Consumo di suolo e rigenerazione urbana, strumenti e possibilità alla Rassegna Urbanistica e al Congresso Inu

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Consumo di suolo e rigenerazione urbana sono ormai da qualche anno temi centrali nell'ambito del dibattito disciplinare e pubblico. 
I processi di urbanizzazione e impermeabilizzazione del suolo continuano nel nostro Paese con intensità rilevanti. Dinamiche che pongono nuove emergenze ambientali, paesaggistiche e sociali per il governo del territorio: riduzione delle superfici idonee alla produzione agricola e all'espressione di biodiversità e di paesaggio; alterazione dei cicli ecologici e impoverimento delle funzionalità ecosistemiche dei suoli; inefficienza funzionale, energetica e ambientale dei sistemi territoriali.

A fronte di una situazione sempre più critica di compromissione dei valori ambientali e paesaggistici del territorio, l'Inu in questi anni ha contribuito in modo significativo a porre al centro del dibattito culturale e politico il tema del contenimento del consumo di suolo, individuando due priorità nella limitazione dei processi di antropizzazione e impermeabilizzazione dei suoli: da un lato la necessità di concentrare l'azione e le politiche urbane sulla rigenerazione della città esistente, dall'altra di porre con urgenza al centro del progetto urbanistico le priorità ecologiche e ambientali. Due fuochi attraverso cui riformare radicalmente il paradigma tradizionale del piano urbanistico, ancora troppo legato a modelli dell'espansione.

I due temi, consumo di suolo e rigenerazione urbana, saranno inevitabilmente riferimento per la settima Rassegna Urbanistica Nazionale dell'Inu "Mosaico Italia: raccontare il futuro", in programma a Riva del Garda dal 3 al 6 aprile, e del trentesimo Congresso Inu che si terrà il 5 aprile nella stessa sede.

La Community dell'Inu che lavora sulle tematiche del consumo di suolo e della rigenerazione urbana è quella coordinata da Andrea Arcidiacono. La Community ha intrecciato in questi anni il proprio lavoro con quello del Centro di ricerca sui consumi di suolo (CRCS), che svolge le proprie attività di ricerca dal 2007 e che vede, oltre all'Inu, la partecipazione e il contributo di Legambiente e del Dipartimento di Architettura e Studi Urbani (DAStU) del Politecnico di Milano. Il CRCS in questi dieci anni ha prodotto Rapporti e studi sempre più dettagliati e raffinati; il più recente, presentato lo scorso novembre al Politecnico di Milano, restituisce attraverso ricerche ed esperienze in corso la complessità di approcci sempre più orientati ad affrontare da una prospettiva qualitativa gli impatti dei processi di consumo di suolo, guardando da un lato ai contributi di altri "saperi" non sempre in dialogo con il mondo della pianificazione e dell'urbanistica e dall'altra proponendo una ampia ricognizione di esperienze operative, in cui le strategie di limitazione del consumo di suolo sono stato declinate non solo in una prospettiva regolativa ma anche attraverso una innovazione strutturale del progetto di piano, nel quale il disegno delle infrastrutture ambientali verdi e blu diventa telaio fondativo del progetto di paesaggio. Sono stati presentati in questo senso alcuni casi virtuosi come quelli del piano paesaggistico del Friuli Venezia Giulia e della Lombardia o, a livello locale, e dei piani comunali di Trento, Forlì, Prato, e di alcuni comuni lombardi.

Arcidiacono (INU): Approvazione di una legge nazionale sul consumo di suolo risulta ineludibile

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In linea generale, riguardo alla criticità del consumo di suolo su scala nazionale, il coordinatore della Community Arcidiacono rileva una "maggiore consapevolezza dell'urgenza di fare fronte a questo fenomeno, in parte soggetto ad un rallentamento, esito prevalentemente della crisi economica ancora acuta nel settore edilizio e immobiliare. Ispra conferma che in quest'ultimo anno il ritmo di consumo di suolo si è ancora ridotto, ma l'intensità rimane alta. Se da un punto di vista conoscitivo abbiamo a disposizione informazioni sempre più accurate alle diverse scale, le politiche messe in campo sono invece ancora insufficienti e frammentate.  La Comunità europea richiede che i Paesi membri si impegnino a raggiungere un consumo di suolo netto pari a zero entro il 2050, e questo ci impone di proseguire con sempre maggiore efficacia non solo nel processo di monitoraggio ma soprattutto nell'attivare politiche efficaci di contenimento del consumo di suolo attraverso gli strumenti della pianificazione urbanistica". 

Inevitabile, parlando di "consumo di suolo", rilevare la mancata approvazione di una legge nazionale, sebbene i tentativi, da diversi anni e da parte di diverse maggioranze parlamentari, siano stati molteplici. Dice Arcidiacono: "È vero che azioni di contenimento del consumo di suolo possono essere già intraprese utilizzando gli strumenti di pianificazione esistenti, ma l'approvazione di una legge nazionale risulta ineludibile laddove si vogliano affrontare realmente e in modo non occasionale le cause che spingono tuttora a perseguire una pianificazione espansiva, in primis legate al ruolo della rendita urbana. In particolare, la necessità di una riforma, da tempo richiesta dall'Inu, della fiscalità locale rimane un tema centrale per costruire uno strumento efficace nel disincentivare da un lato i processi di nuova urbanizzazione e dall'altra per sostenere politiche di intervento sulla città esistente e sulle performance ambientali ed ecologiche. L'ultima proposta di legge, presentata nel corso della passata legislatura, è stata approvata alla Camera ma si è fermata al Senato. Attualmente sono depositati tra Camera e Senato più di dieci progetti di legge, ma la discussione parlamentare ancora stenta ad essere avviata".

Consumo di suolo, la rigenerazione urbana è l'alternativa strategica

Non esiste quindi una norma nazionale, ma alcune Regioni hanno comunque approvato normative e strumenti specifici per contenere il consumo di suolo e sostenere la rigenerazione urbana. Il coordinatore della Community dell'Inu rileva in questo senso che "le Regioni si sono prevalentemente mosse in modo settoriale, con modifiche e integrazioni puntuali alla legge di governo del territorio vigente, introducendo cambiamenti specifici attinenti al consumo di suolo e alla rigenerazione urbana".
La rigenerazione urbana è alternativa strategica al consumo di suolo. Arcidiacono spiega: "Se non ci deve essere più spreco di suoli liberi è altrettanto fondamentale rendere praticabile e sostenibile la rigenerazione urbana. Nelle leggi regionali di recente approvazione, della Toscana, Lombardia, Veneto, ed Emilia-Romagna, i temi del contenimento del consumo di suolo e della rigenerazione urbana sono sempre -opportunamente- trattati in forma integrata e complementare, pur all'interno di approcci operativi differenti". Arcidiacono commenta così il quadro: "Alcune sembrano poter incidere con maggior efficacia; altre convincono di meno. In ogni caso tutte devono essere rese pienamente operative pertanto bisognerà attendere ancora del tempo per potere esprimere un giudizio. Certo è che molti dubbi derivano dalle disposizioni di moratoria: molte Regioni hanno scelto di consentire l'attuazione delle previsioni dei piani urbanistici vigenti prima dell'entrata in vigore nelle nuove leggi sul consumo di suolo. È un punto delicato, rischia di essere dirompente laddove le previsioni sono molto alte, come ad esempio nel caso lombardo. L'effetto è quello di rimandare di molto la possibilità di incidere sul contenimento del consumo di suolo".

Il coordinatore della Community conclude individuando alcuni elementi di criticità che negli ultimi anni hanno stimolato il consumo di suolo o che comunque hanno costituito un oggettivo freno all'attuazione di politiche efficaci di contenimento: "In una fase di risorse scarse, molti Comuni hanno utilizzato gli oneri di urbanizzazione per sostenere le spese correnti, così come consentito da una sconsiderata legge finanziaria del 2007; una disposizione normativa, fortunatamente abolita lo scorso anno, che ha incrementato per un decennio nuove urbanizzazioni, incentivando il consumo di suolo". Un altro elemento è quello del cosiddetto "residuo di piano". Ogni volta che si mette mano a un nuovo piano, ci si deve confrontare con previsioni pianificatorie pregresse che hanno prefigurato diritti edificatori privati, difficili da cancellare, a meno di non rischiare contenziosi giuridici. Anche per questo sarebbe necessaria una legge nazionale che sancisse la decadenza delle previsioni private qualora non attuate dopo un arco di tempo di 5/10 anni".

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