ACCREDIA: la certificazione di BIM Specialist, BIM Coordinator, BIM Manager riservata ai professionisti laureati

ACCREDIA ha inviato a tutti gli Organismi di Certificazione accreditati nello schema PRS e ISP e alle Associazioni degli Organismi di valutazione della conformità la Circolare Informativa N° 08/2019 che ha come oggetto:

Disposizioni in materia di certificazione e accreditamento per la conformità alla norma UNI 11337-7:2018 “Edilizia e opere di ingegneria civile - Gestione digitale dei processi informativi delle costruzioni - Parte 7: Requisiti di conoscenza, abilità e competenza delle figure professionali coinvolte nella gestione e nella modellazione informativa”.

BIM---BUILDING-INFORMATION-MODELLING---DIGITALIZZAZIONE---3D---BIM-VISION---INGENIO-006.jpgLa Circolare parte dalla considerazione che lo sviluppo del BIM (Building Information Modeling) ha portato sul mercato l’opportunità di svolgere un’attività professionale che richiede specifiche competenze. Sulle caratteristiche che devono essere abbinate a queste competenze di recente è stata pubblicata una norma UNI, la UNI 11337-7:2018, su cui INGENIO ha predisposto anche un approfondimento a cura di ICMQ, una intervista all'Ing. Pietro Baratono dal titolo "Obbligo del BIM: a quali appalti si applica e il valore delle norme UNI 11337", oltre a una riflessione del Prof. Angelo Ciribini dal titolo "La Norma UNI 11337-7 e le Professioni Non Regolamentate del «BIM»"

La certificazione professionale, basata su uno schema sviluppato in conformità con la norma UNI CEI EN ISO/IEC 17024 e valutata da un Organismo terzo e indipendente accreditato permette di documentare in modo oggettivo la propria competenza. La circolare fornisce indicazioni per l’accreditamento degli Organismi di certificazione ai fini del rilascio di certificazioni di profili professionali relativi alle figure professionali di cui alla norma UNI 11337-7:2018.

Certificazione esperti BIM: Criteri di competenza dei commissari d’esame 

La Commissione d’esame dovrà possedere, nel suo insieme, alcuni requisiti di competenza. 

  1. conoscenza della norma di accreditamento ISO/IEC 17024, della norma di certificazione UNI 11337-7:2018, delle procedure dell’OdC inclusi i criteri per la gestione delle sessioni d’esame di certificazione, che devono essere coerenti con i requisiti dalla ISO/IEC 17024;
  2. capacità di cogliere aspetti legati alle Conoscenze, Abilità e Competenze relative ai compiti indicati nei prospetti specifici dei vari profili di cui alla norma UNI 11337-7:2018.
  3. competenza, maturata a seguito di esperienze lavorative complessiva di almeno 10 anni, in materie attinenti ai servizi di ingegneria e architettura.
  4. competenza, maturata a seguito di esperienze lavorative di almeno 5 anni, in ambiti di progettazione.
  5. il possesso della certificazione, sotto accreditamento, del profilo di BIM Specialist della norma UNI 11337-7.

Ovviamente, il rispetto del punto 5 in fase iniziale può portare ovvi problemi attuativi, viene istituita la figura del "Grandparent": per i primi tre anni di operatività, in sostituzione del membro della Commissione d’esame in possesso di una certificazione sotto accreditamento nello stesso profilo oggetto di valutazione (punto 5 di cui sopra), l’OdC può servirsi infatti della figura di un Grandparent, di cui nel documento sono descritte le caratteristiche. 

L’OdC dovrà anche dotarsi della figura del Decision Maker, che può anche essere membro della struttura interna dell’OdC, e che possieda adeguate competenze, in particolare la conoscenza dei processi di delibera dell’OdC e della Norma UNI 11337-7:2018.

La Certificazione degli BIM Specialist, BIM Coordinator, BIM Manager

Innanzitutto si precisa che la durata della certificazione sarà di 5 anni, con sorveglianze annuali. Potranno acquisire la certificazione solo soggetti laureati, ovvero in possesso di Laurea magistrale o quinquennale di laurea specialistica conseguita secondo gli ordinamenti didattici vigenti al momento, ed iscrizione ai relativi albi professionali: esclusi quindi Geometri e Periti non Laureati.

Si tratta di una decisione forte, perchè si applica a tutte le figure dedicate al BIM, e non solo quindi al BIM MANAGER e al BIM COORDINATOR, ma anche al BIM SPECIALIST.

Inoltre viene richiesto per tutti i profili indicati che il candidato dovrà dare evidenza di aver sviluppato almeno un progetto in BIM.

REQUISITI MINIMI del CDE MANAGER

  • Esperienza di lavoro generica in area tecnica: almeno 3 anni
  • Esperienza di lavoro specifica con il metodo BIM adeguato al profilo professionale richiesto: almeno 1 anno

REQUISITI MINIMI del BIM MANAGER

  • Esperienza di lavoro generica in area tecnica: almeno 5 anni
  • Esperienza di lavoro specifica con il metodo BIM adeguato al profilo professionale richiesto: almeno 1 anno

REQUISITI MINIMI del BIM COORDINATOR

  • Esperienza di lavoro generica in area tecnica: almeno 3 anni
  • Esperienza di lavoro specifica con il metodo BIM adeguato al profilo professionale richiesto: almeno 1 anno

REQUISITI MINIMI del BIM SPECIALIST

  • Esperienza di lavoro generica in area tecnica: almeno 6 mesi
  • Esperienza di lavoro specifica con il metodo BIM adeguato al profilo professionale richiesto: almeno 3 mesi nella singola disciplina

Per quanto riguarda il secondo requisito la Circolare precisa che l’esperienza specifica può essere sostituita da un Master postuniversitario (o equivalente) composto da almeno 200 ore di formazione o da almeno 6 mesi di stage presso aziende, supportato da una dichiarazione dell’azienda stessa che confermi il periodo indicato e descriva il ruolo e l’attività svolta dal candidato.

Il BIM è la serie C delle professioni tecniche ?

Leggendo i requisiti, in particolare dei BIM SPECIALIST, non posso non manifestare alcune mie perplessità.

Innanzitutto l'obbligo di Laurea, requisito che non c'è neppure per la certificazione della figura Project Manager. Il ruolo del BIM Specialist, ricordiamo, per la UNI 11337-7, è l'operatore avanzato della gestione e della modellazione informativa che agisce all'interno delle singole commesse e opera tramite determinate procedure digitalizzate attraverso la modellazione a oggetti (Cit. UNI). E' un ruolo dove conta più la conoscenza di alcuni processi e del software che il titolo di studio. Introdurre un obbligo di questo tipo per questi ruoli va in direzione opposta a quello che accade in altri Paesi più avanzati sul tema della digitalizzazione, dove sono le Assicurazioni a dare le patenti di competenza e professionalità.

Mi sembrano invece molto pochi i tre mesi previsti di esperienza BIM per essere ammesso alla Certificazione: si lancia un segnale a mio parere sbagliato. E' vero che si tratta di un requisito di ammissione, a cui seguono poi esami con una prova scritta, una prova pratica e una orale, ma aver dato un riferimento temporale così breve di fatto si da un messaggio culturalmente sbagliato. Osservando bene la circolare, si trova anche che "L’esame si considera superato se la valutazione finale è superiore o uguale al 60% del punteggio massimo.".

Chiamare BIM Specialist una figura che ha 3 mesi di esperienza e una percentuale di risposte corrette del 60% lascia davvero perplessi.

Sarebbe stato più utile, a questo punto, non introdurre alcun limite temporale e lasciare il compito di fare selezione alla Commissione di Esame. Oppure introdurre un tempo maggiore.

Peraltro, i requisito di essere uno BIM SPECIALIST lo ritroviamo nelle caratteristiche che devono avere i commissari d'esame (5. il possesso della certificazione, sotto accreditamento, del profilo di BIM Specialist della norma UNI 11337-7.). Appare poco comprensibile il fatto che questo requisito valga per un Commissario che deve valutare figure di spessore più complesso.

Trovo poco significativa anche la richiesta che "il candidato deve dare evidenza di aver sviluppato almeno un progetto in BIM". Cosa significa ? con quale livello ? BIM può essere anche un semplice progetto tridimensionale. Per rendersi conto della leggerezza di questa frase invito alla lettura di questo articolo pubblicato da INGENIO "I Livelli di Sviluppo (LOD) nel progetto digitalizzato" da Simone Garagnani, già nel 2016.

L'esperienza maturata con INGENIO sul BIM, che parte dal 2009 quando organizzai il primo evento italiano su questo tema con Arto Kiviniemi, mi porta a commentare il contesto in cui in questo momento si trova il nostro Paese sul fronte della digitalizzazione.

Da un punto di vista positivo vorrei, in premessa, ricordare il ruolo giocato dall'Italia grazie a Federcostruzioni sulla proposta di una Piattaforma Digitale europea delle Costruzioni, il cosiddetto decreto Baratono sul BIM negli appalti pubblici, e la produzione normativa nazionale UNI.

Detto ciò però vi sono ancora tanti coni d'ombra, a cominciare dalla presenza di due associazioni che operano nello stesso settore, ancora senza una adeguata rappresentatività, ma anche da una pubblica amministrazione che pur essendo vigente il primo periodo di obbligo del BIM non ha ancora iniziato la necessaria azione di formazione dei propri tecnici né la necessaria riorganizzazione in chiave digitale delle numerosissime stazioni appaltanti, con il risultato che ancora oggi sono banditi appalti che invece di essere Open Bim fanno riferimento a un software proprietario.

Coni d'ombra anche sulle professionalità, arrivando alla contrapposizione, non del tutto chiara, tra figure che per ruolo ed esperienze sono già a tutti gli effetti entrate nell'era delle costruzioni digitalizzate, ma devono fare i conti con un "ambiente esterno" ancora poco digitalizzato, e altre figure che parlano e si etichettano come esperti BIM, ma che nel loro curriculum professionale presentano solo una leggera contaminazione digitale, nonostante che per ruolo e posizione siano le persone spesso chiamate a parlare di BIM e digitalizzazione, e delle relative regole.

andrea-dari.gifQuesto contesto con ancora troppi coni d'ombra finisce purtroppo per penalizzare e delegittimare lo sviluppo e la diffusione della digitalizzazione nelle costruzioni nel nostro Paese.

Ecco perchè è importante, in una fase ancora di avvio come è quella attuale, fare molta attenzione non solo ai modelli e alle procedure regolamentari che si attuano, ma anche ai messaggi che si lanciano.

Il rischio è che il BIM possa rappresentare non il modello di sviluppo di uno mondo delle costruzioni, ma la serie C di chi non ha trovato collocazione in ambiti di maggiore tradizione e forza istituzionale e professionale.

Di qui i miei modesti dubbi su alcune scelte richiamate nella Circolare di Accredia: la mia paura è che la fretta di arrivare a una certificazione di figure ancor così nella sostanza poco definite possa portare a una svalutazione prematura del loro ruolo.

Andrea Dari

Editore INGENIO