L. 1086, DPR 380, Norme Tecniche, Circolare, CVT, CNR, UNI, Eurocodici … troppi riferimenti per i professionisti?

Andrea Dari - Editore INGENIO 11/02/2019 4348

Proliferazione delle normative e tecnicismo

Piero Pozzati con Pier Luigi NerviQuesto era il titolo della La storica ultima lezione del Prof. Piero Pozzati, che fu Ordinario di Tecnica delle Costruzioni presso l’Università di Bologna e maestro indimenticato di molti.

Un titolo significativo, che anticipa già quanto Pozzati intendeva sottolineare nel corso della sua relazione, che ci ha lasciato anche in forma scritta, e di cui ricordo una parte:

 "un numero di regole eccessivo comporta vari degli inconvenienti dianzi citati e in particolare: l'impoverimento dell'autonomia e della creatività, in quanto l'opera del progettista è irretita dalle norme; la difficoltà di discernere ciò che veramente conta; la sensazione di avere, al riparo delle norme, responsabilità assai alleviate; la difficoltà non infrequente di rendersi conto dei ragionamenti che giustificano certe regole, rischiando di considerare queste alla stregua di algoritmi, ossia di schemi operativi che, una volta appresi, il pensiero non è più chiamato a giustificare. Ma tra le varie conseguenze, una delle più temibili è l'attenuazione del senso di responsabilità, mentre questa costituisce uno dei diritti fondamentali dell'uomo, violando il quale la vita si appiattisce, e si rafforza, attraverso il costituirsi di una società iperorganizzata, il sistema tecnocratico in grado di diventare, come dice Konrad Lorenz, "il tiranno della società umana", anche perchè la tecnocrazia si giova di un patrimonio di informazioni scientifiche che il singolo non può conoscere se non in minima parte."

Nella foto a fianco Piero Pozzati ritratto con Carlo Cestelli Guidi.

Con la Circolare il complesso delle NTC supera le 800 pagine, anzi, molto di più !

andrea-dari-e-donato-carlea.gifIn una breve intervista di Edilizia e Territorio, Donato Carlea, Presidente del Consiglio Superiore dei lavori pubblici, sottolineava che “La circolare mette in evidenza il percorso interpretativo e applicativo più semplice e più evidente possibile delle norme tecniche, eliminando le diverse possibilità di interpretazione della normativa”.

Una indicazione utile per il professionista, da sempre dubbioso sulla valenza ai fini della legge della Circolare, che in questo modo rafforza la sua posizione di  “norma de facto”.

A questo punto il complesso normativo delle norme tecniche, in attesa dei NAD, raggiunge e supera apparentemente le 800 pagine. In realtà, però, sono molte di più, in quanto questo insieme dipende dalla L. 1086 del 1971, oltre che da altri provvedimenti successivi, e richiama, poi, altri documenti gerarchicamente di livello più basso, ma comunque necessari per attuare la norma. Senza conoscerli non si riesce ad applicare le NTC.

Per esempio, per quanto riguarda:

  • i pavimenti industriali si fa riferimento (nella Circolare) alle Istruzioni CNR DT 2011 del 2014, 
  • il calcestruzzo fibrorinforzato (nelle NTC 2018) si dice che le fibre devono essere marcate CE in accordo alle norme europee armonizzate, quali la UNI EN 14889-1 ed UNI EN 14889-2, che la miscela del calcestruzzo fibrorinforzato deve essere sottoposta a valutazione preliminare secondo le indicazioni riportate nel § 11.2.3 con determinazione dei valori di resistenza a trazione residua fR1k per lo Stato limite di esercizio e fR3k per lo Stato limite Ultimo determinati secondo UNI EN 14651:2007 e per la qualificazione del calcestruzzo fibrorinforzato e la progettazione delle strutture in FRC si dovrà fare esclusivo riferimento a specifiche disposizioni emanate dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici (in uscita le Linee Guida)
  • l’ACCIAIO PER STRUTTURE METALLICHE E PER STRUTTURE COMPOSTE si indica che (NTC 2018) si dovranno utilizzare acciai conformi alle norme armonizzate UNI EN 10025-1, UNI EN 10210-1 e UNI EN 10219-1, recanti la Marcatura CE … e solo per i prodotti per cui non sia applicabile la marcatura CE si rimanda a quanto specificato al punto B del § 11.1 e si applica la procedura di cui ai §11.3.1.2 e § 11.3.4.11.1. …

Tre smplici esempi solo per evidenziare che il professionista oltre a conoscere la l. 1086 del 1971, gli altri provvedimenti normativi successivi, le Norme Tecniche delle Costruzioni del 2018, la Circolare delle NTC 2018, deve conoscere anche le Linee Guida del Consiglio Superiore dei LLPP richiamate, le Istruzioni CNR, le norme UNI nazionali, le norme CEN, tutti gli aspetti riguardanti la marcatura CE di prodotto, con l’attenzione di sapere per quali prodotti si applicano e per quali no, e con che livello di attestazione … e molte di queste sono a pagamento …

Ma non basta !!! va infatti ricordato che tutto questo avviene nell’ambito di un rapporto contrattuale tra committente e professionista che diventa ogni giorno sempre più complesso, in cui l’introduzione del BIM, in molti casi, va detto, viene fatta nei capitolati d’appalto ancora alla Carlona, in un contesto in cui il profilo di responsabilità di chi deve progettare e chi deve controllare non è ancora così chiaro … il professionista deve quindi o farsi assistere da un avvocato o diventare un esperto del codice degli appalti pubblici, dewl codice civile e di tutti gli altri codici che vanno a incidere poi sulle responsabilità che deve assumersi.

Ma non basta !!! con l'applicazione del BIM il professionista deve entrare nel merito anche di un insieme di requisiti che riguardano non più solo la parte tecnica di sua competenza ma anche aspetti legati all'ICT e alla digitalizzazione, a cominciare dalla gestione delle banche dati.

Ci viene da fare una battuta: la tecnica delle costruzioni è ancora fondamentale ?

Professionista: una firma che vale un patrimonio

E va aggiunto che ad oggi il professionista continua ad essere l’unico che risponde della sua firma con il proprio patrimonio.

E risponde per un tempo che ormai sta diventando lungo come quattro generazioni. Considerato infatti che su alcune opere la vita utile prevista è di 100 anni di fatto chi ha progettato potrebbe essere chiamato in causa circa 99 anni dopo, questo ci porta di suggerire a discendenti di tutelarsi adeguatamente … e per il ponte sul polcevera nuovo, dove secondo le dichiarazioni dei politici interessati si arriverà a una vita utile di 1.000 anni, suggeriamo di rinunciare direttamente all’eredità, oneri e onori annessi.

E le assicurazioni non coprono, peraltro, le responsabilità penali.

I professionisti non guadagnano a sufficienza per quello che devono fare

Di certo è che la mole di conoscenze e di aggiornamenti tecnici, nonché di responsabilità che vengono assunte, non corrispondono in alcun modo agli onorari professionali che sono applicati nel mondo delle costruzioni sia in ambito pubblico che privato.  Si pensi a un confronto con altri professionisti, per esempio i notai, per comprendere quanto la situazione sia ingiusta e ingiustificata.

Norme: torniamo alla Lezione di Pozzati

Ma al di là del tema delle responsabilità e dei compensi torniamo al tema della proliferazione delle normative e tecnicismo.

Nella sua prima intervista pubblica, Donato Carlea, il nuovo Presidente del Consiglio Superiore dei lavori pubblici, ha dichiarato che l’obiettivo primario del suo mandato sia quello di puntare al PROGETTO PERFETTO, perché solo puntando ad esso si potranno ridurre i costi delle opere, i relativi contenziosi, i tempi di realizzazione, e assicurare una qualità primaria alle opere, anche in termini di durabilità. Un concetto assolutamente condiviso da Ingenio e il sottoscritto.

Ma come evidenziato da Carlea, in un secondo confronto che ho avuto modo di avere nei giorni scorsi, il progetto perfetto nasce innanzitutto dalla conoscenza e dalla competenza, non dalla mera applicazione di una norma o di un software, che rappresentano quindi utilissimi strumenti, ma non il fine. Carlea ha usato una frase che mi è rimasta impressa: "nel progetto la cosa più semplice è applicare la formula matematica, è quello che ci sta dietro che è complesso".

Conoscenza e competenza sono alla base quindi dell’attività del professionista.

Qualche tempo fa, un collega svizzero in un convegno diceva “il mio cliente mi paga per pensare, non per disegnare” e questa affermazione mi ricorda un altro stralcio della lezione di Pozzati: ". E relativamente alle nostre progettazioni, il senso del bello, la scelta della soluzione strutturale, l'armonia nella distribuzione delle masse, la capacità di intuire il quadro essenziale delle sollecitazioni e dei comportamenti non sono forse cose acquisibili soltanto col pensiero?"

Una conoscenza che non può nascere solo dalle norme quindi, e neppure solo dallo studio teorico.

Riccardo Morandi scriveva agli inizi degli anni ’60: "Alcuni decenni trascorsi a progettare, dirigere e supervisionare le costruzioni di ponti in cemento armato mi autorizzano ad esprimermi opinioni sulla loro durata e sulla frequenza di ripetuti inconvenienti che possono verificarsi nel corso del tempo

Come è facile notare, Morandi fa riferimento a un’esperienza reale, fatta sul campo.

Ma l’impressione che abbiamo da questa corsa senza sosta alla legiferazione e normazione anche su aspetti prettamente tecnici, con documenti che richiamano altri documenti, che richiamano altri documenti ancora, per una regolamentazione che riguarda, ricordo, solo gli aspetti nazionali, è quella di portarci sempre di più verso un settore in cui sarà il software a prevalere sul pensiero, e i grandi studi di progettazione su quelli piccoli, che oggi rappresentano di fatto l’ossatura del sistema professionale italiano.

Problematiche che, ad oggi, ci pare non siano state appieno affrontate in tutte le sfaccettature, per esempio nell’ambito della formazione universitaria, in cui manca ancora un’adeguata attenzione agli aspetti connessi alla responsabilità e alle norme, ma anche dal punto di vista della riorganizzazione delle professioni, in un processo che superi le diversità e le posizioni attuali tra professionisti e società di ingegneria, per un modello nuovo più adeguato al nuovo contesto.

Il progetto perfetto

ANDREA-DARI---INGENIO-002.jpg

Quando penso al progetto perfetto mi viene in mente un’opera, un ponte, quello di Musmeci a Potenza. Penso alle prove con le bolle di sapone. Penso alle prove fatte presso l’ISMES su un campione ridotto della struttura. Penso alle considerazioni fatte da Sergio Musmeci sulla Sezioni Minima. 

Penso poi a tante opere realizzate nel 900 quando le norme erano poche e lo strumento di calcolo era un regolo … la stazione termini, il palazzetto dello sport dell’EUR, il ponte sul tagliamento, … e anche il ponte Morandi sul Polcevera, crollato non per errore di chi lo progettò ma di chi non seppe mantenerlo (e poi vedremo, forse, nel futuro, chi).

Le considerazioni già fatte in questo breve articolo mi portano però ad alcuni dubbi e certezze.

La prima certezza è che la tecnica non possa essere lasciata in mano alla politica. Non può essere un politico che valuta se abbattere o meno un ponte per problemi di sicurezza. Non può essere un politico a decidere se un’opera è, o meno, sicura. Non può essere un politico ad allungare l’iter di approvazione di una Norma tecnica di 4 anni, come accaduto nel passato recente. 

Il dubbio principale è invece se non sia il caso di, pubblicata la Circolare, di fermare un attimo le cosiddette bocce per comprendere che tipo di strumento normativo vogliamo dare per arrivare al progetto perfetto per le costruzioni italiane:  tecnico o tecnicistico ?

Perchè è innegabile che proseguendo a normare anche il singolo dettaglio, non solo limiteremo ancora di più "il pensiero" del professionista e, di conseguenza, anche la sua attenzione al progetto, ma andremo nella direzione in cui ci sarà chi progetta i marciapiedi, chi la strada, chi l'uscio delle porte, chi la panchina ...

Ecco, a mio parere, la principale sfida che il nuovo presidente del Consiglio Superiore dei LLPP dovrà affrontare, scegliere la rotta da imprimere all'ingegneria (nel settore delle costruzioni) del futuro.

Ing. Andrea Dari