La gestione semi-automatizzata dei titoli abilitativi come key driver della digitalizzazione nelle costruzioni

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Improvvisamente, per il settore della costruzione e dell’immobiliare, dato, informazione e conoscenza sono divenuti termini centrali per l’operatività, ben oltre i confini angusti degli ambienti accademici.

Ciò si deve al fatto che ci si è accorti che un approccio alla digitalizzazione per contrasto con le pratiche analogiche sia destinato a rivelarsi fallace, poiché tende a replicare, ottimizzandoli, processi convenzionali.

In altre parole, ritenere che la trasformazione digitale sia principalmente conveniente per migliorare le pratiche  analogiche (la clash detection ne è un esempio) induce a malintendere le potenzialità digitali che poco hanno a che fare colle prime, tanto che, a far data dalla clash avoidance, molteplici sono i tentativi di affinarne sostanzialmente la portata.

Tutto ciò pone in forte disagio coloro che, in modo eccessivamente semplicistico, avevano propagandato le virtù della digitalizzazione rifacendosi a un immaginario interamente analogico.

Ora la difficoltà maggiore risiede nello spiegare a una platea di operatori che quel messaggio che avevano creduto di comprendere in modo convenzionale necessiterebbe loro una autentica cultura computazionale e numerica.

Se si rinunciasse, tuttavia, a questo intento si potrebbero, peraltro, generare forti delusioni sull’efficacia degli investimenti che si stanno suggerendo agli operatori.

Altre locuzioni, non per nulla, come, tra le altre, automazione, interconnessione e intelligenza artificiale, iniziano a entrare nel vocabolario quotidiano di un certo numero di attori e, addirittura, nel vissuto quotidiano di alcuni operatori.

Ciò che urge maggiormente in Italia, è rintracciare, perciò, una via, in parte basata sulla gestione delle informazioni (anche, ma non solo, inerenti al GIS e al BIM), per assicurare una digitalizzazione capillare per il settore.

L’obbligatorietà imposta alla Domanda Pubblica col DM 560/2017 seguirà il proprio naturale iter, che ci si augura non particolarmente tormentato, ma è evidente che il traguardo del 2025 non potrà in alcun modo coincidere con l’acquisizione di una maturità digitale piena, bensì, nel migliore dei casi, si darà una prima adozione generalizzata dei passaggi elementari, specie per la maggior parte delle committenze pubbliche, che hanno necessità di aggregarsi e di rinnovare anagraficamente le proprie dotazioni organiche e strumentali.

La Domanda Privata di carattere strumentale sarà, per forza di cose, estremamente variegata, dipendendo dalle singole culture aziendali e dal loro grado di digitalizzazione, tanto nell’industria di prodotto quanto in quella di servizio.

Lo Sviluppo Immobiliare vive una stagione di accresciuto interesse e di una crescente pratica presso i maggiori promotori, specie nell’Italia Settentrionale, ma il successo della digitalizzazione sarà fortemente condizionato dal legame instaurabile colle logiche dello Smart District e della Agile City.

Digitalizzazione/automazione dei Titoli Abilitativi

Esiste, tuttavia, un ulteriore aspetto della digitalizzazione, legato all’accertamento della conformità nei percorsi autorizzativi, che presenta un particolare ambito di applicazione nell’adozione dei piani urbanistici attuativi e nel rilascio dei pareri inerenti ai titoli abilitativi.

La Domanda Privata attinente alle attività produttive, così come alla residenzialità, potrebbe, dunque, costituire, per vie indirette, la leva più efficace al fine di una disseminazione pervasiva della digitalizzazione, poiché investe la professionalità e l’imprenditorialità più minute, oltre alle migliaia di amministrazioni comunali e alla pluralità di organi competenti coinvolti nei procedimenti amministrativi di questo tipo.

Il tema, a livello internazionale, non è per nulla inedito, dato che a partire dal celebre e-submission system denominato CORENET a Singapore in poi, diverse iniziative si sono susseguite, sino, ad esempio, alla Regulatory Room di buildingSmart International o al KBIMCode nella Corea Meridionale.

Un caso molto significativo di digitalizzazione/automazione dei Building Permit è quello di alcune municipalità finlandesi, Hyvinkää, Järvenpää e Vantaa, nell’ambito del programma KIRA-digi.

La tematica della digitalizzazione degli aspetti regolamentari, più in generale, è, evidentemente, assai vasta, investendo, tra gli altri, in sede CEN, anche la CPR, oltre che, in sede ISO, le norme del tutto leggibili dalle macchine, cosiddette meta norme, ma sicuramente la semi-automazione del rilascio dei titoli abilitativi, con la conseguente maggiore affidabilità dello stesso (si pensi al silenzio assenso) e la riduzione dei tempi dell’istruttoria, farebbe acquisire alla gestione delle informazioni una ben più pregnante forma di cogenza agli occhi della committenza privata, interagendo, peraltro, colla questione della semplificazione dei procedimenti amministrativi.

La stessa UNI, a breve, avvierà la redazione della norma UNI 11337-10 in argomento.

Di fatto, vi sono due tracce che corrono intersecandosi, quella del Computational Compliance Checking e quella della Design Automation.

D’altra parte, il Code Checking associato ai Building Permit è già oggi tema di una vasta letteratura, non solo scientifica, come detto, in maniera interrelata al Model Checking e, di conseguenza, alla dialettica interna al rapporto che intercorre tra la committenza e i propri fornitori di servizi di progettazione (esplicitata dal capitolato informativo e dal piano di gestione informativa).

Come è naturale, la digitalizzazione dei processi autorizzativi non contempla esclusivamente il ricorso alla gestione delle informazioni (e, all’interno di essa del GIS e del BIM) da parte dei professionisti, bensì impone una progressiva traduzione della legislazione e della normativa urbanistica ed edilizia in termini di machine readability.

Si tratta di un argomento sensibile, che è pure prossimo a quello suggestivo della risoluzione delle controversie per via giudiziaria affidate ad algoritmi, iconicamente rappresentati nella pubblicistica da robot giudicanti umanoidi.

Il che, invero, entro certi limiti di sensatezza e di opportunità (si pensi alla materia delicata della tutela dei beni culturali immobiliari o alla prevenzione degli incendi), riduce i margini di discrezionalità del soggetto pubblico competente nella valutazione di conformità del progetto, ma, al contempo, permette di valorizzare la dimensione prestazionale delle soluzioni alternative a quelle normalizzate.

Se portato a conclusione, questo sforzo avrebbe notevoli implicazioni che possono così riassumersi ne:

  1. l’adozione della gestione delle informazioni al micro livello territoriale in maniera atomizzata, con conseguente necessità, da parte della committenza, anche non professionale, di formalizzare gli aspetti contrattuali coi professionisti in materia di gestione delle informazioni;
  2. la riduzione della soggettività nei rapporti tra amministrazioni pubbliche e operatori professionali (anche a tutela di entrambi: si pensi alle responsabilità che riguardano l’istruttoria per il permesso di costruire o l’asseverazione in altri casi);
  3. la compressione delle tempistiche per il rilascio dei titoli abilitativi per i cittadini e per le aziende;
  4. l’incremento della attrattività del Paese per gli investitori e per gli sviluppatori, oltreché per le istituzioni finanziarie;
  5. l’aumento dei processi semi-automatizzati per le attività progettuali routinarie e di auto-valutazione informale di conformità da parte del professionista prima della presentazione dell’Istanza.

Non è chi non veda in ciò un forte sconvolgimento delle attività ordinarie di molte amministrazioni pubbliche, in particolare, regionali e comunali, e di molti professionisti sul territorio nazionale, a conferma del carattere dirompente della digitalizzazione.

Tra le esperienze prospettiche più interessanti in argomento meritano di essere segnalate quella britannica e quella germanica, in attesa di una maggiore esplicitazione delle iniziative francesi.

La prima, nota come D-COM, Digital Compliance, all’interno di Digital Built Britain, intende porre le basi per un percorso pluriennale che esamini la tematica, proponendo soluzioni avanzate, in considerazione dei vincoli giuridici, degli apparati mentali e dell’innovazione tecnologica, tenendo in conto le riserve che il settore analogico ha sin qui mostrato.

Il network, infatti, è dedicato a Digitisation of Requirements, Regulations and Compliance Checking Processes in the Built Environment. Il suo scopo è più ampio del tema qui trattato, ma all’interno di esso uno dei temi fondamentali, così come nel caso tedesco, illustrato di seguito, riguarda la scalabilità dal livello urbano a quello edilizio o viceversa.

La seconda, conosciuta come XPlanung e XBau, sperimentata per la prima volta ad Amburgo, specie per lo sviluppo di Hafen City, ma destinata a una cogenza federale a partire dal 2023, agisce sul doppio livello urbanistico ed edilizio in termini di normalizzazione di formati e di strutture aperte di dati, in una ottica di gestione informativa orientata a oggetti, con approcci impostati sul linguaggio XML (e GML).

In definitiva, gli applicativi dovranno, entro il 2023, riflettere lo standard messo a punto nell’ambito del programma.

In definitiva, entro un lustro, tutte le città, i comuni, i circondari, le province e le regioni in Germania opereranno, sotto i profili urbanistici ed edilizi, attraverso dati numerici uniformemente strutturati, supportando scelte politiche strategiche inerenti allo sviluppo urbano e territoriale, ispirate alla circolarità e alla sostenibilità.

La gestione semi-automatizzata dei Titoli Abilitativi

Ciò che abbisogna con urgenza, in Italia, è, perciò, uno schema di qualificazione (ed eventualmente di certificazione) destinato alle amministrazioni comunali, possibilmente con riferimento alla revisione del Testo Unico per l’Edilizia, che, nel contesto degli Sportelli Unici per l’Edilizia e per le Attività Produttive, assicuri la piena digitalizzazione degli iter amministrativi e semi-automatizzi le fasi istruttorie.

Naturalmente, la diffusione del regolamento edilizio unico, sotto una forma computazionale, potrebbe, ad esempio, costituire un elemento fondamentale per supportare i procedimenti semi-automatizzati, anche se, a partire dalla legislazione in materia di urbanistica, molto vi sarebbe, come ricordato, ancora da fare.

Si tratta, in effetti, di formalizzare processi omogenei sul territorio nazionale che riguardino l’intero iter relativo a una istanza presentata dal cittadino o dall’azienda che miri a mettere a sistema, attraverso una serie di approcci computazionali semi-automatici o, comunque, meno discrezionali (nella misura in cui essa, invece che divenire assunzione di responsabilità soggettiva, si palesi come arbitrarietà), il concorso dei diversi soggetti coinvolti.

Il procedimento amministrativo, e i suoi corrispondenti endo-procedimenti, dovrebbero, inoltre,  svolgersi all’interno di una piattaforma digitale che consenta di assicurare oggettività di giudizio, uniformità nella configurazione degli atti, economicità dei procedimenti, riduzione dei tempi di istruttoria.

È chiaro che una simile piattaforma, di carattere pubblico e istituzionale, le cui specifiche apparterrebbero a pieno titolo a una necessaria politica industriale, innescherebbe processi decisivi in merito alla digitalizzazione nei confronti de:

  • la implementazione sistemica dei processi digitali nelle strutture tecniche, anzitutto, delle amministrazioni comunali, anche con ripercussioni indirette sulla efficienza amministrativa legata ai procedimenti connessi al Codice dei Contratti Pubblici;
  • la completa digitalizzazione delle conferenze di servizi e delle diverse modalità di interazione tra le amministrazioni pubbliche: in ispecie, tra enti locali e autorità competenti;
  • l’avanzamento della maturità digitale nella micro e nella piccola professionalità e imprenditorialità, sospinte dall’impulso «cogente» della Domanda Privata, oltre che la minore necessità degli operatori nazionali e internazionali di appoggiarsi su attori locali;
  • la mitigazione del rischio percepito dagli apportatori di capitali di credito (merito di credito) nei confronti delle famiglie e degli apportatori di capitali di rischio (leva moltiplicatrice rispetto ai mezzi propri del promotore originario).

Non è chi non veda in queste notazioni una radicale trasformazione di alcune prassi assolutamente regolari e lecite, epperò inveterate, e di alcune rendite di posizione che concernerebbero amministratori locali, dirigenti delle amministrazioni pubbliche, professionisti e imprenditori fortemente radicati sul territorio.

Può essere, peraltro, che, in futuro, occorra introdurre nella recente norma UNI 11337-7 una nuova figura professionale dedita alla gestione digitale della permessualistica, oggidì conosciuta spesso, per alcuni risvolti, come Stakeholder Manager.

Il procedimento amministrativo che inerisce al rilascio, o al diniego, del titolo abilitativo dovrebbe, successivamente, connettersi alle modalità digitalmente interconnesse sulla natura delle opere di urbanizzazione a scomputo, sulla sorveglianza ai lavori privati, sulle procedure di collaudo tecnico, sull’accertamento della agibilità e, infine, cosa più ovvia, sull’accatastamento.

Per alcune di queste attività, del resto, la notarizzazione tramite la Distributed Ledger Technology potrebbe rivestire un significato determinante.

Se, in realtà, la digitalizzazione dei processi autorizzativi, nella forma sopra esposta, indirettamente agirebbe anche nelle relazioni contrattuali intercorrenti tra committenza e professionisti, lo stesso, specie a proposito di sensorizzazione e di interconnessione, varrebbe nei confronti di quelli coinvolgenti le imprese di costruzione e di installazione.

L’ecosistema digitale assicurato dalla piattaforma faciliterebbe anche la gestione del consenso e della partecipazione su alcune iniziative private nei confronti delle comunità locali.

La piattaforma digitale acquisterebbe naturalmente ben presto, nel rispetto delle tutele previste dalla legge in materia di dati, in virtù di strutture semantiche omogenee, una straordinaria capacità di discernimento e di previsione, con evidenti implicazioni relative alla regolarità dei fenomeni insediativi e produttivi sul territorio nazionale, nonché alla applicazione della fiscalità immobiliare.

È chiaro che un simile dispositivo permetterebbe migliori capacità simulative a supporto delle valutazioni della fattibilità di investimenti privati, anche nelle logiche delle operazioni partenariali.

È possibile, in effetti, nei diversi casi, immaginare che l’intelligenza artificiale possa essere, nel medio periodo, utilizzata a regime per orientare le opzioni a disposizione dei committenti, dei progettisti e degli enti preposti al rilascio dei titoli abilitativi.

In estrema sintesi, lo scenario «ideale» prevederebbe che l’intero spettro dei vincoli cogenti di carattere urbanistico ed edilizio fosse espresso computazionalmente, cosicché implicitamente negli obiettivi della gestione delle informazioni e nei livelli di fabbisogno informativo i modelli e le strutture di dati indispensabili fossero già inclusi.

Di conseguenza, per la committenza e per i professionisti un notevole ammontare di soluzioni generative e dispositivi previsionali sarebbe messo a disposizione al fine di ottenere la più elevata possibilità di conseguire il risultato atteso nei modi più trasparenti, nei tempi più ristretti e coi costi meglio sostenibili.

La qual cosa, peraltro, non comporterebbe una deresponsabilizzazione dei dirigenti apicali e dei funzionari delle amministrazioni pubbliche che, al contrario, potrebbero avviare una dialettica maggiormente propositiva ed erogare servizi avanzati al territorio, come nello spirito autentico degli Sportelli Unici.

Se, inoltre, si disponesse di un «gemello digitale geo-spaziale» del territorio nazionale, la piattaforma rapidamente diverrebbe la vera e propria «infrastruttura» abilitante le strategie pubbliche di investimento nel capitale sociale fisso del Paese nonché le logiche di sviluppo immobiliare.

Ovviamente, una certa digitalizzazione dei sistemi informativi geografici è ormai matura, anzitutto, nelle prassi urbanistiche, ma una base informativa geo-spaziale evoluta si presterebbe a politiche, non solo energetiche, più sofisticate, a livello distrettuale.

Laddove, in effetti, nei «modelli geo-spaziali» relativi a un ambito urbano e territoriale si collochino gli «oggetti» edilizi e infrastrutturali della Smartness si potrebbero, come ormai consolidato nell’immaginario, erogare servizi avanzati di quartiere o di altra natura.

Epperò, la vera sfida, concerne i dati che si possono allocare all’interno delle particelle catastali o delle unità immobiliari che raccontano della struttura della proprietà o degli stili di vita.

Se si resta entro il tema dei titoli abilitativi, è chiaro che dopo agibilità, collaudo e accatastamento, i modelli e le strutture dei dati utilizzati per avviare e per portare a compimento il procedimento amministrativo dovrebbero essere arricchiti da data set inerenti, ad esempio (a prescindere dalla Maintenance concernente i cespiti) alle Operations, da intendere, tuttavia, come, tra gli altri, riferiti a consumi, spostamenti, solvibilità, produttività, e così via: degli occupanti.

Naturalmente, in apparenza, la gestione dell’edilizia privata sembra piuttosto distante da questi scenari, ma, in realtà, così non è se si considera il margine di profitto atteso dall’erigazione dei servizi iperpersonalizzati nell’ambiente costruito.

Ciò che, un tempo, si condensava nella concessione edilizia, nel futuro potrebbe tradursi, anche per le amministrazioni pubbliche, in una dimensione che, passando attraverso i beni immobili, li ecceda.

Sullo sfondo di questo tema sta, infatti, l’ambizione, attualmente sfumata con la fine di Flux Metro, delle Tech Company, ma  sempre presente, di rendere, digitalmente, geo-spazialmente, l’intero mercato immobiliare (e forse infrastrutturale) globale contendibile in maniera disintermediata.