La Rigenerazione Urbana e l'Ambiente Costruito

Angelo Luigi Camillo Ciribini - DICATAM, Università degli Studi di Brescia e ITC CNR 13/11/2018 2008
Il tema della Rigenerazione Urbana è ormai sempre più all'ordine del giorno nei dibattiti e nella pubblicistica. Connetterlo al Primo Ciclo dell'Ambiente Costruito, così come il CRESME ha ridefinito l'ultimo ciclo edilizio, solleva, tuttavia, alcune questioni fondamentali che evidentemente si congiungono alle questioni attinenti alla Agile e Smart City.
 
Se si pone, infatti, mente alle iniziative assunte, qualche tempo fa, dal MIUR in argomento sotto la reggenza di Francesco Profumo all'interno del Governo Monti, si può osservare facilmente come le attese si focalizzassero su interventi puntuali, quelle che Roberto Pagani denominava agopunture.
Per alcuni versi, al contrario, sia pure nel terreno controverso sito al confine tra tecnocrazia e umanesimo, ben descritto da Antoine Picon, molti altri soggetti, di cui il World Economic Forum è particolarmente rappresentativo, hanno tentato successivamente di elaborare un disegno maggiormente olistico e totalizzante, sino alle azioni promosse da Google a Toronto.
 
La sfida fondamentale è palesemente quella di procedere da una serie di scenari evocativi a progetti industriali (ma anche sociali) veri e propri, con un enorme fardello di ambiguità e di insidie, evidentemente non solo tecnologiche.
Il racconto cosiffatto, calato alle nostre latitudini, deve essere forzatamente coniugato e declinato secondo il confronto, di matrice rogersiana, con le pre-esistenze, che, dagli Anni Cinquanta ai giorni nostri, hanno compiuto uno straordinario percorso evolutivo il quale, al contempo, ha subito anche processi di banalizzazione, sino a giungere nell'immaginario, stereotipato, degli amministratori pubblici locali, ma anche degli sviluppatori immobiliari.
 
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Si tratta di un passaggio di non poco conto, poiché, al crocevia tra Città Intelligente e Rigenerazione Urbana insiste la problematica locuzione Demolizione (e Ricostruzione).
Il problema, però, è che non è fatto solo di abbattere cespiti materiali e ricollocare eventualmente gli occupanti, bensì di esercitare una progettualità, appunto, sociale che non agisce meramente sulla tangibilità del prodotto immobiliare.
D'altra parte, paradossalmente, per quanto si introducano le espressioni City, District o Urban Information & Energy Modeling, ovviamente associate a circolarità, sostenibilità, resilienza e al tutto il resto dell'armamentario di genere, l'impressione è che si sia alla ricerca di strade elusive della sostanza della sfida, perché, in questo caso, la più autentica e definitiva demolizione riguarda gli apparati mentali e gli statuti costitutivi del settore.
 
Parlare di Rigenerazione della Città, ma anche del Territorio, come ossessivamente si fa, magari non facendo mancare la lamentazione legata all'inefficienza relativa agli investimenti pubblici, come se tutto ciò non intaccasse minimamente l'identità degli operatori e la natura dei prodotti è, infatti, assolutamente rischioso.
Come tutte le operazioni di sviluppo immobiliare a livello internazionale indicano, come lo stesso ingresso dei GAFAM (Google Apple Facebook Amazon Microsoft), per non dire di ABB, di IBM, di Siemens nel settore suggerisce, non è il mercato in quanto tale a risultare allettante, è il suo sconvolgimento.
 
L'obiettivo, infatti, non si limita a costruire, demolire, conservare, recuperare, ristrutturare, riqualificare, riattare, riabilitare gli organismi edilizi, la mira investe la possibilità, ben dipinta da Accenture coi suoi Living Service, di utilizzare i cespiti tangibili, immobili, come veicolo per erogare, nell'Era della Digitalizzazione, con modalità computazionali e connesse, nuove generazioni di servizi individualizzati e istantanei al cittadino digitale, con tutte le possibili ripercussioni sia sulla gestione della spesa pubblica (specialmente sanitaria) sia sulla gestione del consenso elettorale.
Occorre, allora, per gli operatori del settore cessare di immaginare che la Digitalizzazione, come strumento, possa rafforzare ed efficientare la versione storicizzata del mercato, per quanto stravolto dalla recente crisi strutturale, è opportuno prendere atto che solo nuovi professionalismi e nuove imprenditorialità, ibride, identitariamente problematiche, potranno risultare instrumentum vincenti nel nuovo mercato dei servizi a elevato valore aggiunto alla persona.