Agli Ingegneri la disciplina interessa ancora?

La professione di ingegnere non è fatta solo di aspetti tecnici

sala.jpgMi rendo conto che leggere qualcosa su questo argomento possa richiedere per un ingegnere uno sforzo notevole, ma penso che sia bene rendersi conto che la nostra professione non è fatta esclusivamente di argomentazioni tecniche. 

Inizierò con alcuni incisi di inquadramento che chi li conosce (pregherei di non farlo a chi crede di conoscerli) può saltare a piè pari al “perché”.

Anche se a qualcuno l’essere in Europa potrebbe andar stretto, copio una frase da un documento europeo (documento CESE del 2014):

La disciplina delle libere professioni comprende i requisiti morali per l’esercizio della professione e le norme di etica professionale della categoria, ed è dunque espressione della responsabilità sociale di tali professioni. La somma di tutte queste norme viene chiamata deontologia.” 

Ovvio pensare al CODICE DEONTOLOGICO, cioè, al pari di altri ben più noti codici (penale, civile, amministrativo etc.), come “raccoltadi quei principi che si estrinsecano in norme etiche (in senso stretto, cioè che si potrebbe anche non scrivere tanto sono condivise dalla comunità) e in principi meramente regolamentari (esempio obblighi e divieti). 

Nel 2012 è stato emanato ed è entrato in vigore il DPR 137 che rappresenta il nuovo regolamento delle professioni. Non è il caso di scendere, se non indispensabile, in dettagli, ma per esemplificare a livello molto conosciuto, è il motivo dei crediti professionali di aggiornamento.

Con il medesimo sono stati anche istituiti i Consigli di disciplina presso gli Ordini provinciali; mentre, per gli ingegneri, non è stato possibile istituire il Consiglio di disciplina nazionale, in quanto il CNI è organo di Magistratura e la riforma si potrebbe fare solo con apposita Legge (non con altri provvedimenti come un DPR, DM etc.).

Questo ha anche un risvolto non da poco, perché alla luce della legislazione vigente il procedimento disciplinare è a tutti gli effetti un procedimento di Giustizia (Giurisdizionale per parlare in termini Costituzionali, analogamente a Giurisdizione Penale, Civile etc.). La sentenza del Collegio di disciplina, pur scaturendo da un procedimento amministrativo, diventa con l’emissione giurisdizionale ed è appellabile al CNI (Magistratura d’appello) e come ultimo livello alla Corte di Cassazioni a sezioni unite. 

Perchè

Scrivo questo, perché mi sembra di cogliere nella nostra comunità Ordinistica dei fraintendimenti.

I Consigli di disciplina sono partiti nel 2014 con le elezioni successive al DPR anche perché prima si son dovuti fare dei passaggi regolamentari.

Il CNI ha fatto un lavoro egregio tant’è che siamo stati uno dei pochi ordinamenti con tanto di linee guida e con nuovo codice deontologico, ma poi a distanza di 5 anni questa azione si è un po’ arenata. Se è comprensibile l’imbarazzo del CNI come organo giudicante di secondo livello, un po’ meno comprensibile è l’atteggiamento degli Ordini.

Se facciamo un giro nei siti internet degli Ordini troviamo che praticamente tutti hanno soppresso la Commissione Etica. Le pagine dedicate alla deontologia, con poche eccezioni, o sono assenti o desolatamente vuote.

Come dire Consiglio di disciplina = Commissione Etica, non pensiamoci più.

Questo è un po’ dovuto anche ad una frase che riporto integralmente dalla circolare CNI 145/2017: “Si ricorda, in conclusione sul punto, che l’introduzione del sistema basato sui Consigli di disciplina territoriali ha comportato l’impossibilità per il Consiglio dell’Ordine territoriale di continuare ad occuparsi di questioni e vicende disciplinari.

Purtroppo le parole hanno il loro peso; mi permetto di dissentire da questo principio, perché, per esemplificare brutalmente, sarebbe equivalente a dire che siccome ci sono i Magistrati ad occuparsi di Legge, non serve né la parte politica (Presidente della Repubblica, Parlamento etc.), né soprattutto la Polizia e i Carabinieri. 

Al Consiglio di disciplina, secondo il DPR 137/2012 (riporto le parole precise), sono “affidati i compiti di istruzione e decisione delle questioni disciplinari riguardanti gli iscritti all’albo”.

Quindi, secondo Legislazione vigente e anche documenti europei, la regolamentazione e la vigilanza sono ancora compito dell’Ordine. Se il CNI e gli Ordini ritengono che sia più importante costituire una qualsiasi Commissione Tecnica piuttosto che anche una Deontologica, si prendono le proprie responsabilità. Se non altro un argomento futuro, i prossimi Consigli di Disciplina saranno costituiti da persone “spaesate” come siamo noi adesso ? 

L’argomento sarebbe molto e inaspettatamente ampio, ma vorrei solo portare all’attenzione del Collega Presidente Zambrano che conosce molto bene l’argomento, alcune questioni:

  • Se è vero che il CNI non può e non deve dire “per questo peccato, questa è la punizione”, ha comunque una responsabilità organizzativa Nazionale che non può esaurirsi con una circolare o con la frase "se avete problemi che il Presidente del consiglio di disciplina (e non i membri) telefoni al CNI"
  • Le sentenze del CNI sui ricorsi sono emesse “in nome del Popolo Italiano” e quindi sono atti Pubblici. Secondo il CNI è normale che il povero componente del Consiglio di disciplina vada a curiosare sulle sentenze del Consiglio Nazionale Forense, perché sulle sue non c’è Giurisprudenza? La Giurisprudenza costituisce obbligo nella decisione di un Giudice? Non penso proprio.
  • Non si capisce come mai esista l’Assemblea dei Presidenti (tra l’altro, se non vado errato, ha trattato la stesura del nuovo Codice Deontologico) e non esista nulla per i Consigli di Disciplina. Non serve una partecipazione stretta del CNI, perché possiamo ben arrangiarci da soli. A meno che non sia un problema economico. E’ più importante la riunione della Commissione Forense o la Conferenza dei Presidenti dei Consigli di disciplina?
  • L’ultima statistica sulla disciplina risale al 2016. Ad oggi nulla sappiamo di più. Anche questo mi sembra non possa essere argomento intrattabile dal Centro Studi
  • Il CNI pensa che i 5 crediti formativi obbligatori in materia di Etica e Deontologia siano ben gestiti ? Di certo non sono nei compiti dei Consigli di disciplina, ma per quanto già visto neanche degli Ordini.

Chiudo scusandomi con il lettore per la lunghezza, ma anche con il CNI se ho scritto qualcosa di sconveniente, ma ad oggi l’unica maniera per portare alla Sua attenzione l’argomento è quella di scrivere un articolo.