Il futuro degli Ordini Professionali: intervista a Pier Giorgio Giannelli, Presidente Ordine Architetti Bologna

Stiamo lavorando su INGENIO su un approfondimento dedicato al tema degli ordini professionali.

Le professioni tecniche: in grande evoluzione

I dati sull’industria e sul PIL, nonché la situazione dei cantieri e i problemi delle grandi imprese di costruzione, ci fanno prevedere un futuro non roseo per i professionisti che operano nel settore edile, ovvero il nucleo più numeroso degli iscritti agli ordini.

Peraltro, vediamo che l’evoluzione digitale di ogni settore porta, invece, a una crescente richiesta dei professionisti del terzo settore. Professionisti che, in genere, non rientrano tra coloro che per legge devono essere iscritti agli ordini professionali.

Questi sono due aspetti, non gli unici, che ci inducono a doverci porre alcune riflessioni sulla futura organizzazione degli Ordini Professionali, nella loro rappresentanza nazionale e territoriale.

Ordini professionali: devono cambiare ? 

Ecco perchè vorremmo inserire nell'Approfondimento anche dei pareri di chi ha preso l’onere e l’onore di presiedere gli Ordini Territoriali, e quindi vive sulla propria pelle l’esperienza del ruolo istituzionale e di servizio degli Ordini.

Abbiamo quindi inviato ad alcuni Ordini Professionali una nostra intervista. Ci ha risposto l'arch. Pier Giorgio Giannelli. Presidente Ordine Architetti di Bologna. Ecco cosa ci ha detto.

Intervista a Pier Giorgio Giannelli, Presidente Ordine Architetti Bologna


pier-giorgio-giannelli-ordine-architetti-bologna.jpgPARTE GENERALE: IL FUNZIONAMENTO DELL'ORDINE

1) E’ giusto che per alcuni ambiti professionali vi sia l’obbligo dell’iscrizione all’albo professionale ?

Dipende molto dal tipo di professionalità, se cioè questa può essere potenzialmente dannosa per la Comunità oppure no.

2) Vista la complessità della gestione di un Ordine Territoriale, dovrebbe essere eliminato il vincolo sulla non candidatura per chi ha ricoperto più mandati consecutivi ?

Penso che la cosa sia piuttosto controversa, nel senso che è giusto e doveroso consentire un continuo ricambio generazionale, specialmente in questo mondo in cui i cambiamenti sono repentini; dall’altro lato una certa continuità di azione è funzionale alle attività “politiche” che gli Ordini svolgono sui propri territori. Personalmente sono favorevole al limite dei due mandati, magari limitati alle cariche istituzionali, mentre per i Consiglieri questo limite potrebbe essere meno stretto, ma comunque regolamentato, perché non è possibile e tantomeno funzionale all’Istituzione, pensare di sedere in un Consiglio per 20 anni. In ogni caso dipende sempre da come le persone interpretano il loro ruolo all’interno dei Consigli.

3) Si deve continuare ad avere un Ordine per ogni provincia, o sarebbe più utile avere Ordini che raggruppano territori più ampi con sezioni provinciali ?

Penso che il sistema abbia bisogno di una profonda riforma per rendere gli Ordini maggiormente efficienti. In questi anni il loro ruolo si è tramutato sempre più in erogatori di servizi per gli iscritti, e contemporaneamente sono, e di molto, aumentati gli adempimenti e le responsabilità in capo ai Consigli: formazione, trasparenza, privacy, regolamento di contabilità ecc. In questo modo gli Ordini piccoli fanno sicuramente molta più fatica degli altri, e se pensiamo che da qualche anno è in atto una certa decrescita del numero degli iscritti, questi iniziano ad avere anche qualche difficoltà di bilancio. La normale evoluzione dovrebbe essere quella di raggruppamenti regionali, lasciando comunque dei presidi territoriali che sono assolutamente indispensabili per il rapporto con le Comunità. 

4) Si deve continuare ad avere un Ordine per ogni Professione, o sarebbe più utile avere Ordini che raggruppano più professioni con sezioni per specializzazione ?

Altro argomento stimolante. La mia visione, per un’evoluzione positiva ed a vantaggio del Paese e delle stesse professioni tecniche, è quella che può essere riassunta nelle parole “un Ordine, una Cassa”: attualmente abbiamo una frammentazione di professionalità le cui competenze si intrecciano tra loro - anche in ragione di una normativa vecchia ed ambigua - con il risultato che il cittadino fa fatica ad individuare la professionalità giusta per le proprie esigenze. Se ci proiettiamo da qui a 20 o più anni immagino che sarebbe opportuno arrivare ad avere un unico Ordine, con un’unica Cassa di previdenza, che raccoglie tutta la filiera della progettazione, organizzata in maniera gerarchica, dove percorsi di studio e relative competenze siano chiaramente identificati, un pò come avviene in Svizzera, Francia ed altri Paesi più moderni del nostro. Sempre più il nostro mestiere è fatto di interdisciplinarità e questa visione va incontro anche ad una maggiore strutturazione degli studi. In questa ipotesi molto dipenderà dalla formazione universitaria, che mi auguro possa essere fatta da poche e qualificate Scuole politecniche.


PARTE 2: ISCRIZIONE ALL’ALBO E FORMAZIONE

5) L’esame di iscrizione all’Albo deve continuare ad essere una tantum, o si dovrebbero introdurre delle fasi di verifica periodica ?

Può restare un unico esame di abilitazione.

6) La Formazione deve continuare ad essere obbligatoria ?

Si è un’opportunità per crescere nei propri saperi e fornire servizi alle Comunità sempre più qualificati. Personalmente la vedrei abilitante, nel senso che, qualora non la si faccia, o la si faccia in modo incompleto, dovrebbe venire a mancare la possibilità di esercitare. E’ un completo rovesciamento dei principi sanzionatori, secondo un principio di responsabilizzazione degli iscritti. Invece il sistema attuale che come Architetti abbiamo, ha creato numerosi problemi agli Ordini, specialmente ai più grandi.

7) E’ corretto che si sia creata la figura del Provider Privato riconosciuto dal Consiglio Nazionale o si sarebbe dovuto mantenere il controllo della formazione negli ordini territoriali in cui si svolge ?

Personalmente non sono contrario a che dei privati investano nella formazione degli Architetti, tutto sta nella qualità del prodotto che mettono sul mercato, cosa che il Consiglio Nazionale controlla accreditando o meno i loro corsi. C’è da dire che gli Ordini hanno fatto in questi anni, un grande lavoro volontario, fornendo dei corsi di qualità a costi contenuti contribuendo in modo determinante a calmierare il mercato che inevitabilmente si andava formando. Gli Ordini da soli non riescono comunque a coprire l’intera richiesta formativa, specialmente per i corsi a più alta specializzazione, e se vi sono dei privati seri che colmano questi vuoti, ben vengano. Ripeto i Consigli Nazionali hanno una grande responsabilità nell’accreditare i Provider ed a stimolare una loro crescita qualitativa.

8) E’ corretto riconoscere crediti per la partecipazione di Fiere, Mostre, Convegni … o si dovrebbe subordinare il riconoscimento al superamento di un test alla fine di ogni corso ?

Sono sostanzialmente contrario a fiere e mostre, ed in generale alla raccolta “a punti"; in ogni caso, anche qui dipende dal percorso formativo che ciascun iscritto autonomamente decide di seguire, se di qualità oppure no. Sarebbe interessante poter avere un CV della formazione che testimoni inequivocabilmente su cosa il Professionista si è aggiornato.

9) Dovrebbe essere introdotto l’obbligo di Tirocinio prima di dare l’esame di stato ?

L’obbligo di per sé a me non piace più di tanto, preferirei lasciare una doppia opzione, anche in ragione delle reali possibilità di svolgere un tirocinio qualificato e qualificante. E’ una buona opportunità per i neolaureati per entrare a diretto contatto con la realtà lavorativa. In Emilia Romagna stiamo cercando di realizzare quanto Veneto e Toscana hanno fatto negli scorsi anni in merito a tirocini post laurea che consentono a chi li fa di eliminare una o tutte le prove scritte dell’esame di stato. Il problema è prima di tutto economico, e riguarda principalmente il necessario riconoscimento economico ai tirocinanti, ma anche l’aggravio di costi e procedure a carico degli studi ospitanti. La strada però è quella giusta.


PARTE 3: IL RUOLO DEI PRESIDENTI E CONSIGLIERI, I VINCOLI ETICI

10) Il Presidente dovrebbe avere un compenso per il tempo in cui ricopre la carica all’Ordine ?

Questione controversa per la quale non ho un’idea precisa; c’è da dire che il lavoro, per ricoprire l’incarico in modo adeguato, è molto aumentato, ma non vorrei che fare il Presidente o il Consigliere possa diventare un lavoro, anche perché si perderebbe il contatto con la realtà. 

11) I Consiglieri dovrebbero avere un compenso per il tempo in cui ricoprono la carica all’Ordine ?

Sono favorevole a rimborsi spese per coloro che vengono da fuori il capoluogo di Provincia.

12) La composizione dell’Ordine dovrebbe essere equamente suddivisa per specializzazioni ?

Allo stato attuale non penso; nel futuro prima ipotizzato, lo vedo come una normale conseguenza.

13) Il Presidente, o un Consigliere, nel periodo in cui ricopre la carica, può prendere posizioni pubbliche negli ambiti tecnici professionali regolamentati dall’Ordine senza consultare il Consiglio ? ovviamente, per chiarezza, questa domanda riguarda posizioni istituzionali, non inerenti i suoi incarichi professionali. Per esempio, può sottoscrivere un documento in cui si contesta un provvedimento di un comune, oppure in cui si sostiene l’adozione di una norma o il cambiamento di una norma senza consultare il Consiglio ?

Il lavoro del Consiglio è sempre collegiale, almeno qui a Bologna. Mi fa orrore un Presidente “capataz”.

14) Atessa domanda di cui sopra, con una precisazione: il Presidente/Consigliere può assumere posizioni pubbliche negli ambiti regolamentati dall’Ordine senza consultare il Consiglio, qualora specifichi formalmente e in modo evidente che lo fa a titolo personale ? 

In teoria, a titolo personale, uno può dire quello che vuole, ma siccome si è comunque identificabili come appartenenti al Consiglio, sarebbe opportuno astenersi, qualora non si abbia l’autorizzazione a farlo.


PARTE 4: I SERVIZI

15) Quali servizi dovrebbero essere riconosciuti agli iscritti per aumentare l'attrattiva degli ordini ?

Si potrebbero attivare dei co-working, anche per venire incontro alle esigenze di chi è alle prime armi, o chi attraversa un periodo di difficoltà. A Bologna diamo da anni la possibilità di prenotare una sala per piccole riunioni, a titolo gratuito.

16) Si dovrebbero costituire delle società di servizi centralizzate a livello regionale (o multiprovinciale) o multiprofessionali, per rendere più agevole l’erogazione di servizi ?

Penso che sarebbe molto utile, anche in vista di una complessiva riorganizzazione del sistema.

17) I servizi erogati dall’Ordine dovrebbero essere sempre compresi nella quota di iscrizione oppure no ?

Certamente.


PARTE 5: IL CONSIGLIO NAZIONALE

18) In periodo così complesso, per un ruolo così delicato come quello della rappresentanza nazionale di una professione, è giusto che ci sia un limite di mandato per i consiglieri nazionali ? non dovrebbe essere una libera scelta fatta da chi li elegge ?

Per le ragioni esposte precedentemente ritengo i due mandati un limite massimo per i Consigli Nazionali. D’altronde quasi sempre vengono eletti dei Presidenti con parecchia esperienza ordinistica e di rapporto sia con le altre professioni che con la politica, che ritengo siano in grado di tenere il timone della più alta istituzione della professione. 

19) E’ corretto l’attuale meccanismo di elezione o si dovrebbe avere un Consiglio composto da un rappresentante di ogni territorio, in cui questo è eletto all’interno del territorio stesso ?

Il sistema come quello che abbiamo oggi è fondato principalmente sul voto dei “Grandi Ordini” senza il supporto dei quali è sempre molto difficile eleggere un Consigliere. L’espressione dei territori, sebbene abbia una sua ratio, di per sè dice poco: bisognerebbe mirare al governo dei migliori, ma non è facile con questo sistema. Sarebbe interessante vedere se esistono altre forme possibili basate su indicatori un pò diversi dal mero numero di iscritti