Morandi: Su alcune recenti realizzazioni di strutture in cemento armato e cemento armato precompresso

riccardo-morandi-progettista-di-ponti-e-copertureDopo il crollo del viadotto Polcevera, detto anche ponte Morandi, abbiamo purtroppo sentito di tutto, anche sul fatto che l'ing. Riccardo Morandi fosse un genio della costruzione di ponti e, più in generale, della tecnica delle costruzioni. Per questo abbiamo cercato di affrontare il tema in modo tecnico con un dossier che man mano che troviamo nuove informazioni aggiorniamo. Il Dossier è visibile a questo LINK.

Grazie a un post dell'Ing. Vincenzo Caruso è stato possibile avere un articolo scritto proprio da Riccardo Morandi dal titolo

Su alcune recenti realizzazioni di strutture in cemento armato e cemento armato precompresso

pubblicato nel 1958 su "Atti e Rassegna Tecnica", rivista della SIAT - Società Ingegneri e Architetti di Torino, annoverata tra le più antiche associazioni italiane in attività . 

atti-e-rassegna-tecnica-siat-copertina.jpg"Atti e Rassegna Tecnica", rivista della SIAT

Nata nel 1868 come «Atti della Società degli Ingegneri e Industriali in Torino», la prima denominazione dell’attuale SIAT, la rivista è tra le più antiche testate tecniche, non solo italiane, tuttora attive. Sospesa a ridosso del ventennio fascista, non riprese le pubblicazioni per via delle leggi avverse al libero associazionismo, ma venne subito rifondata dopo la Liberazione. Molti dei protagonisti della cultura architettonica e ingegneristica italiana vi hanno contributo, da Carlo Mollino a Pier Luigi Nervi, da Augusto Cavallari Murat a Roberto Gabetti (questi ultimi ne furono anche lungamente direttori). LINK al sito della rivista

L'articolo di Morandi

Nell'articolo sono molte le informazioni interessanti che si possono trovare per comprendere meglio le scelte che hanno portato alla progettazione del viadotto polcevera, tra cui una che parla proprio del sistema dei tiranti che è stato adottato, però del simile ponte realizzato sul lago di Maracaibo:

"Se avessi previsto dei semplici tiranti di acciaio mi sarei imbattuto, per il passaggio dei carichi accidentali (pernso in particolare a quelli severissimi ferroviari) in due serie difficoltà: la prima che l'allungamento dei tiranti dovuti al suddetto passaggio dei carichi avrebbe lesionaito qualsiasi guaina in calcestruzzo gettata a loro protezione e che l'allungamento stesso sarebbe stato di tale entità da disturbare addirittura il transito dei veicoli ferroviari sul ponte (l'abbassamento della sede stradale sarebbe stato di circa 1 metro).

Ho pensato quindi che se i cavi di acciaio fossero stati pretesi in maniera tale che una guaina di calcestruzzo preventivamente disposta intorno ad essi fosse risultata compressa, il passaggio dei carichi avrebbe operato su di essa soltanto una diminuzione di compressione, senza mai raggiungere il valore zero, per cui fossero da escludersi concettualmente le fessuraizonei e le deformazioni sarebbero state ridotte dal rapporto tra modulo elastico dell'acciaio e quello del calcestruzzo. E' da considerare inoltre che la componente orizzontale della reazione, in corrispondenza del punto di innesco del tirante della travata orizzontale, costituisce uno sforzo di autocompressione della travata che contribuisce sensibilmente alla buona risoluzione economica del problema."

Campata del ponte morandi crollata

Ponte Morandi: il peso proprio della struttura e le soluzioni adottate

Nell'articolo Morandi ci parla anche delle altre soluzioni adottate, in particolare per la gestione dei carichi del peso proprio della struttura.

"Come ho già detto, per quanto si  riferisce al peso proprio della struttura, i due sistemi risultano bilanciati e la risultante delle azioni passa per le verticali delle due pile antenne. Il passaggio dei carichi invece determina una sissimetria delle azioni entro le due braccia dei tiranti, ed a sua volta induce sulle antenne degli sforzi tensionali che hanno obbligato a determinare una condizione di congruenza tra le deformazioni elastiche dei tiranti e quelle delle antenne. Da considerare inoltre che il passsaggio dei carichi sulla luce centrale non produce un sollevamento sensibile in corrispondenza degli attacchi dei tiranti sulle pile a cavalletto, posti ai limiti delle due luci adiacenti a quella centrale"

Studi preliminari ponte morandi

"Queste due ultime pile a cavalletto presentano altresì la caratteristica di pemettgere all'atto della messa in tensione  dei tiranti, una certa traslazione sul piano orizzontale e questo allo scopo di poter utilizzare la componente sul detto piano orizzontale dello sforzo di pretensione dei tiranti medesimi quale tensione di auto-precompressione delle luci comprese tra le pile a cavalletto e le pile antenne."

Un equilibrio precario dopo il crollo di una parte del ponte ?

Per approfondire il crollo del ponte polcevera e comprenderne i meccanismi abbiamo intervistato numerosi esperti, tra cui il noto esperto in ponti Mario de Miranda.

Il professore - nel pezzo che ci ha trasmesso (visibile a questo LINK) aveva parlato proprio del pericolo che la parte rimasta in piedi, non avendo più tutti i presupposti realizzati da Morandi per creare questo equilibrio ora fosse ulteriormente in pericolo.

Dove trovare l'articolo integrale di Riccardo Morandi

Alleghiamo l'articolo completo di Riccardo Morandi dal titolo "Su alcune recenti realizzazioni di strutture in cemento armato e cemento armato precompresso" da cui è tratto questo pezzo.


Leggi l'approfondimento realizzato da INGENIO sul crollo del ponte Morandi (viadotto Polcevera) di Genova 


Chi è la Società degli Ingegneri e degli Architetti in Torino

La Società degli Ingegneri e degli Architetti in Torino, SIAT, è annoverata tra le più antiche associazioni italiane in attività.

È il 1864 quando un gruppo di professionisti ingegneri e architetti; di professori della Regia Scuola di Applicazione per gli Ingegneri di Torino «sorta nel 1859»; di ufficiali dell’esercito, pensa a costituire un’associazione per discutere, confrontarsi e divulgare “cognizioni utili all’esercizio delle arti meccaniche ed edilizie, del commercio e dell’industria”.

La Regia Scuola di Applicazione per gli Ingegneri di Torino si fonderà, nel 1906, con il Regio Museo Industriale di Torino, dando origine al Regio Politecnico di Torino che dovrà formare ingegneri e architetti e promuovere studi e attività per il progresso industriale e commerciale del Paese.

Sono questi gli anni in cui la città intraprende azioni per favorire la sua trasformazione in centro industriale. Nascono scuole tecniche e di ricerca e gli studi universitari vengono rifondati.

È assecondando questo spirito che nel 1866 viene fondata la Società degli Ingegneri e degli Industriali. Nel 1886, con la riforma dello Statuto e constatata la crescente presenza di architetti, assume la denominazione attuale di Società degli Ingegneri e degli Architetti. Restando fedele alla sua mission, si occupa di attualità, spesso anticipandone i temi cruciali.

Per maggiori informazioni: LINK all'Associazione


Il Magazine

Sfoglia l'ultimo numero della rivista Ingenio

Newsletter Ingeio

Seguici su