Efficienza energetica. Il provvedimento più efficace è il 65%

19/06/2013 3339

La fotografia del patrimonio immobiliare italiano

Gli investimenti nelle costruzioni dal 2009 al 2012 hanno subito un vero e proprio crollo e anche le previsioni per quest’anno e per l’immediato futuro non offrono alcun segnale confortante.
Per quanto riguarda l’edilizia residenziale il trend degli ultimi 30 anni (1982-2012) evidenzia un cambiamento epocale per quanto riguarda gli investimenti in «rinnovo» o in «nuove costruzioni».
Se nel 1982 gli investimenti in nuove costruzioni rappresentavano i 2/3 del totale, nel 2012 i rapporti si sono completamente invertiti: il rinnovo ha rappresentato il 65% degli investimenti totali.

Il patrimonio immobiliare italiano vale 4,8 miliardi di euro ma è estremamente vecchio: in media più di 30 anni di età per edificio. Il nostro Paese– con 10 milioni di unità realizzate tra il 1946 e il 1971 – è in cima alla classifica europea per epoca di costruzione del patrimonio edilizio. Le case italiane sono «vampiri» che ogni anno consumano 46,9 milioni di tonnellate di petrolio. Il patrimonio abitativo italiano è a tutti gli effetti un vecchio colabrodo che perde chilowattora a volontà.

Quasi l’80% delle famiglie è proprietaria dell’alloggio che abita. Sugli immobili di proprietà dei soggetti diversi dalle persone fisiche i dati che è stato possibile elaborare mostrano che l’82% della proprietà di tali soggetti, misurata in termini di rendita catastale, si concentra in soggetti micro, piccoli e medi. Inoltre circa il 49% di queste proprietà si rilevano per soggetti localizzati all’interno di distretti industriali. Questi dati dimostrano il grande frazionamento del patrimonio immobiliare residenziale italiano caratterizzato nella maggioranza da proprietari-utilizzatori e in quota minoritaria da piccoli proprietari che offrono la propria unità immobiliare in locazione.

In Europa

Se in Europa tutti gli edifici residenziali e non residenziali, da quelli in costruzione a quelli già esistenti, venissero dotati di doppi vetri a bassa emissività, sarebbe possibile evitare ogni anno fino a 90 milioni di tonnellate di emissioni di CO2 da qui al 2020.
L’UE si è impegnata a ridurre nello stesso arco di tempo le emissioni annuali di CO2 di circa 300 milioni di tonnellate adottando misure di risparmio energetico nell’edilizia residenziale e non residenziale.
Con l’impiego su vasta scala di finestre con vetrocamere isolanti a bassa emissività si potrebbe ottenere un taglio di addirittura un terzo delle emissioni che l’UE si è posta come obiettivo di riduzione per il settore edile.

E in Italia?

Come abbiamo visto, un obiettivo credibile di risparmio energetico è raggiungibile solo attraverso una significativa riqualificazione del patrimonio immobiliare residenziale.
E quindi entrano in gioco le politiche di incentivazione fiscale.
Fra queste, soprattutto, le detrazioni fiscali del 55% (da oggi e fino al 31 dicembre 2013 con aliquota al 65%) per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici. Un provvedimento che ha rappresentato nei numeri e nelle finalità il vero Piano Casa utilizzato dagli italiani: 1.500.000 famiglie coinvolte.

Il 65% fattore determinante per risparmiare energia e per l’ambiente

In termini di riduzione del consumo energetico nazionale il 55% ha evidenziato un risparmio netto di 787 GWh già nel 2007 più che raddoppiato nel quadriennio 2008-2011 con rispettivamente 1.961 GWh, 1.487 GWh, 2.032 GWh e 1.369 GWh consumati in meno. Per il 2012 si stimano circa 1.200 GWh risparmiati, per un risparmio complessivo dell’operazione 55% stimabile in poco meno di 9.000 GWh risparmiati.
Il risparmio energetico ottenuto tramite efficientamento del patrimonio edilizio determina di conseguenza anche un beneficio dal punto di vista ambientale in quanto si riduce il livello di emissioni di CO2 in atmosfera connesse al consumo di energia negli edifici. (e può permetterci di evitare onerosissime sanzioni comunitarie).

Conclusioni

Installando doppi vetri in Europa si risparmierebbero 90 milioni di tonnellate di emissioni di CO2 da oggi al 2020.
Con il 65% in Italia: 9.000 GWh già risparmiati dal 2007 al 2012.
Se il 65% sarà confermato fino al 2020 il nostro paese potrà risparmiare altri 10.500 GWh.

Questi dati, uniti alla considerazione che nell’attuale momento economico non sono previsti e non sono prevedibili tangibili investimenti in nuove costruzioni, ci inducono a ritenere che sia molto più efficace concentrare le risorse in interventi di riqualificazione energetica del patrimonio esistente, fermo restando che il settore delle costruzioni è pienamente in grado di offrire prodotti, tecnologie e sistemi per costruire nuovi edifici a energia quasi zero.