Il 12/12/2012 dall’Aula Paolo VI Benedetto XVI ha condiviso il primo tweet con l’indirizzo @pontifex. Il tweet è stato «Cari amici, è con gioia che mi unisco a voi via twitter. Grazie per la vostra generosa risposta. Vi benedico tutti di cuore». Da quel momento Sua Santità ha condiviso 7 tweet.
L’attesa per i primi «cinguettii» del Papa è stata veramente grande se si pensa che nel giro di pochi giorni i followers sull’account @pontifex hanno già superato il milione.
Al di là del significato che ha per i credenti un avvenimento di questa portata, vorrei ora però analizzarlo sotto un altro punto di vista: l’evoluzione della comunicazione e l’”influenza” che questa ha nel nostro mondo. Il fatto che il Papa abbia scelto uno strumento così moderno e diffuso soprattutto fra i giovani ci fa capire innanzitutto quanto sia necessario abbattere le barriere generazionali, che oggi sono erette sia verso il basso che verso l’alto.
Siamo di fronte a un’evoluzione dei sistemi di comunicazione senza precedenti che tra i vari effetti può portare a un ulteriore distacco tra le nuove e vecchie generazioni. Qualche anno fa sentivo i genitori lamentarsi del fatto che i giovani fossero sempre distratti dagli SMS. Oggi gli SMS sono in calo ma vedo analoghe critiche sull’uso di facebook e twitter. La sensazione è che questo non sia altro che la ripetizione delle critiche che nacquero prima con la diffusione della televisione in b/n, poi a colori, poi dei DVD … con la differenza che in questo caso chi critica SPESSO NON CONOSCE.
Questo evento ha sicuramente il merito di sdoganare l’uso di questi strumenti e aiutarci a capire che debbano essere visti anche come una nuova un’opportunità di contatto e di comunicazione, e non un ostacolo. In tal senso vanno quindi affrontati, in un sinodo in cui confluiscano giovani e vecchi, privati e imprese, istituzioni e cittadini, … e anche il mondo delle professioni.
Le nuove tecnologie stanno offrendo scenari e opportunità talmente ampie che possono in molti casi rappresentare la soluzione per una moderna evoluzione della professione. Per farlo occorre creare un nuovo patto intergenerazionale, che porti a sommare il valore dell’esperienza a quella della scoperta, senza porre vincoli pregiudiziali alla ricerca di un nuovo modo di intendere l’ingegneria. Penso alla diffusione del BIM, che in alcuni Paesi non è neppure più una novità per le istituzioni, e da noi si stenta ancora a sapere cosa significhi. Penso alla progettazione e agli scanner tridimensionali e ai cosiddetti “makers”.
Per questo motivo sono portato a pensare che queste tecnologie non siano motivo per un nuovo scontro tra generazioni ma una grande opportunità, in cui le differenze rappresentano non un ostacolo ma un valore per la crescita.