Il Ruolo dei Centri di Competenza Digitale nell’Evoluzione del Settore dell’Ambiente Costruito

The new We Company umbrella will consist of three main business units: WeWork, its main office business; WeGrow, which includes an elementary school and a coding academy; and WeLive, a growing residential unit. The We Company also aims to add 1,000 engineers. Neumann hinted at the possibility of a banking unit in future.
Silicon Republic

Governments can help nudge the industry to use more wood, particularly in the public sector—the construction industry’s biggest client. That would help wood-building specialists achieve greater scale and lower costs. Zero-carbon building regulations should be altered to take account of the emissions that are embodied in materials. This would favour wood as well as innovative ways of producing other materials. 
The Economist


Il Ruolo dei Centri di Competenza Digitale: eLUX Lab di Brescia

eluxlab.jpg

eLUX Lab è un centro interdipartimentale dell’Università degli Studi di Brescia che si occupa di tematiche multidisciplinari, o meglio, che focalizza in maniera multidisciplinare temi specifici incentrati sulle Smart Grid e sull’Internet of Things in contesti differenti.

Ciò è non irrilevante perché sempre più si affacciano questioni che possono essere investigate solo anteponendo alle stesse solo il tema, anziché le discipline: ciò, in realtà, non comporta il depotenziamento dei saperi disciplinari, tutto il contrario, bensì il loro asservimento, o la loro convergenza verso, a un obiettivo.
Dal punto di vista, in particolare, di coloro che si occupano del settore della costruzione e dell’immobiliare le tematiche che affronta il Centro presentano indubbio interesse per diversi ordini di motivi.

Il primo di essi è naturalmente il fatto che la Smart City, collegata al fenomeno di accentramento urbano globale, città oggi sempre più Agile, sta fuoriuscendo dall’ambito degli immaginari per divenire concreto segmento di mercato, a partire dalla gestione delle reti che, peraltro, portano con sé informazioni sui consumi e, in ultima analisi, sugli stili di vita.
D'altra parte, è il paradigma di interconnessione medesimo che sollecita fortemente la evoluzione delle singole entità quali elementi di un sistema unitario che agisce in forma di agente mutageno attraverso le relazioni fra le prime.

Transizione dal Settore delle Costruzioni e dell'Immobiliare al Settore dell'Ambiente Costruito

Di conseguenza, se il settore è in procinto di assumere la denominazione di ambiente costruito, gli edifici e le infrastrutture (quali cespiti tangibili) ne rivestono un ruolo significativo, come dimostra l’attenzione rivolta agli Smart District  nelle operazioni di sviluppo immobiliare che, allorché si allontanano da una concezione tradizionale e statica di Master Plan, acquisiscono i connotati della progettualità attinente alla cittadinanza nell’epoca digitale: ancora una volta, si tratta di creatività nelle relazioni sociali, economiche, e così via.

digitale-3.jpg

Qui, al crocevia tra Real Estate Developer e Utility, insiste il dibattito sulla natura del prodotto (o dovremmo dire del servizio?) immobiliare del futuro, si gioca nei prossimi lustri la partita più importante per il settore.
Si assiste, in effetti, a un doppio passaggio intrecciato, per cui, per un verso, si propone un approccio industriale avanzato con sistemi costruttivi relativamente meno praticati (oggi, ad esempio, consacrati da The Economist, mentre, da un altro verso, coloro che affittano o vendono immobili iniziando a proporli come «spazi», per terminare col proporre «esperienze».

Il caso di WeWork, giunto a una dimensione olistica straordinaria con il brand We Company è eloquente.

In secondo luogo, i Cognitive Built Asset (se si vuole pure la Smart Home) evidenziano, appunto, come la capacità di un bene materiale, pure attraverso il proprio Digital Twin virtualizzante, non solo sia capace di assicurare in modo interconnesso i propri livelli prestazionali, ma pure di erogare direttamente servizi alla persona (il cittadino digitale come fruitore), avendo profonde implicazioni sulla identità degli operatori, sulla natura dei prodotti e persino sulle discipline stesse (ha ancora senso pensare al Facility Management?).

Giusto il fatto che l’edificio interconnesso possa presentare caratteri «infrastrutturali» dimostra, inoltre, la portata di un passaggio che ha i toni di una vera e propria cesura epistemologica: del resto, già le reti immateriali indicavano una forte presenza dell’«intangibile» in operazioni incentrate su bricks and mortar.

D’altra parte, il fatto che, anche per il patrimonio costruito su cui intervenire, si prospetti un nuovo paradigma industriale, caratterizzato dall’Off Site Manufacturing, eventualmente rafforzato non solo da processi strettamente digitali, ma pure additivi, è emblematico di un nuovo approccio complessivo del comparto.
Più che per le tecnologie produttive e per i relativi sistemi costruttivi, la sfida dell’autonomazione vale, soprattutto, però, per il cantiere in generale, oggi maggioritariamente ascrivibile all’On Site.

Il valore del «dato» si intuisce con la nozione di «piattaforma digitale»

Elemento comune e cruciale di questo ragionamento è la nozione di «piattaforma digitale», poiché, allorché si intuisce il valore del «dato», è ovvio che sorga l’esigenza di renderlo numerico, computazionale, di collegare e di sfruttare enormi quantità di dati eterogenei da strutturare in informazione e in conoscenza, purché la loro qualità sia idonea ed essi siano collegabili.

La sintetica rassegna di temi, nonché la loro differente scala, illustra in che misura i saperi della digitalizzazione, da una parte, debbano nutrirsi dei saperi delle discipline di settore (come l’ingegneria strutturale o energetica, ma, a questo, punto anche, ad esempio, la psicologia cognitiva).

In definitiva, la sfida principale riguarda la natura della catena di fornitura e il grado di eterodirezione che i dati conferiranno al processi decisionali.
Prima di tutto, non solo per via della crescente rilevanza della rigenerazione urbana e della centralità dell’agglomerazione urbana, è chiaro che gli operatori dovranno porsi a quella scala, come ibridazione di competenze professionali e imprenditoriali eterogenee e integrabili.

Non è un caso che eLUX Lab abbia come primi interlocutori le Utility e le ICT Company.
Sono questi, infatti, i soggetti con cui gli attori tradizionali del settore dovranno confrontarsi, considerando che la gestione dei dati consente di agire da protagonisti di un mercato, non necessariamente svolgendovi il ruolo nominale primario.

E' possibile fare una distinzione tra fornitori e attori, tra ospitato e ospitante nelle piattaforme digitali?

In un certo senso, la distinzione tra fornitori e attori è sempre più labile: i competitori tradizionali spesso non si accorgono che, proprio in virtù della opportunità di competere su ecosistemi digitali che si fanno marketplace, i ruoli e i poteri che competono a chi tali «luoghi» gestisce si dilatano progressivamente.

Ciò che è accaduto al settore della costruzione e dell’immobiliare è, infatti, che, sia pure attraverso una lentezza ancora persistente, abbia accettato di agire tramite veicoli computazionali, avvenendosi, tutti, che i singoli strumenti non potessero garantire un flusso informativo «fluido».

Così come è sempre più problematico distinguere tra ospitato e ospitante nell’ecosistema digitale, perde altresì di senso guardare ai singoli applicativi a prescindere dalla piattaforma che li abilita.
eLUX Lab, non per nulla, nelle piattaforme, intese come ecosistemi digitali orientanti, ha una sua ragione fondamentale di essere; collegare e sincronizzare, però, tende a significare intelligere e orientare.

Ecco che, dunque, si tratta di riconfigurare il mercato della costruzione e dell’immobiliare attraendo gli attori entro piattaforme che offrano loro finalità e marginalità ben maggiori di quelle che il comparto attuale analogico, frammentato, conflittuale, autoreferenziale, improduttivo, può consentire.

Al contempo, ciò vuol dire concepire una strategia industriale e supportare meccanismi di ripensamento radicale di un mercato che si estende sempre più, ma, per farlo, deve accogliere nuovi partner e nuove identità.

Per questa ragione, per quanto eLUX Lab abbia come obiettivo naturale quello di produrre e di trasferire innovazioni tecnologiche puntuali, è la gestione olistica dei flussi informativi e dei processi in tempo reale a contare: che si chiami piattaforma, ecosistema o sala di controllo, la finalità è quella di reinventare i business.