Gli Oggetti dell’Industrializzazione Edilizia nell’Era Digitale

Angelo Luigi Camillo Ciribini - DICATAM, Università degli Studi di Brescia e ITC CNR 10/10/2018 1559

Vi sono diverse espressioni, non completamente assimilabili, come PrefabDesign for Manufacturing and Assembly, Modern Methods of ConstructionPre Cast, e altre, utilizzate per indicare una concezione industriale dell’edilizia (anzitutto, residenziale), che, in realtà, travalica la distinzione tra Off Site On Site.

Tra tutte le locuzioni adoperabili ve ne è una, poco impiegata, se non nel contesto anglosassone degli Anni Sessanta e Settanta, che risponde a System Building: non Building System, come a dire industrializzazione edilizia, non edilizia industrializzata.

System Building: non Building System

Si tratta di una accezione che rende bene il senso generale della questione, ma che spiega anche lo stupore dello scrivente nel vedere riproposte come inedite questioni che, al netto della digitalizzazione e della sostenibilità (intesa nelle sue articolazioni che giungono sino al Clean Energy Management), oltre che della prevalenza di alcuni sistemi costruttivi su altri, erano già, anche in Italia, oggetto di relativamente tarde sistematizzazioni agli albori degli Anni Settanta.

Si pensi, infatti, ai programmi di ricerca del Consiglio Nazionale delle Ricerche di quel tempo (per non dire di quelli degli Anni Ottanta col Progetto Finalizzato Strategico Edilizio), ma, soprattutto, all’azione precedente, ripamontiana, del CRAPER, anche nei suoi risvolti sovranazionali presso la CECA, all’opera culturale della rivista Prefabbricare Edilizia in Evoluzione, ai Cuore Mostra del SAIE, alle iniziative presso la Triennale di Milano, tutte ascrivibili ai Gloriosi Trenta.

Ci si dovrebbe, quindi, semmai preoccupare della vetustà di una vicenda ricca di temi e anche di insuccessi, la cui sostanza pare, appunto, riproporsi come immutata.

D’altra parte, anche a livello internazionale, è ritornata in modo prepotente la canuta narrazione, alimentata dalla Quarta Rivoluzione Industriale, della assimilazione della costruzione all’autoveicolo e all’aerospaziale.

Nella realtà, tuttavia, sono proprio digitalizzazione e sostenibilità a realizzare, paradossalmente, uno schermo che impedisce di cogliere gli elementi innovativi della, annosa, vicenda.

Active HouseAgile BuildingSmart Home sono tutte espressioni, socialmente nobilitate dai Co-, che sono andate a sostituire le più antiche dizioni inerenti alla demotica e agli edifici intelligenti, sembrando alludere alla dimensione dello User Centrism, direttamente collegato alle strategie di risparmio e di produzione energetici, nonché al benessere fisico ambientale degli abitanti (residenti, lavoratori).

Tutto ciò può mascherare la definitiva sfida che la Smart Occupancy e il Cognitive Built Asset spingono ben oltre, come dimostrano le recenti iniziative di IBM nel Regno Unito (con PCSG e Wienerberger) e di Amazon negli Stati Uniti (tramite Alexa, con Plant Prefab).

Qui digitalizzazione e sostenibilità sono evidentemente trojan horse per celare una più grande ambizione, quella di transitare dalla Industry of the Built Environment alla Industry of Behaviours.

Quello che le «infrastrutture» digitali, nel senso delle capacità di storingquerying e reasoning sui giant dataacquisibili per diverse vie, potrebbero consentire è, infatti, la ideazione di servizi dinamici e personalizzati erogabili attraverso gli spazi.

Non per nulla, la flessibilità degli spazi di vita e di lavoro sta al centro dei business di Katerra o di WeWork e l’evoluzionalità del risiedere è spesso trattata da Bouygues Immobilier.

Questo, a prescindere dall’On od Off Site, è, in ultima analisi, l’interrogativo che il settore immobiliare, assieme al tema delle PropTech, si sta ponendo con gli Smart District, che si muovono tra gli estremi di un racconto sociale edificante e di una enfasi sulla interconnessione tra reti ed esseri umani, ma che, al fondo, propongono esperienze, emozioni, cicli e stili di vita.

Scherzando, si potrebbe affermare che le ontologie che rimandano ai linked data e al semantic web, si reifichino nell’«essere».

Riporre l’attenzione sugli incrementi di produttività (riduzione dei tempi di esecuzione, contenimento dei costi) o sull’efficientamento fisico ambientale è meritorio, ma parla di categorie tradizionali, si riferisce al prodotto immobiliare tangibile, quello che si rapporta ai beni materiali, sinora rivelatisi, appunto, improduttivi e inefficienti.

Eppure, la posta in gioco è ben altra, rimanda a progettualità e a imprenditorialità forse tutte da costruire, di cui, tuttavia, conosciamo gli embrioni.

Il valore di questo mercato prospettico riguarda la sua capacità di entrare con immediatezza nel vivo delle sfide del nostro tempo: la migrazione, l’invecchiamento, la multiculturalità.

Naturalmente, sono argomenti estremamente ambigui che necessiterebbero di riflessioni più approfondite.