Architetti italiani: la guida ufficiale per lavorare all'estero

La guida per il lavoro all'estero degli Architetti italiani del CNAPPC è rivolta a quei professionisti che intendono lavorare fuori dai confini nazionali

Architetti italiani in cerca di lavoro all'estero: la guida del CNAPPC

Il Consiglio nazionale degli architetti (Cnappc) ha pubblicato la guida “Lavorare all’estero” a cura del suo Dipartimento Esteri. Il vademecum/compendio è rivolto, di fatti, agli architetti italiani che intendono lavorare all’estero e sarà costantemente aggiornata e arricchita nel tempo, anche con l’aiuto degli iscritti agli ordini provinciali, in particolare di quelli che lavorano o hanno lavorato all’estero e che vorranno condividere le proprie esperienze.

Architetti italiani e lavoro all'estero: come fare

Sarebbe sbagliato - si legge nel compendio - pensare che tutti debbano provare a lavorare all’estero: oltre a richiedere, come s’è visto, strutture adeguate, potrebbe riservare rischi difficili da sostenere. Immaginando che i grandi studi italiani non abbiano bisogno d’aiuto e che quelli piccoli non siano interessati a un passo così impegnativo, il Dipartimento si rivolge piuttosto agli studi di medie dimensioni, abbastanza competitivi da desiderare di allargare il proprio campo d’azione.

Lo si può fare in almeno tre modi:

  • trasferendosi e cercando un impiego all’interno di uno studio locale (opzione più interessante di quanto si possa immaginare, soprattutto per i giovani: non necessariamente si finisce col fare i disegnatori; piuttosto è vero che è meglio misurarsi con progetti di livello internazionale, ancorché non da titolari, che non restare a casa ad aspettare);
  • aprendo una filiale del proprio studio, soluzione obbligata per chi desidera, per esempio, lavorare in Cina e comunque richiesta in alcuni Paesi mediorientali;
  • lavorando dal proprio studio in Italia, in collaborazione con un local architect, limitandosi a frequenti trasferte.

Va poi detto che un conto è andare in Europa (o in Canada, da poco equiparato alla UE almeno per quanto riguarda il riconoscimento dei titoli professionali) e un conto andare in Paesi con sistemi radicalmente diversi. Se la sostanza del lavoro professionale rimane più o meno la stessa, contratti, pagamenti, assicurazioni, titoli e competenze cambiano.

Lavorare all'estero: dove conviene andare

Dovunque ci sia un’intensa attività edilizia: nei Paesi in via di sviluppo, dal Medio Oriente alla Cina al continente africano; possibilmente non da soli, ma in sinergia con le imprese e con l’intero sistema produttivo made in Italy e in collaborazione con la rete diplomatica, gli Istituti Italiani di Cultura e con la citata ICE - ITA, Italian Trade Agency, l’Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane del Ministero dello Sviluppo Economico.

LA GUIDA INTEGRALE E' DISPONIBILE IN FORMATO PDF