BIM: la rivoluzione digitale nel mondo dell’edilizia al centro di Made Expo

Come progettare in maniera sempre più efficace ed efficiente, mettendo la qualità al centro?

Di questo ed altro si è discusso durante Made Expo 2019, la più grande manifestazione internazionale sul mondo delle costruzioni e dell’architettura in Italia. Il tema centrale è stato “Costruire connessioni. La qualità dell’abitare tra progettazione, realizzazione e mercati”. In quest’occasione era presente l’ing. Stefano La Motta, BIM manager di Polistudio A.E.S. in qualità di influencer al tavolo BIM USER OPEN SUMMIT – Bsmart. Tanti gli argomenti emersi durante il dibattito al tavolo dei professionisti BIM. Ne parliamo con l’ing. La Motta.

bim-polistudio-01.jpg Fig.1. Ing. Stefano La Motta durante il BIM User Open Summit

Tra i temi affrontati nel dibattito ci sono stati quelli della innovazione e condivisione. Pensando ad una società come la vostra, con al centro la progettazione integrata, che valore aggiunto porta progettare in BIM?

Il BIM, per sua definizione, è un processo innovativo che si fonda sulla condivisione delle informazioni, perché tutti gli attori sono chiamati a lavorare sullo stesso oggetto virtuale e ad apportare le informazioni necessarie alla completa definizione dell’oggetto, sia geometrica che informativa. Ognuno con la propria competenza. Quindi, non esiste BIM se non c’è condivisione.

bim-polistudio-03.jpg Fig. 2. Parcheggio interrato Palazzo di Varignana-  Varignana (BO) progettato in BIM.

Sicuramente è un processo innovativo, è un modello nuovo che si sta affermando negli ultimi anni all’interno delle società di ingegneria. Esso incide profondamente sul metodo lavorativo nell’ala produttiva delle società di ingegneria.

Quindi, una società di servizi di ingegneria come la nostra non può non essere protagonista nell’introduzione di questi nuovi processi.

bim-polistudio-05.jpg Fig. 3. Parcheggio interrato Parcheggio «Le Marzoline» (BO) progettato in BIM.

I processi alla base del BIM richiedono competenze tecniche ed informatiche e quindi l’utilizzo di nuove figure chiave con competenze multidisciplinari. Questo ha richiesto un cambiamento strategico all’interno di una società come la vostra?

Le figure tradizionali della progettazione erano quelle del progettista e del disegnatore. Con l’introduzione del BIM non esiste più questo tipo di suddivisione netta, perché, di fatto, chi progetta modella. Ci sono delle piccole eccezioni, rimangono tuttora dei sotto-processi di creazione di famiglie o standard, che possono essere seguiti da chi non ha in mano il progetto nella sua interezza. Ma, in genere, chi sviluppa il progetto, lo modella anche. Questo passaggio ci ha richiesto una formazione appropriata dei nostri progettisti, in modo da renderli in grado di affrontare al meglio questa nuova sfida del BIM, acquisendo nuove competenze. È stato, inoltre, necessario studiare nuovi processi di produzione, legati al BIM, nonché individuare nuove figure che gestissero questi processi. Tra queste sono cresciute figure quali il BIM manager, il BIM coordinator e i vari BIM specialist di disciplina. 

Perciò, posso affermare che il cambiamento strategico è stato profondo. Tale passaggio non è stato semplice. Infatti, ogni dinamica di cambiamento dei processi abituali porta con sé fatica ed incertezza: i professionisti normalmente si sentono più sicuri, facendo quello che sanno fare. Iniziare qualcosa di nuovo comporta sempre un rischio e spesso ciò viene affrontato con diffidenza dalle persone coinvolte. Tuttavia, sono convinto che richiedere questo tipo di sacrificio sia importante, considero l’introduzione del BIM una sfida molto interessante che ci aiuterà a crescere.

bim-polistudio-06.jpg Fig. 4. Casa Simoncelli a Coriano.

A che punto siamo in Italia nell’utilizzo del BIM? Quali sono i nuovi scenari che si stanno aprendo in questa direzione? Può raccontarci il trend emerso dal dibattito avvenuto al BIM USER OPEN SUMMIT – BSmart?

Innanzitutto, in Italia bisogna distinguere il mondo dei lavori privati di una piccola entità, quello dei lavori privati per grandi gruppi immobiliari e quello dei lavori pubblici.

Nei lavori privati di piccola entità, il BIM è ancora solo per pochi clienti illuminati. Questo accade sia perché esso è più dispendioso dal punto di vista economico, sia per mentalità. Il BIM porta con sé un processo integrato, ciò significa costruire virtualmente il prodotto prima che venga realizzato. Il privato normalmente è abituato ad affrontare piccoli interventi, in maniera poco strutturata. Invece, nei lavori privati di grandi società si ha spesso la necessità di monitorare tutto il processo, prima di arrivare in cantiere. Quindi il BIM è per loro un valore aggiunto, il mezzo con il quale queste società possono avere il controllo del prodotto che verrà inserito sul mercato. Inoltre, il BIM risponde ad un’altra loro esigenza, quella di gestione e manutenzione del bene. Grazie a questo modello, l’edificio può essere visualizzato digitalmente in tutta la sua interezza e complessità. Ad esso sono collegate informazioni dettagliate, nonché le tempistiche di manutenzione. Quest’ultimo aspetto si sta rivelando sempre più essenziale per chi ha molti immobili, sicuramente gli permette di avere un piano globale virtuale, sempre raggiungibile. Per quanto riguarda i lavori pubblici, la normativa ha imposto una serie di scadenze. Le stazioni appaltanti dovranno richiedere l’uso del BIM secondo tempistiche specifiche, la normativa inserisce l’obbligatorietà in maniera graduale, in base all’importo dei lavori stimati. L’ultima scadenza è prevista per il 2025, per le nuove opere di importo a base di gara inferiore a 1 milione di euro. Questo ovviamente ha dato una spinta, sia alle società di ingegneria come la nostra, sia alle pubbliche amministrazioni che hanno dovuto aggiornarsi e dotarsi (o per lo meno si stanno dotando) di figure professionali adeguate e di nuovi strumenti informatici.

bim-polistudio-07.jpg Fig.6. «Le Marzoline» - Bologna (BO)

In sostanza, il BIM è un processo di innovazione dell’azienda. Permette di innovare o rinnovare un’azienda come la nostra dall’interno dei suoi processi produttivi. È dunque un grande stimolo all’innovazione. Grazie a questo processo, ogni singolo professionista all’interno dell’azienda ed ogni azienda all’interno del mercato non può pensare di essere un’isola, ma deve concepirsi in una rete di condivisione del know-how, delle informazioni. Appare dunque chiaro come il BIM inneschi necessariamente un processo di innovazione e condivisione nelle realtà in cui è inserito.

bim-polistudio-08.jpg Fig. 7. Nuova sede del Commissariato di Polizia di Cesena progettata interamente in BIM.

>>> Un video in BIM del progetto della Nuova sede del Commissariato di Polizia di Cesena - Guarda QUI

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