Adeguamento funzionale di ponti e viadotti: l'iter metodologico alla scelta della soluzione migliore

Siviero Enzo - eCampus University rector, Padova Michele Culatti - Architetto PhD 11/10/2018 2311

La necessità di mettere a norma le strade italiane, la sensibilità da parte delle Amministrazioni locali nell’ammodernare il tessuto viario esistente cui consegue il miglioramento ed il potenziamento della funzione delle opere d'arte, implica riflessione su un approccio metodologico capace di generare qualità dell’opera che si riverbera sul territorio.

Se, da un lato, l'azione sul ponte antico implica il rispetto della sua validità storica in quanto “documento” testimoniale, dall'altro il ponte più “recente” spesso di basso di pregio architettonico, pone il problema della riqualificazione formale del manufatto esistente.

Rispetto alla necessità di “adeguare”, quindi, è possibile intervenire a seconda del tipo di opera e del suo valore storico culturale, con interventi che si configurano sotto il profilo formale attraverso operazioni che variano dal “mascheramento” dell'opera esistente ad aggiunte di estrema trasparenza e leggerezza.

L'adeguamento funzionale di ponti e viadotti, viene, quindi, visto attraverso un iter metodologico che prende spunto dall'esperienza fondata sulla triade operativa ricerca-didattica-professione, di cui il Prof. Siviero1  è un punto di riferimento nazionale ed internazionale. 

Iter progettuale

Sebbene i criteri di scelta delle differenti soluzioni riguardino principalmente i costi, i tempi di consegna, la minimizzazione degli impatti, nell’iter progettuale, in un’ottica qualitativa, vanno comprese anche altre fasi come: la diagnostica dell'opera esistente, lo studio architettonico, le componenti di carico esistenti e future, la stima dei costi delle possibili soluzioni alternative, la scelta della soluzione finale attraverso la ricerca tipologica, il problema della percezione “del” ponte e “dal” ponte nonché il rapporto che il “nuovo” manufatto instaura con il contesto attraverso il necessario dialogo con le Soprintendenze. 

Diagnostica dell’opera esistente

Per poter verificare la fattibilità di una soluzione di adeguamento funzionale di un ponte si rivela indispensabile una buona conoscenza dello stato in cui versa la struttura attuale ed in particolare lo stato delle sue fondazioni. Ci servirà quindi dei disegni e dei calcoli già effettuati all’epoca della costruzione, se esistenti, e di un’ispezione visiva e dettagliata ->(banale e scontato).

Una prima fase di indagine prettamente analitica in cui si cerca di comprendere l'essenza dell'opera esistente: valutando il livello di servizio di progetto, le richieste attualizzate di prestazione dell’infrastruttura di appartenenza, lo stato di conservazione delle strutture, il rilevamento delle diverse componenti del contesto sotto il profilo storico e paesaggistico. Queste componenti entrano in gioco nella complessa gestazione progettuale ove convergono le intenzioni della committenza e la sensibilità del progettista.

Studio architettonico 

Con l’atteggiamento del restauratore, il progettista che affronta l’adeguamento di un ponte é soggetto a numerosi vincoli di intervento, dove i problemi di conservazione e lo studio funzionale dell’opera sono solo alcuni degli aspetti in gioco.

Nel caso dei ponti esistenti, nella migliore delle condizioni, in questo caso, proprio il luogo in cui è inserita l’opera può suggerire indicazioni compositivo-architettonico per non compromettere l’esistente armonia del luogo. 

Nella peggiore delle ipotesi siamo invece di fronte a viadotti realizzati in economia per necessità di infrastrutture: forme standardizzate che tendono a privare i luoghi di attraversamento viario della propria identità, standardizzandoli.

Il rapporto con il manufatto antico

Un'altra questione particolarmente importante è legata alla prevalenza dell'immagine storica su quella nuova: quella nuova si deve aggiungere a quella vecchia senza soffocarla per accostarsi armonicamente all'immagine antica, riconoscendo un diritto di primogenitura al vecchio ponte.

È certamente un fatto che ha presupposti culturali e di non sempre semplice soluzione: è più facile sostituire un ponte nella sua interezza con un altro ponte piuttosto che accostare ad un ponte esistente di cui si vuole mantenere l'immagine, una nuova immagine che vada in armonia con l'esistente.

Un'altra condizione che riguarda l'adeguamento del ponte antico è che questa azione sia reversibile. Agire in strutture come i ponti antichi, significa anche garantire che in futuro sia possibile far la stessa operazione, con sistemi (tecniche, tecnologie e materiali) più avanzati. 

Ciò significa che l’intervento di adeguamento di oggi possa essere sostituito con un intervento successivo sempre a garanzia della conservazione dell’immagine del ponte antico.

Alcuni esempi di adeguamenti funzionali

Il ponte “Principe Umberto” (Legnago – Verona)

L’intervento ha avuto come obiettivo primario il collegamento del centro urbano del capoluogo con il centro storico del quartiere Porto, dove sono dislocate numerose attività commerciali, artigianali e di servizio. La finalità del progetto era quella di migliorare l’accessibilità per pedoni e ciclisti al ponte Principe Umberto, molto problematica per l’esigua larghezza delle carreggiate e per il notevole dislivello (di circa 9 m) superabile soltanto con disagevoli rampe di scale, mediante la costruzione di una passerella in struttura reticolare leggera in fregio allo stesso, collegata al piano stradale da due ascensori panoramici. 

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Ponte Principe Umberto prima dell'intervento

Nel corso delle indagini conoscitive propedeutiche al percorso progettuale è stata esaminata la struttu-ra originaria del ponte successivamente sostituito dall’attuale struttura in c.a. In origine le membrature strutturali portanti non prevedevano il cls come materiale costitutivo delle strutture, ma una composizione di elementi reticolari in acciaio costituiva il vecchio impalcato e soltanto gli elementi verticali (pile), erano costituiti da mattoni e pietra. E così, dalle prime bozze progettuali è emersa la soluzione strutturale definitiva: l’utilizzo dell’acciaio è stato applicato con la massima flessibilità funzionale per poter pervenire ad un buon risultato compositivo, ed inoltre il traliccio spaziale rappresenta una delle composizioni che più aderivano alla struttura originaria distrutta durante l’ultimo conflitto bellico e in parte ancora giacente sul fondo alveo. Il progetto si è presto orientato verso una soluzione che sfrutta la struttura esistente senza comprometterne le resistenza strutturale. Il ponte esistente ha cinque campate delle quali quella centrale ha una luce di circa 40 metri, mentre quelle laterali si riducono rispettivamente a 33 metri e a 27 metri per quella di riva. In base a questa situazione esistente e in seguito alla scelta di sfruttare le pile del ponte per gli ancoraggi della nuova struttura, il progetto si è evoluto traendo ispirazione dalla forma caratteristica degli arbusti. La leggerezza e la trasparenza della composizione cercano quindi un aggancio tra due mondi per tradizione scarsamente comunicanti: la tecnologia e la natura.

L’impalcato della nuova struttura è costituito da una trave reticolare spaziale, composta da triangoli posti ad interasse di 1.2 m secondo tutti e tre gli assi spaziali. L’altezza della struttura principale dell’impalcato è di 1.2 m da asse superiore a quello inferiore, però anche i parapetti laterali intervengono strutturalmente a completamento della sezione principale, aumentando la rigidezza della sezione. La travatura reticolare spaziale è composta da tubi, saldati in stabilimento in conci di lunghezza massima di 12 m. I vari conci verranno di seguito assemblati in cantiere tramite giunzioni bullonate e preparati per il montaggio. La passerella si sviluppa su cinque campate per una lunghezza totale di circa 160 m. 

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