UE: cambia la direttiva sulle prestazioni energetiche degli edifici e sull'efficienza energetica. Le novità

14/09/2018 1837

condominiOgnuno di noi trascorre circa il 90% del proprio tempo all’interno di edifici. E’ dunque evidente che gli edifici possono svolgere un’importante ruolo nel miglioramento della società, consentendo ai cittadini di vivere, lavorare, studiare in ambienti confortevoli e sicuri, in altri termini, perché l’Italia diventi un Paese più avanzato e competitivo grazie a studenti e lavoratori migliori e cittadini più felici. 

Le novità della nuova direttiva europea relativa all'efficienza

La Direttiva 2018/844, che modifica ed integra l’EPBD (Direttiva sull’Efficenza Energetica degli Edifici, il testo coordinato e disponibile sul sito ANIT )- riconosce infatti che i bisogni legati all’abitare sono molteplici (la Direttiva cita espressamente il benessere climatico indoor, la protezione dagli incendi e dal sisma).

La seconda novità della Direttiva 2018/844 è l’attenzione che riserva agli edifici esistenti e la necessità che siano riqualificati entro il 2050. Entro tale data, infatti, (cfr. articolo 2bis) il parco edilizio europeo deve essere de-carbonizzato e ad alta efficienza energetica (raggiungendo il livello NZEB). Per assicurare che si raggiunga questo importante risultato, gli Stati Membri devono elaborare strategie di riqualificazione del proprio parco immobiliare che prevedano indicatori di progresso misurabili al fine di verificare l’andamento al 2030 e al 2040.

La Direttiva non entra nel merito di come ciò andrebbe ottenuto, lasciando tale decisione agli Stati Membri, ma all’art. 7 prevede che è necessario prendere in considerazione “le questioni del benessere termo-igrometrico degli ambienti interni, della sicurezza in caso di incendi (tema completamente assente in Italia) e dei rischi connessi all’intensa attività sismica”.

I trigger point

Infatti, la Direttiva riconosce l’importanza dei “trigger point” (termine che il testo italiano, invece che con “finestra di opportunità”, traduce erroneamente con “soglia di intervento”), ovvero i momenti nella vita dell’edificio, nei quali è più economicamente conveniente effettuare determinati interventi di riqualificazione

Riconoscere l’esistenza e l’importanza dei “trigger point” porta alla conclusione che quando si interviene su una parte dell’edificio, le criticità di quest’ultima devono essere risolte anche se non costituiscono il motivo che ha portato a realizzare l’intervento. 

Ci si augura che l’Italia voglia cogliere tutti i benefici multipli che le riqualificazioni profonde portano in dote e che dunque veda questa come un investimento per il proprio successo e non come semplice compito da realizzare per rispondere alle richieste europee (come successo in passato, ad esempio nel 2015 con STREPIN e PANZEB

One-stop-shop: gli sportelli unici per i consumatori

Una interessante novità è il suggerimento, agli Stati membri, di creare sportelli unici per i consumatori, denominati “one- stop-shop”, per offrire servizi di consulenza integrata, accessibili e trasparenti, in materia di ristrutturazioni e di strumenti finanziari per l’efficienza energetica. E’ una soluzione che, se implementata a livello locale, ha dato prova di essere efficace e che ci auguriamo anche l’Italia voglia seguire. 

Il sistema facoltativo di “Building Renovation Passport”

Parimenti, la Direttiva suggerisce, quale misura per ottenere ristrutturazioni mirate ed efficaci in termini di costi, l’introduzione di un sistema facoltativo di “Building Renovation Passport (tradotto in “passaporto di ristrutturazione degli edifici” mentre sarebbe stata più efficace la traduzione “piano personalizzato di ristrutturazione degli edifici”). 

Il “Building Renovation Passport” è un documento personalizzato per ogni edificio che dettaglia come e quando realizzare una riqualificazione profonda per fasi, ovvero trasformare un edificio esistente in uno NZEB grazie ad interventi parziali distribuiti su un arco temporale di 15-20 anni. 

La Direttiva 2018/844 ha avuto una discreta eco per via di quanto contenuto nell’articolo 8, ovvero l’introduzione di: 

  • un indicatore della “smart readiness” dell’edificio;
  • l’obbligo dell’installazione e della predisposizione di punti di ricarica per i veicoli elettrici (nelle ristrutturazioni importanti di edifici rispettivamente non residenziali e residenziali). 

Il primo punto, la cui traduzione in italiano (“indicatore di predisposizione degli edifici all’intelligenza”) poteva essere migliore (ad esempio “predisposizione al controllo intelligente degli edifici”), è interessante (e addirittura doverosa per chi, come noi, ritiene che gli edifici devono essere non solo energeticamente efficienti ma anche sicuri e confortevoli). Ricordiamo però che il raggiungimento di una buona “smart readiness” non compensa una scarsa efficienza energetica; un edificio “intelligente” ma scarsamente coibentato non sarà mai energicamente efficiente (e nemmeno confortevole). Ad ogni modo, l’introduzione di tale indicatore sarà l’occasione per revisionare e migliorare gli attuali indicatori nazionali dell’efficienza energetica dell’edificio. 

Il secondo punto non è una novità assoluta (almeno per l’Italia, dove è già in vigore il d.lgs n. 257/2016) ma è molto interessante che l’Unione Europea abbia deciso di introdurlo utilizzando questa Direttiva. E’ infatti l’ennesima conferma che gli interventi sugli edifici non devono riguardare la sola efficienza energetica degli stessi e che gli edifici hanno un ruolo che travalica l’edilizia, riguardando settori completamente diversi da quello immobiliare, come quello della mobilità (e potenzialmente ogni altro settore). 

La Direttiva 2018/844 deve essere recepita dagli Stati Membri entro il 10 marzo 2020. Ci auguriamo che tale obbligo sia sfruttano anche per rivedere il quadro, obbligatorio ed incentivante, per gli interventi di riqualificazione, che in Italia stentano a decollare, come certificato dai rapporti sull’ecobonus che ENEA pubblica annualmente (anche il recente rapporto riferito al 2017  conferma i dati degli ultimi 10 anni : la coibentazione della parte opaca è l’intervento con la migliore efficacia ed efficienza ma è ancora scarsamente realizzata). 

PER LEGGERE L'INTERO APPROFONDIMENTO VAI AL LINK