La Digitalizzazione e i Corpi Intermedi nel Settore della Costruzione e dell'Immobiliare

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Su Il Corriere della Sera di domenica 16 dicembre 2018 Dario Di Vico proponeva, anche alla luce delle azioni poste in atto dai più recenti, assai diversi tra loro, governi, nei confronti dei corpi intermedi.

In estrema sintesi, la tesi proposta sottolineava le difficoltà che le rappresentanze professionali, imprenditoriali e sindacali incontrano nel fronteggiare una evoluzione delle economie e dei mercati che si presenta non più in forma orizzontale, ma che agisce in senso verticale.
L'autore giunge a parlare di «sindacato di filiera», dotato di un key driver (un disintermediatore, forse?).
Senza entrare nel merito di un tema delicatissimo e, ovviamente, sensibilissimo, quale quello del ruolo prospettico dei corpi intermedi tra attività difensive e propositive, resta l'osservazione obbligata sulle conseguenze che, nello specifico del Settore della Costruzione e dell'Immobiliare, la verticalizzazione, di cui parla Di Vico, comporta.

Essa, peraltro, è strettamente imparentata colla digitalizzazione, ponendo al centro dell'attenzione le catene strategiche di fornitura e, naturalmente, anche l'internazionalizzazione di un Sistema delle Costruzioni che, a margine della sua peggiore crisi strutturale, vede segnali di ripresa in contesti inaspettati, stenta ad affrontare alcuni aspetti salienti e, infine, assiste sgomento alla scomparsa di competitori fondamentali e alla crisi delle loro supply chain.
Ora, è vero che la questione della «razionalizzazione» della filiera sarebbe decisiva anche in un ambito interpretativo tradizionale di mero efficientamento digitale del comparto, all'interno del paradigma della Nuova Industrializzazione Edilizia (e Infrastrutturale), richiedendo una rivisitazione profonda dei ruoli e delle relazioni tra committenti, progettisti, produttori, distributori, costruttori, manutentori e gestori.
Tanto più lo sarà, tuttavia, allorché si profila una nuova concezione del Settore dell'Ambiente Costruito che, situando il cespite immobiliare o infrastrutturale entro il ciclo di vita, interconnettendolo con una molteplicità di entità eterogenee in tempo reale, genera, appunto, la nozione di Built Asset as a Service.
In questo caso, oltre al ripensamento dei rapporti negoziali tra gli attori tradizionali, si tratta di considerarne uno spettro ben più ampio e molto meno ortodosso, laddove l'ambito di applicazione (e, conseguentemente, il peso) del settore si estende considerevolmente, ben oltre l'effetto moltiplicatore dovuto alle interdipendenze settoriali, ma in cui la contendibilità si accresce e nel quale il primato potrebbe spettare a chi detiene i saperi più innovativi.
 
A partire dalla nozione di «collaborazione» che la digitalizzazione evoca, occorre, perciò, domandarsi seriamente se si possa davvero dare una complexio oppositorum tra le istanze opposte della «distinzione» (che tutela l'identità di ogni rappresentanza nel sistema articolato delle responsabilità) e della «integrazione» (che restituisce gli effetti della ibridazione tra gli attori).
Sono, infatti, proprio locuzioni come experience provision e living service, che caratterizzano la servitizzazione del comparto e che spiegano l'avvicendamento dell'information model col digital twin, a dimostrare come urga una discussione sul tema della «filiera», di là dei buoni propositi.
 
L'interrogativo che ci si deve porre è, in effetti, il seguente: potrà un comparto frammentato e conflittuale reggere all'atto della trasformazione digitale del prodotto immobiliare e infrastrutturale che, non a caso, si «sdoppia», non ammettendo più la presenza del cespite fisico privo del suo complemento digitale, poiché la redditività e la produttività dello stesso dipendono, in particolare, dai servizi sartoriali a elevato valore aggiunto che esso possa supportare direttamente tramite il governo dei propri livelli prestazionali e di quelli comportamentali che vi sono interrelati sempre più strettamente attraverso la Business Continuity e l'Occupancy?
 
Una Piattaforma Digitale Industriale Nazionale, o meglio un Ecosistema Digitale Industriale Nazionale potrebbe costituire l'occasione per avviare una autentica strategia (o politica: dipende dal coinvolgimento dei decisori politici e dalla loro consapevolezza) industriale, ma pure la circostanza in cui vecchi e nuovi attori di un mercato che si profila e che si prospetta come inedito possano iniziare a dialogare e a negoziare.