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Che Cosa Si è Capito della Digitalizzazione?

Che Cosa Si è Capito della Digitalizzazione? Una riflessione del prof. Angelo Luigi Camillo Ciribini in seguito al convegno COLLOQUIATE 2018, tenutosi a Cagliari lo scorso 13 settembre,

Si è svolta il 13 Settembre 2018, all'interno del convegno promosso dalla Società Scientifica ArTec del settore scientifico disciplinare della Architettura Tecnica (COLLOQUIATE 2018), tenutosi a Cagliari, una tavola rotonda sui temi della digitalizzazione per il settore delle costruzioni, a cui ha partecipato, assieme al sottoscritto, Saverio Mecca, presidente di ISTeA, la società scientifica del nostro settore scientifico disciplinare: Produzione Edilizia.
 
Provo a riassumere alcune considerazioni che ho esposto in quella sede:
 
Ri(con)durre i pensieri e le azioni degli attori a dati computazionali strutturati (leggibili dalla macchina) per anticipare (simulando le interazioni e allenando gli algoritmi a prevedere gli accadimenti).
La natura della digitalizzazione (che è, anzitutto, simulazione e connessione) è riduzionista, nel senso che essa è costretta, per generare benefici, a tradurre ogni accadimento in dati numerici leggibili dalla macchina, collo scopo di rimuovere ambiguità e aleatorietà. Il sentiero che essa percorre è quello della produttività, conseguibile attraverso la mitigazione dei rischi connessi e la previsione (per via statistica) dei fenomeni, senza necessariamente delineare modelli interpretativi causali.

Raccogliere il maggior numero di dati strutturati per generare conoscenza e governabilità dei processi e dei fenomeni.
La digitalizzazione non è necessariamente virtuosa per tutti, può generare grandi divari… La partita relativa alla raccolta di grandi moli di dati computazionali, strutturati e finalizzati, si annuncia spietata: prevalere in essa significa assumere, nel presente mercato dell'ambiente costruito e in quello futuro delle relazioni comportamentali, una posizione dominante e una capacità di etero-governare gli attori convenzionali.

Regolare (prevenire) gli attori (operatori) attraverso eco-sistemi (piattaforme) digitali: secondo una precisa strategia industriale, che possa condizionarne e orientarne le scelte…
Gli eco-sistemi e le piattaforme digitali sono spesso nominalmente considerati come dispositivi positivi e neutri, abilitanti l'efficientamento del mercato. Essi, in realtà, sono del tutto orientati e tesi a creare differenziali competitivi straordinari.
 
Accorciare & coordinare la catena di fornitura, aumentandone il valore e ridimensionando o sopprimendo gli operatori che generano spreco: un disegno di rimozione?
La rinascita dell'Off Site segna l'avvio di una strategia trasformativa, volta a ridurre drasticamente i soggetti e ad accentrarli sotto la guida di una intelligenza digitale.
 
Prima ancora di automatizzare e di robotizzare, il fine è quello di perseguire l’autonomazione dei processi (la Quarta Rivoluzione Industriale): dare vita a dispositivi decisionali semi-autonomi? 
Come sempre, ciò che non è visibile è determinante: non gli automi, ma gli algoritmi, non l'informazione, ma la decisione.
 
Dematerializzare i cespiti, nel senso di veicolare direttamente attraverso di essi servizi innovativi alla persona (personalizzati) a elevato valore aggiunto: il bene che si relaziona singolarmente in tempo reale con l’occupante… 
Il primo passaggio è quello di mutare in profondità la natura (ormai relazionale, dialogica) dei prodotti immobiliari o infrastrutturali. Una volta razionalizzata la produzione del tangibile, abbattendone i costi unitari, si tratta di generare redditività, ben superiore, dall'immateriale.
 
Rafforzare le competenze disciplinari, creando nuove identità ibride dei competitori del mercato dell’Ambiente Costruito: ircocervi che progettano partendo dalle Operations…

La mutazione genetica dei prodotti non può che indurre a una trasformazione identitaria degli operatori: non stemperando, bensì rafforzando i saperi disciplinari, epperò collocandoli in contesti inauditi.
 
Configurare una politica eversiva, fondata su paradossi e ossimori (dal punto di vista della cultura analogica)? Serve un drastico ricambio generazionale?
I tempi della transizione digitale sono quelli dell'avvento di una cultura che rovescia gli assunti dell'ortodossia, richiedendo di condividere le informazioni per trattenere le decisioni.
 
Saprà il Settore neutralizzare il potenziale trasformativo della transizione digitale o, più o meno consapevolmente, ne subirà rapidamente gli effetti distruttivi? 
L'adesione nominale del settore a ipotesi evolutive radicali gli ha da sempre consentito di depotenziarle, ma, in questa situazione, la razionalità stessa degli strumenti potrebbe trascinare inconsapevolmente gli attori a conseguenze non desiderate.
 
Saprà il Settore conservare un tessuto committente, professionale e imprenditoriale frammentato o, anche in modo indiretto, gli attori saranno etero-diretti? 
Difficilmente i processi aggregativi avranno successo, ma per la sfida digitale ciò non è necessario: basterà mettere a sistema i micro e i piccoli operatori per mutare gli equilibri negoziali senza intaccare le apparenze.
 
Resterà il Settore in mezzo al guado, ereditando dal passato e acquisendo dal futuro gli aspetti più critici di entrambi o si deciderà per l’innovazione radicale, senza retoriche?
La digitalizzazione inconsapevole può indurre a investimenti onerosi, senza che le criticità del passato siano risolte, ma associandone a esse di inedite.