Poste in Gioco Epocali per il Settore Costruzioni: tra Service Provision e Social Innovation

ANGELO-CIRIBINI-03.jpgA seguito della pubblicazione degli osservatori sull'adozione e sulla richiesta del BIM da parte della Domanda Pubblica promossi rispettivamente da CNAPPC e da OICE, si è giustamente sollevata una certa perplessità sulle modalità di valutazione della maturità digitale della committenza pubblica (non la sola, peraltro, a operare digitalmente), attuata tramite indicatori, relativamente indiretti, quali i contenuti dei capitolati informativi e degli ambienti di condivisione dei dati.

>> LINK all'Osservatorio sui Bandi BIM CNAPPC/CRESME

>> LINK all'Osservatorio sui Bandi BIM OICE

Atteso che tali requisiti informativi (che le prime due parti delle norme UNI EN ISO 19650, ormai tradotte anche in italiano, articolano maggiormente in OIR, AIR ed EIR) debbano essere ricompresi nel Project Execution Plan e nel Brief (documento di indirizzo preliminare) per introiettare i flussi informativi nei processi decisionali, come evidenziato dal TR del CEN sulla stessa normativa accennata poc'anzi, dalla DIN SPEC 91391 o dalla UNI 11337-8, in gestazione, resta una ulteriore considerazione che dovrebbe tendere a rovesciare i termini della questione.

Se, infatti, la piena attuazione dei processi digitalizzati di una committenza dovrebbe estendersi a tutte le fasi della commessa inerente alla ideazione e alla realizzazione dell'intervento e del ciclo di vita dell'opera, l'interrogativo principale non verte più solo sulle modalità con cui esse vengano gestite computazionalmente, bensì a che cosa i cespiti stessi debbano servire.

Tale domanda assume un significato pregnante allorché gli ambiti infrastrutturali siano coinvolti estensivamente.

Se, infatti, accanto ad altre amministrazioni controllate direttamente o indirettamente dallo Stato (impegnate con alterni risultati sul fronte della digitalizzazione), il caso di Italferr (oggi, in relazione a quello di RFI, di Trenitalia, ecc.) risalta magistralmente, come dimostrano i risultati raggiunti, un numero sempre più consistente di concessionarie autostradali, società portuali, società aeroportuali, consorzi di bonifica, società di gestione dei rifiuti, società di distribuzione dell'acqua, del gas, dell'energia elettrica, e così via, sta investendo sulla gestione informativa.

Questo accadimento mette in luce, anzitutto, che la scala urbana e territoriale appare oggi interessata fortemente da processi di digitalizzazione di cui, in fondo, il BIM sia solo una sorta di propedeuticità o di epifenomeno, nella prospettiva della Smart City e dell'Agile Land.

Al contempo, però, tutto ciò dimostra che la necessità, pur impellente e difficoltosa, che vi sia una corretta e capillare consapevolezza digitale nelle decine di migliaia stazioni appaltanti e amministrazioni concedenti, amministrazioni comunali e regionali per prime, non sia paradossalmente la principale criticità.

Proprio, infatti, in coincidenza colla polemica relativa agli investimenti in conto capitale sulle infrastrutture (in particolare, relative alla mobilità) e colla esigenza di creare maggiore valore dalla spesa pubblica nel contesto comunitario, la crescente digitalizzazione e, soprattutto, interconnessione di edifici, reti, arterie, si incontra e si confronta coi temi della Social Innovation.

Il che, anzitutto, vanifica, per certi versi, la distinzione tra edificio e infrastruttura, sia che si parli di rigenerazione urbana sia che si parli di ingegneria ambientale e richiede che si appronti senza indugio la vera infrastruttura, vale a dire, il gemello digitale geo-spaziale del territorio: almeno di quello antropizzato.

In secondo luogo, come già la Smart Home indica nella micro dimensione, coi Connected Living Service, si apre la sfida dei Social Outcome, cioè del progressivo processo di servitizzazione del settore della costruzione e dell'immobiliare, per cui si affacciano grandi ecologie e grandi ecosistemi di servizi iper-personalizzati di cui i cespiti fisici non sono che veicoli, sia pure inter-attivi.

Per questa ragione, l'ambiente costruito inizia a divenire un grande mercato di lento e incessante appannaggio delle Tech Company, che operano nel terreno della socialità, della cittadinanza e del vissuto, sul Living e sulla Life: provocatoriamente, si potrebbe affermare che il settore dell'ambiente costruito sia introiettato nelle scienze della vita, o almeno delle relazioni degli stili di vita.

Nonostante che, a livello internazionale, il governo britannico resti noto per gli sforzi di introdurre il BIM nelle strategie industriali, la evoluzione degli ultimi anni, incentrata sulla Digital Built Britain Strategy, sul National Digital Twin, sui Big Data for the Public Good e altro ancora, ha posto con straordinaria lucidità la sfida di un salto di scala che non è, ovviamente, solo dimensionale, ma epistemologico.

La Service Provision, eletta a meta-categoria di una vera e propria trasformazione digitale della società e della cittadinanza, che si intravede dietro questo tentativo, non è, peraltro, solo un vago anelito, una ambizione indeterminata, ma si traduce in interrogativi concreti che riguardano, ad esempio, le politiche di medicalizzazione della società o i contenuti delle esperienze di viaggio.

Il Digital Framework del governo britannico si avvicina idealmente alla nozione di Built Asset as a Service così dibattuto negli Stati Uniti, che induce domande profonde sul significato della rigenerazione urbana e della infrastrutturazione territoriale che affolla le pagine dei quotidiani nazionali, analogici e digitali.

Non è che, in Italia, si stia conducendo una battaglia, in cui i temi precedentemente trattati sono iconicamente emblemi, con tagli novecenteschi? Non è che i nuovi edifici (sostituiti o recuperati) e le nuove infrastrutture (rinnovate o sostituite) presentino ancora una natura troppo legata al prodotto e troppo poco al servizio?

Può essere che la Brexit ponga in secondo piano, agli occhi degli europei continentali, questo intento, così come l'ingresso sottile delle Tech Company nel mercato statunitense della costruzione e dell'immobiliare appare appartenere a mondi remoti, ma si tratte di partite del tutto epocali che, per quanto oggi improbabili alle nostre latitudini, hanno un potenziale dirompente, tale per cui soffermarsi solo, come è, invero, doveroso fare, sulla qualità digitale della Domanda Pubblica, nei termini del BIM, allontani dalla autentica posta in gioco.