Rinforzo strutturale: la tecnica CRM - Composite Reinforced Mortar

In Italia l’utilizzo dei materiali innovativi per il rinforzo strutturale di edifici e strutture esistenti si sta sempre più diffondendo; tuttavia, la conoscenza puntuale di tutte le tecniche applicative, spesso citate per acronimo, non è sempre scontata. È il caso dell’FRP (Fiber Reinforced Polymer), tecnica di rinforzo attraverso l’applicazione di tessuti e lamine in fibra di vetro, carbonio e aramide attraverso resine termoindurenti; dell’FRCM (Fiber Reinforced Cementitious Matrix), che prevede l’utilizzo di tessuti o reti in fibre di varia natura applicate attraverso matrici inorganiche (malte); del CRM (Composite Reinforced Mortar), tecnica di intervento attraverso rinforzi a base fibrosa preformati e malte inorganiche su cui ci concentreremo in questo breve articolo.

Quando si parla di CRM si intende la tecnica Composite Reinforced Mortar (Malta Rinforzata con materiale Composito), tecnica riconducibile a quella del tradizionale intonaco armato su murature esistenti, che prevede l’utilizzo di un’armatura di rinforzo costituita da reti ed angolari preformati in fibre di vetro (GFRP) o carbonio (CFRP) annegati in una malta strutturale a base di calce o cementizia. La tecnica prevede che reti e angolari debbano essere collegati attraverso connettori in composito preformati o anche semi impregnati e solidarizzati agli elementi della muratura attraverso ancoranti chimici.

L’intonaco, realizzato con malte a matrice inorganica e applicato per uno spessore minimo di 30 mm, ingloba totalmente il rinforzo e agisce sulla trasmissione degli sforzi tra la muratura preesistente e l’armatura.

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Nel caso di rinforzo di murature, è raccomandato che l’intervento sia realizzato su entrambi i lati del paramento murario; la connessione dei due intonaci rinforzati, ottenuta applicando degli elementi a “L” in FRP disposti secondo uno schema a quinconce, garantisce un ottimo comportamento della parete anche in presenza di paramenti scollegati o murature a sacco. Viene infatti incrementata la resistenza al taglio nel piano quella a flessione senza per altro andare a incrementare le rigidezze del pannello murario.

La tecnica di rinforzo CRM trova impiego su ogni tipo di muratura, sia esso in pietra, in laterizio o in blocchi, come anche su volte ed orizzontamenti.

La linea guida per la qualificazione dei materiali utilizzabili nell’ambito della tecnica CRM è attualmente in via di approvazione presso il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici. 

Perché e quando utilizzare la tecnica CRM

L’impiego della tecnica CRM consente di ottenere un rinforzo omogeneo e diffuso di murature esistenti di diversa tipologia e caratteristiche, fornendo miglioramenti consistenti in termini di performance meccaniche sul piano e fuori piano, garantendo duttilità della struttura, durabilità e compatibilità anche con murature storiche.

Rispetto ad altre tecniche, come l’FRCM che prevede l’uso di reti di rinforzo abbinate a malte polimeriche a bassissimo spessore che ne garantisco l’adesione e la trasmissione degli sforzi senza l’obbligatorio utilizzo di connettori trasversali, il CRM risulta una tecnica ancor più efficace nel caso di murature a più paramenti o a sacco scarsamente collegate e quindi a forte rischio di disgregazione in caso di eventi sismici.

Diversamente dal betoncino armato tradizionale che prevede l’utilizzo di malte cementizie abbinate a reti elettrosaldate, l’impiego di intonaci a calce a basso modulo elastico ed elevata traspirabilità e compatibilità rinforzati per mezzo di armature non aggredibili chimicamente, rappresenta una soluzione di interesse per l’ambito dell’edilizia tutelata.

È quindi corretto ritenere che la diffusione del CRM nell’ultimo decennio, soprattutto in un contesto quale quello nazionale, sia legata tanto al rispetto del patrimonio costruito quanto a tematiche inerenti la sicurezza e la sismica.

In presenza di azioni telluriche, infatti, la resistenza a taglio delle pareti in muratura è spesso alquanto limitata; inoltre la capacità resistente al sisma è intrinsecamente collegata al collasso per taglio dei maschi murari e delle fasce di piano. L’azione orizzontale può causare collassi parziali dovuti all’attivazione di vari meccanismi fuori piano riguardanti il movimento rigido di elementi in muratura.

L’azione fuori piano può essere considerevolmente ridotta attraverso un’efficace connessione con solai rigidi nel proprio piano, in modo tale che sia possibile garantire l’integrità strutturale dell’edificio ed evitare che la formazione di meccanismi di tipo locale possa anticipare il collasso della struttura.

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