Etna, terremoto di magnitudo 4,8: paura, crolli e 28 feriti

Redazione INGENIO 26/12/2018 1289

cartina del sisma a Catania

Scossa di terremoto M 4,8 a 1,2 km di profondità

Si è avvertita questa notte alle ore 03:19 la forte scossa di magnitudo ML 4.8, che ha coinvolto l’area etnea in questi giorni già all'erta per le eruzioni del vulcano.

L'epicentro del terremoto è stato localizzato a circa 2 km a N di Viagrande (CT) e Trecastagni (CT), leggermente a Sud Est rispetto alle scosse che si sono verificate nei giorni precendenti sull’Etna, una ubicazione molto simile al terremoto del Catanese del 20 febbraio 1818. Secondo i rilevamenti dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) inoltre il sisma ha avuto ipocentro a solo circa 1,2 km di profondità.

danni del sisma dell'Etna

Il primo bilancio del terremoto

Due giorni dopo l’eruzione dell’Etna la terra trema ancora in Sicilia. La scossa è stata avvertita dalla popolazione e molti hanno trascorso la notte in auto anche nei paesi della provincia. Da un primo bilancio sono 28 le persone che hanno fatto ricorso alle cure mediche del pronto soccorso degli ospedali, fortunatamente per ferite lievi o stati di choc.

La scossa ha provocato danni alle chiese e alle vecchie abitazioni, per lo più nella zona di Zafferana Etnea. Chiuso precauzionalmente al traffico un tratto dell’autostrada Catania-Messina, la A18, tra Acireale e Giarre per la presenza di crepe nel manto stradale. 

danni ad una chiesa

Resta al momento pienamente operativo l’aeroporto internazionale di Catania, come si legge sul sito dello scalo, dopo l’eruzione sull’Etna, ancora in piena attività, e lo sciame sismico che si è verificato nel catanese nella notte.

Sospesa per oltre 5 ore, dalle 3.20 e fino alle 8.50, la circolazione ferroviaria sulle linee Messina-Siracusa e Catania-Palermo.

Attivata la Protezione Civile

Il capo del Dipartimento della Protezione civile, Angelo Borrelli, ha convocato il Comitato operativo a Roma ed è partito per la Sicilia. Alle 10 riunione in prefettura a Catania.Personale e mezzi dei Vigili del fuoco della Calabria sono partiti per aiutare nelle operazioni del post terremoto che ha colpito la notte scorsa il Catanese. Le squadre, per un totale di 40 unità e di diversi mezzi, appartengono a quattro sezioni operative calabresi. Da Catanzaro sono state inviate nove unità con i relativi automezzi.  

Ingv: “Grande energia e magma. Scossa amplificata da poco profondità”

Sono state 11 le scosse di terremoto (considerando solo quelle di magnitudo non inferiore a 2) registrate dalla mezzanotte nella zona dell’Etna. Tra le più rilevanti, oltre a quella di magnitudo 4.8 delle 3:19, una di magnitudo 3.3 all’1:09 vicino ad Aci Sant’Antonio. Quasi tutti gli eventi sismici hanno avuto ipocentro a una profondità molto bassa, anche meno di un chilometro. La superficialità dell’ipocentro del sisma, a solo un chilometro di profondità, ha contribuito ad amplificare l’effetto della scossa, che è stata nettamente avvertita anche a Taormina, nel Siracusano e nel Ragusano. Tutti eventi riconducibili all’eruzione in corso da due giorni sull’Etna, che ha fatto registrare un’ulteriore impennata dei valori dei tremori dei suoi condotti magmatici interni, segnale della presenza di grande ‘energia’ e di magma in movimento che spinge sulle pareti dell’edificio vulcanico. L’attività dell’Etna era iniziata attorno alle 8.50 della vigilia di Natale con un intenso sciame sismico che, spiegava l’Ingv,aveva prodotto  oltre 130 scosse, tra cui una alle 13.08 di magnitudo 4.0 – localizzata a 2 chilometri di profondità nella zona di Piano Pernicana sul fianco nord est del vulcano – e una di magnitudo 3.9 nella zona di Monte Palestra, sul fianco nord ovest, nel giro di poche ore. I vigili del fuoco sono presenti in tutte le zone per i soccorsi e le verifiche delle strutture.

Geologi: "Territorio vulnerabile, serve prevenzione a lungo termine"

"L'Italia si conferma ancora una volta un territorio particolarmente vulnerabile a tutti i georischi, in questo caso con un combinato del rischio sismico e vulcanico, evidenziando ancora una volta che non bisogna abbassare la guardia e perseguire una necessaria prevenzione anche attraverso pianificazioni a lungo termine". È il commento di Francesco Peduto, presidente del Consiglio nazionale dei geologi.