I Criteri di Valutazione del Capitolato Informativo

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L’identità del committente digitale 

Il committente digitale appare oggi come una categoria definibile secondo modalità assai eterogenee.

In molti casi, sfortunatamente, esso, infatti, non è altro che un soggetto proponente che si limita a richiedere genericamente al soggetto incaricato principale e agli altri soggetti incaricati che compongono la catena di fornitura di praticare l’Information Management.

Nei casi più raffinati, al contrario, è la committenza stessa a interiorizzare i processi digitali e a formulare in maniera dettagliata i propri requisiti informativi attraverso il capitolato informativo.

Anche in questa circostanza, tale richiesta avviene spesso sotto un profilo più formale che sostanziale.

In ogni caso, i requisiti informativi pertengono pressoché esclusivamente alle caratteristiche e alle prestazioni del cespite fisico che si intende commissionare, fare progettare e fare realizzare.

Tali beni, immobiliari o infrastrutturali, potranno anche essere interconnessi con ogni altra entità, ma sono, comunque, concepiti come «prodotti».

Alla stessa stregua, il committente potrà avere particolare riguardo per il ciclo di vita utile del cespite, epperò la cosa resterà circoscritta alla Maintenance oppure, nei casi migliori, al Facility.

Si tratta dell’universo tradizionale che pertiene alle AEC(O) Company.

Come si vedrà successivamente, si affaccia oggi una ipotesi differente, basata sullo space as a Service, che vede, nella sostanza, il cespite come direttamente coinvolto nella erogazione di servizi alla vita connessa dei cittadini nell’era digitale, secondo i criteri del capitalismo di sorveglianza.

In questo caso, il mercato è dominato dalle Tech Company, che, tramite appositi ecosistemi digitali e apposite piattaforme, potranno orientare e condizionare il mercato convenzionale prima citato, che agirebbe quale soggetto strumentale entro business ben più ampi e profittevoli.

Si danno, così, le committenze che commissionano «stili di vita».

L’evoluzione del capitolato informativo rispecchia magistralmente tale condizione in fieri.

Il capitolato informativo

Nei recenti osservatori di CNAPPC/ANCE e, soprattutto, di OICE, inerenti alla gestione informativa attuata e richiesta dalla Domanda Pubblica, si evidenzia, entro una tendenza di crescita dell’Information Management, una crescita qualitativa dei capitolati informativi.

In realtà, questa convinzione potrebbe essere, al contrario, falsificabile, ma, soprattutto, è tutta l’impostazione che si sta attribuendo alla digitalizzazione, incentrata sul documento, anziché sul dato, a essere sempre più fuorviante o, comunque, problematica, se non altro per il fatto che per legge tanto la progettazione quanto la realizzazione dei lavori si debbano tradurre forzatamente in apparati documentali.

A oggi, e per molto tempo ancora, l’acquisizione di informazioni da parte della Domanda avverrà tramite il supporto documentale, attraverso dati in parte non strutturati.

Il fatto che accanto a essi possano figurare strutture di dati computazionali risolve solo parzialmente la questione, poiché lo sforzo per configurarle è condizionato, in ogni caso, dalla necessità di produrre documenti.

Per meglio dire, la centralità del documento, del tutto fisiologica al contesto analogico e a lungo in futuro prevalente negli ordinamenti legislativi, rischia seriamente di vanificare una parte dei benefici ottenibili per via numerica e computazionale.

D’altro canto, quest’ultima modalità impedisce, inoltre, la estensione della machine readability, connessa agli automatismi che renderanno inutili le azioni intellettuali mediocri e routinarie.

Come si valuta, tuttavia, davvero un capitolato informativo?

Su di esso, a livello, internazionale, esiste una certa letteratura, sono disponibili alcuni esempi e, infine, a livello nazionale, esiste un documento normativo, un rapporto tecnico, UNI 11337-6.

Il capitolato informativo, inizialmente conosciuto come Client’s Information Requirements, ha, in realtà, una storia piuttosto recente, non essendo originariamente contemplato un ruolo decisivo della committenza nei processi (allora, prevalentemente, progettuali) digitalizzati.

Esso, infatti, è assai meno noto del piano di gestione informativa, noto come BIM Execution Plan, pur essendone oggi, quale meccanismo che detta le regole di ingaggio, il motore.

Colla pubblicazione delle norme UNI EN ISO 19650-1 e UNI EN 19650-2 il capitolato informativo nella dizione anglofona non è più denominato Employer’s Information Requirements, bensì Exchange Information Requirements, a indicare sostanzialmente che i requisiti informativi, quantunque derivino principalmente dal committente originario, possano essere arricchiti dai diversi soggetti appartenenti alla catena di fornitura all’interno degli scambi tra di essi.

Ciò che più conta è , però, il fatto che la normativa internazionale preveda che il capitolato informativo espresso dalla Domanda sia l’evento terminale dell’espressione della formulazione di precedenti requisiti che riguardano gli aspetti organizzativi e quelli patrimoniali, attenuandone intrinsecamente così la natura documentale a favore di quella processuale.

Tutto ciò, ovviamente, prende spunto dai modelli informativi relativi allo stato iniziale del cespite immobiliare o infrastrutturale per ritornare a esso dopo che l’intervento, commissionato, progettato e realizzato, si sia concluso.

Naturalmente, tale modello informativo conclusivo non è altro che il presupposto per configurare il gemello digitale interconnesso al bene da gestire nel proprio ciclo di vita.

Di conseguenza, vi sono diversi piani concettuali da affrontare per definire il grado di maturità della Domanda:

  1. la correlazione del capitolato informativo coi processi aziendali del sistema gestionale digitalizzato;
  2. l’intensità dell’istruttoria che conduce al capitolato informativo vero e proprio, con riferimento agli Employer’s Requirements;
  3. il grado di computazionalità del capitolato informativo. 

La correlazione del capitolato informativo coi processi aziendali 

La redazione del capitolato informativo avviene, in quanto generazione, appunto, di un documento, oggi quale atto isolato ed episodico, mentre essa dovrebbe avvenire come azione interiorizzata attraverso la gestione dei processi aziendali digitalizzati.

Si osservi, peraltro, come il capitolato informativo, ad esempio, nelle procedure competitive soggette al Codice dei Contratti Pubblici, figuri tra i documenti di gara come allegato al bando, senza, tuttavia, che vi siano nello schema di contratto le opportune previsioni e cautele inerenti allo stesso e, più in generale, alle tematiche giuridico-contrattuali più sensibili (dalla gestione dell’ambiente di condivisione dei dati alla tutela della proprietà individuale).

Pure la separazione del capitolato informativo, nelle procedure di affidamento dei servizi di progettazione, dal documento preliminare o di indirizzo preliminare alla progettazione testimonia di una concezione puntuale, debolmente sistemica, dell’argomento.

Si potrebbe forse immaginare una analogia con la gestione per la qualità, laddove vigessero ancora il manuale e il piano della qualità nell’accezione tradizionale (anch’essa più documentale che non processuale), nel senso di declinare le procedure inerenti alla gestione digitale dei processi organizzativi di sistema nelle specificità della singola commessa o del singolo procedimento.

Ciò, in apparenza, si rifà alla normativa UNI EN ISO 19650, che contempla la possibilità che il soggetto proponente utilizzi un canovaccio normalizzato da riproporre sistematicamente nelle diverse occasioni attraverso adattamenti peculiari.

Per quanto riguarda la Domanda, che si tratti di una amministrazione pubblica, di una committenza privata o di uno sviluppatore immobiliare, la formulazione dei requisiti informativi per una singola commessa da parte del soggetto proponente può presentare caratteri di correlazione deboli o forti con un programma più articolato, anche temporalmente, di investimenti immobiliari o infrastrutturali che coinvolga gli stessi soggetti affidatari ovvero soggetti incaricati principali o meno.

Parimenti, alcuni aspetti salienti del capitolato informativo attengono alla qualificazione degli offerenti e dei soggetti incaricati principali che, perciò, potrebbero valere per più rapporti contrattuali coevi oppure no.

La redazione del capitolato informativo, d’altra parte, nella sua prima stesura, dovrebbe coincidere con l’avvio della fase di progettazione, per essere, poi, reiterato nei successivi stadi.

In definitiva, tuttavia, la procedura di valutazione e di attuazione dell’investimento, che precede naturalmente la procedura di affidamento dei servizi di progettazione, potrebbe essere ricompresa nell’ambiente di condivisione dei dati, nella misura in cui una serie di valutazioni, anche probabilistiche, potrebbero rientrare in una progettualità di committenza.

Naturalmente, la generazione di un capitolato informativo avulso dal sistema di gestione digitalizzata dei processi potrà essere valutato come meno qualificante.

L’intensità del processo istruttorio 

La normativa UNI EN ISO 19650 prevede che la configurazione degli Exchange Information Requirements sia preceduta da un processo che investa gli Organizational Information Requirements e gli Asset Information Requirements.

Benché, in buona sostanza, questo processo tenda, nelle norme, a essere prioritariamente ricondotto alle Operations & Maintenance in senso classico, è evidente che sotto la dizione di Organizational Information Requirements, in forma più o meno computazionale, figura la formalizzazione delle logiche operative, vale a dire di fruizione, di un cespite finalizzate alla «produttività» dei propri occupanti, declinabile più o meno esplicitamente a seconda della destinazione d’uso.

Di conseguenza, è possibile immaginare che la committenza possa, anche in termini simulativi, definire, cogli Organizational Information Requirements, modelli e attività di progettazione dei servizi da erogare, vale a dire, almeno configurare flussi di persone e di cose da interfacciare con le logiche distributive che siano incluse negli Asset Information Requirements.

È da ricordare che, di là dell’obbligo di includere l’Asset Information Model nel capitolato informativo, obbligo contemplato nel DM 560/2017, in presenza di una pre-esistenza su cui intervenire i vincoli originarî di carattere spaziale figurino come determinanti nella concezione dei flussi e dei servizi.

Questa esigenza, peraltro, oltre a riguardare la struttura informativa del patrimonio immobiliare su cui si intende intervenire, che imporrà, a partire dalla fase ideativa una impostazione coerente colle finalità manutentive e gestionali, dovrà vertere sulle relazioni attese tra le unità funzionali-spaziali che il soggetto proponente può ben formalizzare computazionalmente come modi di uso e modelli di comportamento a seconda della tipologia di cespite.

Dall’attività manifatturiera a quella terziaria, con il capitolato informativo la Domanda Privata o Pubblica di beni strumentali, ad esempio, vede i responsabili delle attività produttive da effettuare affiancare i responsabili della committenza dei beni immobiliari o infrastrutturali.

Con gli Organizational Information Requirements si intravede, infatti, la chance di introdurre i contenuti nel contenitore.

È chiaro, in effetti, che la priorità sia da attribuire, proprio in funzione del sistema informativo per la gestione del patrimonio immobiliare o infrastrutturale in possesso del committente (proprietario o gestore), ai vincoli che il soggetto proponente pone ai soggetti affidatari della progettazione (quali soggetti incaricati principali), per cui questi dovranno consegnare modelli informativi disciplinari e aggregati o federati idonei quale corredo informativo idoneo per il successivo esercizio, inteso, addirittura, come Core Business.

D’altra parte, se tale corredo informativo dovesse tradursi in un «gemello digitale» si paleserebbero alcune ulteriori esigenze informative inedite.

La prima di queste riguarda la concezione della sensoristica (recettori e attuatori) tipici della Smart Home o del Cognitive Building (almeno nei termini di un Building Management System e di Home Automation) che, per il Digital Twin, impone la comprensione dei modi di funzionamento e di guasto del cespite.

In un certo qual modo, in questi Asset Information Model, una volta completati i lavori, al posto, almeno parzialmente, dei dati e delle informazioni riguardanti la realizzazione dell’intervento, dovrebbero tornare a essere presenti gli elementi della modellistica (del calcolo), oltre che del machine learning, poiché si ritorna a considerare il comportamento prestazionale del cespite.

Se, inoltre, si intendesse anche virtualizzare le modalità di fruizione del bene, occorrerebbe interconnettere anche le interazioni degli spazi e degli elementi costruttivi con gli spostamenti degli occupanti.

Per questa ragione, i requisiti informativi inerenti agli aspetti organizzativi avrebbero un significato rilevante.

Un capitolato informativo che non attribuisca priorità alla concezione dei servizi e ai rapporti tra i flussi e gli spazi apparirà, dunque, riduzionista.

Il grado di computazionalità

Il capitolato informativo appare spesso come uno strumento sostanzialmente analogico, nel senso che, pur contenendo nella classica ripartizione in sezioni, elementi indispensabili alla corretta gestione dell’amministrazione del contratto sotto il profilo della gestione delle informazioni, appare discrasico nei confronti dei requisiti contenutistici della progettazione.

Tale ripartizione rispecchia naturalmente una serie di vincoli definiti, specialmente per l’aspetto tecnico e per quello gestionale.

In merito al primo tema occorre precisare che, nelle prassi operative, le limitazioni legate alla natura e alla forma dei contenitori informativi e le aspettative relative alle dotazioni strumentali possono certamente rivestire un ruolo determinante per la praticabilità quotidiana, così come le modalità di scambio dei dati e la loro interoperabilità.

Sotto il profilo gestionale, di là delle richieste che trattano degli organigrammi funzionali e nominali, delle matrici di responsabilità, dei flussi di lavoro, ciò che emerge come critico, tanto per la Domanda, nel capitolato informativo, quanto per l’Offerta nel piano di gestione informativa, è restituire la dimensione che, di volta in volta, coinvolge il Design Management, il Construction Management, e così via.

A proposito della progettazione, che, in verità, si estende anche alla progettazione costruttiva, ciò che difetta è, nel canovaccio proposto dal soggetto proponente, la comprensione della pianificazione e della programmazione temporale, che si limita a sollecitare qualche cronoprogramma, ma, in realtà, ciò che si chiede, nel successivo piano di gestione informativa al soggetto principale è di definire, nell’ambito di una o più strutture di scomposizione, tutti i legami di propedeuticità della generazione/consegna delle informazioni/decisioni, accompagnate dai livelli di fabbisogno informativo elementare, per ogni entità e per ogni finalità.

La qual cosa tende a simulare nel processo ideativo, il procedimento tettonico che, tuttavia, anziché progressivamente originare un «doppio» anticipato, da adito a strutture di dati che si dispongono secondo i fini che, di volta in volta, sono necessari.

La nuova accezione dei livelli di fabbisogno informativo proposta dalla normativa EN, sia pure involontariamente, evidenzia come la produzione progressiva dei contenuti informativi, inerente alle singole entità presenti nei modelli informativi, sotto le differenti vesti (dati geometrico-dimensionali e alfa-numerici, dati strutturati e non strutturati, dati collegabili o non collegabili, dati statici o dinamici), costringa a superare la cosiddetta interoperabilità per guardare ad ambienti che siano contemporaneamente di calcolo e di modellazione, che non separino informazioni e decisioni.

Se, infatti, i Level of Information Need proposti dal CEN costringeranno il soggetto proponente a richiedere modelli e strutture di dati relativi a finalità precise, implicando una consapevolezza maggiore della Domanda, i confini tra le logiche informative e quelle decisionali cadranno inevitabilmente.

Se, in effetti, i contenuti elementari di un capitolato informativo posseggono una certa utilità, essi sono circoscritti a una dimensione processuale e procedurale che definisce i protocolli di scambio e le allocazioni di responsabilità in tale direzione, al di fuori di Project Execution Plan e di Brief.

Oltre a tutto, l’essere il capitolato informativo incentrato prevalentemente sulla modellazione informativa ne penalizza assolutamente le valenze in termini di gestione delle informazioni entro l’ambiente di condivisione dei dati.

Detto altrimenti, allorché gli Organizational Information Requirements e gli Asset Information Requirements contengano orientamenti «progettuali» inerenti alle relazioni tra gli occupanti e ai flussi degli utenti, gli Exchange Information Requirements, che restano, sostanzialmente, Employer’s Information Requirements, non potranno che con-fondersi con gli Employer’s Requirements.

È palese che, a questo livello, un capitolato informativo scarsamente computazionale avrà scarse probabilità di essere utilizzabile per la verifica e per la validazione dei progetti, così come per la direzione dei lavori oppure per il Facility Management.

Il capitolato informativo: un documento?

Nella logica precedentemente descritta il capitolato informativo si palesa come un documento, così come è abitualmente, in coerenza con un universo documentale, mentalmente e amministrativamente, ma è evidente che, tanto più se collocato entro l’ambiente di condivisione dei dati, esso diverrà sempre più uno strumento.

Al momento, non mancano applicativi che possano, a vario titolo, supportare in modo numerico la redazione del documento (come, tra gli altri, dRofus, Affinity, BIMQ, LOD Planner), ma è chiaro che servirebbe uno strumento, inteso come dispositivo, che supporti più dinamicamente la dialettica all’interno della struttura di committenza e nei confronti della catena di fornitura.

Tra l’altro, la dilatazione che la normativa UNI EN ISO 19650 compie, prevedendo che la generazione o la revisione addizionale dei requisiti informativi possa verificarsi lungo qualsiasi livello della catena di fornitura esplicita che la natura bidirezionale dei flussi informativi, già enfatizzati nelle allora BS PAS 1192, non sembri insignificante.

Di fatto, si tratta di comprendere come la configurazione dei flussi informativi non sia altro che l’infrastruttura su cui poggia il processo decisionale e, dunque in che misura il capitolato informativo, come elemento speculare al piano di gestione formativa, tracci il canovaccio dell’ossatura dei rapporti negoziali intercorrenti tra le parti e, specialmente, all’interno della controparte.

Tutto ciò, in effetti, è certamente teso ad assicurare una migliore efficienza nella produzione dei contenuti decisionali, ma, particolarmente, mira a favorire l’impalcatura di Business Intelligence che un soggetto proponente, così come il soggetto incaricato principale, intende realizzare.

Analogamente, lungo l’architettura degli scambi informativi, intesi come domanda e offerta di decisioni veicolate dalle informazioni, si delinea l’impalcatura di meccanismi semi-automatici (per la progettazione, a mo’ di esempio, attraverso l’approccio generativo di alternative vincolate) che prelude all’Artificial Intelligence.

In altre parole, sul medio-lungo termine, questa impostazione sarà sempre più machine readable, ma comporterà, comunque, notevoli capacità dialettiche, ben superiori alle attuali, per l’intelligenza naturale.

Il capitolato informativo apparirà, pertanto, tanto più prestazionale quanto si allontanerà dall’essere un documento, quanto si presterà a fungere da meccanismo regolatore dei processi digitali di committenza.

La fine del capitolato informativo?

È chiaro che la eventuale committenza, progettazione, realizzazione, manutenzione, esercizio e gestione di un cespite immobiliare o infrastrutturale che non si avvalga neppure di un documento, ma che avvenga esclusivamente per via computazionale attraverso la gestione di dato, informazione e conoscenza, al di là di qualche esperienza prototipale, appare uno scenario assai remoto.

Non dissimile è la concezione del prodotto immobiliare e infrastrutturale che servitizza l’essenza medesima del cespite.

In che misura, tuttavia, le attese di efficientamento dei processi decisionali, di cui l’Information Modeling (il «BIM») costituisce una modesta avanguardia, dovranno scontare questa penalizzazione, legata al documento e alla matericità?

Siamo solo all’inizio di una lunga transizione digitale, i cui esiti in termini di trasformazione digitale restano incogniti.

Il Centro Interateneo CCLM (Centre of Construction Law and Management) si propone di affrontare queste nuove dimensioni delle transazioni digitali.