Equo compenso: basta per sempre coi bandi gratuiti da 1 euro? L'emendamento approvato al DL Semplificazioni

Equo compenso: l'emendamento dei 5 Stelle al DL Semplificazioni approvato dal Governo - in discussione al Senato da domani - vieta alle pubbliche amministrazioni il conferimento di incarichi professionali con remunerazioni non proporzionate alla quantità e alla qualità del lavoro svolto. Il compenso della prestazione professionale deve anche tener conto dei parametri per la liquidazione giudiziale dei compensi

Equo compenso nella PA: basta con gli incarichi gratuiti?

Le pubbliche amministrazioni non potranno più conferire incarichi professionali, né affidare opere pubbliche nell'ambito delle quali siano previsti incrichi professionali, il cui compenso pattuito non sia proporzionato alla quantità: lo prevede un emendamento al DL Semplificazioni (135/2018) attualmente al vaglio del Senato per la definitiva conversione in legge.

L'emendamento, disponibile in allegato, è stato presentato dal Movimento 5 stelle (a firma del capogruppo in commissione lavori pubblici Santilli e da altri suoi colleghi) ed ha avuto venerdì scorso un primo parere positivo da parte del Governo: la discussione ufficiale inizierà martedì 15 gennaio presso le commissioni affari costituzionali e lavori pubblici del Senato e potrebbe trovare un accordo bipartisan anche fra le forze delle opposizioni che, in passato, hanno mostrato sensibilità su questi temi.

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La norma proposta stabilisce che "le pubbliche amministrazioni non possono conferire incarichi professionali, né affidare opere pubbliche nell'ambito delle quali siano previsti incarichi professionali, il cui compenso pattuito non sia proporzionato alla quantità e alla qualità del lavoro svolto", pena la nullità del contratto.

La proposta va a toccare tutti gli affidamenti di incarichi professionali e, soprattutto, si riferisce agli incarichi di servizi professionali inerenti la realizzazione di opere pubbliche (progettazioni, direzioni lavori, collaudi ecc.).

C'è ovviamente da sottolineare che già l'art.24 del Codice Appalti, ai commi 8bis e 8ter, stabilisce che le stazioni appaltanti devono applicare il decreto sui compensi (cd. Decreto Parametri BIS) e vietano l'applicazione di rimborsi irrisori o l'uso delle sponsorizzazioni per non remunerare l'attività professionale, ma poi scoppiò il 'caos' quando il Consiglio, con sentenza 4614/2017, diede il benestare ai bandi con compensi irrisori dando valore alle utilità "di immagine" per il professionista affidatari, le cosiddette "sponsorizzazioni". Altra giurisprudenza di merito, però, aveva scelto invece una posizione opposta tesa a ribadire l'illegittimità di affidamenti gratuiti o con compensi in violazione del sopracitato DM Parametri BIS.

Gli obiettivi dell'emendamento per l'equo compenso

  1. vietare gli affidamenti di incarichi professionali delle pubbliche amministrazioni che non prevedono un equo compenso per l'affidatario;
  2. impedire la prassi dei bandi con compensi irrisori (anche di un euro) in violazione della legge 172/2017 e del Codice Appalti.

La soddisfazione di Confprofessioni

"Il Governo ha accolto la nostra richiesta di una norma più stringente sull'equo compenso già introdotto con la Legge di Bilancio 2018 - ha affermato il presidente di Confprofessioni, Gaetano Stella -. Ci auguriamo che l'emendamento possa essere accolto per mettere la parola fine al malcostume di molte amministrazioni locali, che ha causato pesanti conseguenze non solo ad architetti e ingegneri, ma anche a commercialisti, avvocati e notai costretti a compensi irrisori per prestazioni professionali complesse".

L'emendamento governativo specifica inoltre che il compenso della prestazione professionale deve anche tener conto "dei parametri per la liquidazione giudiziale dei compensi", venendo incontro a una delle istanze avanzate da Confprofessioni nel corso dell'audizione parlamentare sul decreto semplificazioni dello scorso 8 gennaio 2019.

L'EMENDAMENTO INTEGRALE E' DISPONIBILE IN FORMATO PDF