Il Senso dell'Europa per la Digitalizzazione del Settore delle Costruzioni

Angelo Luigi Camillo Ciribini - DICATAM, Università degli Studi di Brescia 19/12/2018 1115

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Il 17 Dicembre 2018 si è tenuta a Bruxelles, presso la DG GROW della Commissione Europea, l'Assemblea Generale dello EU BIM Task Group, in cui è avvenuto il trasferimento della presidenza dalla delegazione britannica a quella francese (con la vice-presidenza affidata alla delegazione tedesca).

Di fatto, l'avvicendamento coincide con la traslazione dalla fase originaria, caratterizzata da una importante azione di sensibilizzazione sul tema della Digitalizzazione della Domanda Pubblica, culminata nella pubblicazione in più di venti lingue diverse dello Handbook, a una stagione più istituzionale, finalizzata alla attuazione operativa capillare, che progressivamente andrà a coinvolgere i pochi Paesi della Area Economica Europea ancora assenti e costituirà un riferimento obbligato anche per i Paesi Russofoni.

Il modello europeo del Task Group sta, in effetti, suscitando forte interesse in altri continenti.

Il ruolo della delegazione italiana nel EU BIM Task Group

Dei contenuti della riunione e dei relativi documenti statutari e programmatici nulla si può dire, in questa sede, se non per vie ufficiali, ma la delegazione italiana, che aveva già contribuito attivamente ai lavori preparatori per il nuovo mandato pluriennale, resta a far parte, come nel passato, del consiglio direttivo.

Tra l'altro, si profila con evidenza la opportunità di assicurare una convergenza tra le Road Map di entità differenti impegnate, a livello internazionale, sugli stessi temi.

Ciò che emerge, ad avviso dello scrivente, in senso generale, dal contesto comunitario è una doppia polarizzazione (della quale trattava, appunto, la conferenza internazionale di DIGITAL&BIM ITALIA tenutasi nell'Ottobre 2018 a Bologna) concernente i due estremi della digitalizzazione, l'implementazione elementare e l'applicazione avanzata.

Transizione dal Settore delle Costruzioni e dell'Immobiliare al Settore dell'Ambiente Costruito

Il passaggio decisivo risiede nella convinzione, ormai diffusa, pure in sede comunitaria, che sia in atto una transizione dal Settore delle Costruzioni e dell'Immobiliare al Settore dell'Ambiente Costruito, che corrisponde tanto un salto di scala (dall'edificio alla città) quanto di essenza (dal manufatto al servizio).

Ora, è evidente che ci si trova, da un lato, sotto un profilo strettamente quantitativo, agli albori della digitalizzazione (a iniziare dalla Domanda Pubblica), attraverso la categoria del «BIM», cosicché si renderà, nei prossimi anni, necessario un vero e proprio sforzo di alfabetizzazione.

La rilevazione, ad esempio, più recente che il CRESME ha proposto testimonia che la percentuale di procedure competitive pubbliche in Italia in cui il «BIM» sia citato sia in netta crescita: ciò, tuttavia, non assicura della correttezza della sua formulazione, anzi induce a ritenere che in molti casi ciò sia avvenuto confusamente.

È altrettanto vero, tuttavia, che contestualmente le punte più avanzate dei mercati nazionali dell'Area Economica Europea, stanno sperimentando soluzioni altamente innovative, di cui l'«Artificial Intelligence» costituisce un rimando fortemente evocativo.

Naturalmente, almeno in apparenza, per soddisfare la seconda condizione sarebbe inevitabile adempiere diffusamente alla prima, ma il fatto sta che tale evoluzione già ora non è lineare: all'interno di una stessa catena di fornitura, ad esempio, le due realtà, o, se vogliamo, le due priorità, potrebbero convivere.
Non è un caso, peraltro, che si faccia un gran parlare del «gemello digitale», vale a dire di una modalità che, incentrata sul ciclo di vitale cespite, faccia da ponte tra Costruzione e Ambiente Costruito.

D'altronde, se si guarda a un paio di gare di appalto recentemente pubblicate da parte di aziende ospedaliere e da agenzie territoriali per la casa in Lombardia e in Piemonte (la prima, detto per curiosità, sopra le soglie di cogenza che decorrono dal 01.01.2019), si osserva un tentativo, piuttosto maldestro, a iniziare da progetti probabilmente tradizionali, di richiedere, senza ulteriori specificazioni, alle imprese appaltatrici modelli informativi finalizzati al «come costruito»: ancora una volta, appunto, al ciclo di vita.
È opportuno, perciò, riconoscere come, specie a livello delle amministrazioni comunali e regionali, il grado stesso di comprensione del tema, oltre che del DM 560/2017, sia assai scarso, facendo intravedere una proliferazione di contenziosi dovuti a imperizie delle controparti, a cominciare dalla committenza pubblica.

Ciò significa, pertanto, che, a livello comunitario, così come a livello nazionale, sia necessario un allineamento delle strategie e delle road map, per evitare ulteriori dispersioni interpretative.

È palese, dunque, che questo sforzo di omogeneizzazione a livello europeo, se coronato da successo, andrebbe a originare una nuova generazione della Domanda Pubblica, ripercuotendosi sui ceti professionali e imprenditoriali, che, naturalmente, al contrario, da sempre dispongono di una rappresentanza sovranazionale.
Atteso, pur non dandolo per scontato, che questo obiettivo sia effettivamente conseguibile, senza eccessive semplificazioni e inediti riduzionismi, è il successivo (per meglio dire, per alcuni, concomitante) passaggio che suscita molti interrogativi.

Ciò potrebbe accadere poiché, nella fase canonica della maturità digitale (un tempo si sarebbe definita UK BIM Level 2, oggi Stage 2 according to the ISO 19650 Standards) la vicenda si impernia sulla richiesta e sulla produzione di modelli informativi, successivamente utilizzabili in ambiti e fasi diverse, con una connotazione piuttosto circoscritta, comprensibile, dominabile, a dispetto delle nozioni, piuttosto impegnative di per sé, di collaborazione e di integrazione.

Allorché, però, non è più la modellazione delle informazioni (che, in realtà, è un esercizio che mira a produrre visualizzazioni tridimensionali nonché elaborati e documenti, prevalentemente grafici) la posta in gioco, bensì la strutturazione dei dati numerici, l'ambito di applicazione si dilata e, a differenza del BIM, acronimi come AI o IoT non sembrano facilmente riassumibili né dominabili.

Se, in effetti, è stato possibile proporre BIM Task Group o Task Force, meno facilmente si potrebbe parlare di AI o di IoT TG o TF.
Vi è, comunque, un forte grado di interdipendenza tra i due ambiti: spiegare e fare attuare in maniera corretta i fondamentali della gestione delle informazioni è sicuramente un viatico necessario per proseguire oltre.

Per questa ragione, entità come lo EU BIM Task Group potrebbero svolgere davvero un prezioso lavoro da «agenzia».

Nei contesti nazionali vi sono state diverse esperienze di questo genere (lo UK BIM Task Group nel Regno Unito, oggi Centre for Digital Built Britain, o il Plan Transition Numérique dans le Bâtiment, oggi Plan BIM 2022, in Francia, forse la Comisión BIM ) e altre ve ne saranno (il nationales BIM-Kompetenzzentrum in Germania o l'iniziativa BIM Konzepze 2022) avviata nella Republica Ceca tra il Ministero del Commercio e dell'Industria e l'Ente Normatore).
Si tratta di capire se, anche nel Nostro Paese, possa darsi una simile entità: sia consentito, pur con qualche partigianeria, citare, tra gli altri, tentativi embrionali, sia pure parziali, quello offerto dal Centre for Construction Law and Management (CCLM) promosso congiuntamente da tre atenei lombardi (Politecnico di Milano, Università degli Studi di Brescia, Università La Statale o degli Studi di Milano).

In definitiva, la digitalizzazione inizia a divenire la meta-categoria per questo settore economico, come testimonia, ad esempio, il taglio che sarà impresso al prossimo BAUMA che si terrà nel 2019 a Monaco.

Se, pertanto, la digitalizzazione sembra imporsi come inevitabile per il comparto, resta l'urgenza di dimostrarne il ritorno sull'investimento, nelle maniere più consone alle istituzioni governative.

In una recente risposta a una interrogazione parlamentare del Partito Liberale, ad esempio, il Governo Federale Tedesco dichiarava che «Der Bundesregierung liegen keine belastbaren Angaben aus anderen Ländern zu realisierten Effizienzgewinnen durch die Implementierung von Building Information Modeling (BIM) vor», cioè che l'evidenza dei benefici arrecati è ancora tutta da dimostrare, o perlomeno, da quantificare a livello internazionale.

Naturalmente, i benefici possono essere misurati secondo due criteri: l'incremento del valore della spesa pubblica e la mitigazione del rischio (l'aumento della assicurabilità e della bancabilità degli investimenti pubblici).