Città intelligenti e innovazione: l'impatto delle politiche della Smart City sull'innovazione urbana

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Quale è il rapporto tra pubblico e privato nello sviluppo delle città intelligenti?

Le tecnologie della smart city possono esercitare un impatto positivo anche sull’economia privata?

Negli ultimi anni le politiche e le strategie per la Smart City sono un argomento molto discusso ed attirano finanziamenti rilevanti. Se però, da un lato è evidente l’impatto positivo che tali politiche hanno sulla crescita economica urbana, il quadro non è così chiaro quando si indagano i “micro-fondamenti” di questo effetto. Infatti, mentre le evidenze statistiche suggeriscono l'esistenza di un'associazione positiva tra l'attuazione delle politiche per la Smart City e le prestazioni economiche urbane, come questo si presenta esattamente, è molto meno chiaro. 

Un possibile canale per le politiche di Smart City per esercitare un impatto positivo sulle prestazioni economiche e sulla crescita è la promozione dell'innovazione urbana. Per comprendere meglio il concetto bisogna sapere che i progetti per le Smart City sono spesso il risultato di un'interazione strategica tra le grandi multinazionali, che investono in queste tecnologie, e le autorità comunali e regionali, che cercano di migliorare le prestazioni locali attraverso l'adattamento di tali tecnologie alle esigenze locali. 

In tal senso, numerosi sono gli esempi di partnership locali-globali: per esempio, la città di San Francisco ha avviato un progetto pilota chiamato "SFpark" per raccogliere, con sensori mobili, informazioni sulla disponibilità di spazio di parcheggio in tutta la città da distribuire ai conducenti attraverso un’apposita applicazione. Tale applicazione fornisce indicazioni anche sulle tariffe relative ai posti auto disponibili sulla base delle condizioni di domanda e di offerta. I sensori sono utilizzati per identificare la disponibilità di parcheggio e sono stati forniti da Fybr, una società con sede a Saint Louis, inoltre altre società sono state coinvolte per la distribuzione dei sensori e per il monitoraggio delle prestazioni del progetto. Allo stesso modo il comune di Busan (Corea del Sud) ha realizzato partnership con enti privati al fine di promuovere un centro di sviluppo di App per co-creare servizi Smart. La piattaforma di sviluppo ha contribuito a stabilire nel primo anno 13 Start-up, con ricavi totali pari a 2,2 milioni di dollari e ricavi dalle vendite online pari a 42.000 dollari. 

Altri celebri esempi di partenariati pubblico-privato, efficaci per la realizzazione di tecnologie innovative Smart City, possono essere individuati anche nel contesto europeo. Ad esempio, l'iniziativa Climate Street di Amsterdam ha lo scopo di trasformare una tradizionale strada commerciale, Utrechtsestraat, in una zona “commerciale sostenibile” ottimizzando la gestione dell'energia e della logistica dei negozi, insieme ai servizi pubblici collegati. Nella strada sono stati installati dei “contatori intelligenti” che monitorano costantemente la domanda e la fornitura di energia e le griglie di connessione misurano quando i cestini pubblici sono pieni, in modo che la raccolta dei rifiuti avvenga solo quando necessario. Queste azioni combinate hanno permesso alla città di Amsterdam di ridurre le emissioni annue di CO2 da 3400 tonnellate registrate nel 2010 a 1276 tonnellate nel 2012. 

La situazione attuale delle “politiche per la Smart City (SC)”

Facendo un passo indietro è opportuno definire cos'è la "politica della città intelligente"?  E come si differenzia da altre politiche urbane più tradizionali? 

All'interno dell'UE sono stati avviati diversi progetti strategici che ruotano attorno al concetto di Smart City. I paesi che attuano il maggior numero di iniziative smart sono: Spagna, Regno Unito, Germania e Italia; proprio in queste aree si nota la sempre crescente tendenza ad attuare iniziative legate all’ Information and Communication Technologies (ICT), strumento individuato sempre più come un fattore che può migliorare i sistemi urbani e promuovere l'innovazione. 

Dall’analisi delle politiche attuate in Europa si nota, però, una mancanza di approcci bottom-up (ovvero dal basso verso l’alto) e del coinvolgimento degli stakeholder. Attualmente, in termini di orientamento tematico, il 20% dei progetti sulle Smart City è concentrato nel settore della mobilità, mentre i restanti progetti sono distribuiti più o meno equamente sui settori: ambiente, energia, economia, persone, vita, governo, pianificazione. Una caratteristica comune a molte città è la volontà di concentrarsi sul concetto dei processi partecipativi; su un approccio integrato alla pianificazione urbana attraverso gli uffici comunali e soprattutto sull’utilizzo dei tecnologie ICT. Analizzando la situazione attuale si nota come alcune Smart Cities si concentrano su “infrastrutture dure”, come la distribuzione di reti in fibra ottica o altri tipi di connessione Internet veloce, l'installazione di sensori nell'ambiente costruito, lo sfruttamento di dati aperti e Internet-of-Things (IoT), mentre altri sembrano concentrarsi più su “infrastrutture morbide” come il capitale umano e sociale, o la qualità della governance. 

Ricapitolando brevemente le caratteristiche principali delle politiche di Smart City emerge che: 

  • le politiche si basano sui punti di forza esistenti e si concentrano tipicamente su un sottoinsieme di aree fondamentali di intervento
  • il coordinamento delle strategie viene condotto da differenti dipartimenti politici
  • a volte, gli stakeholders sono coinvolti nella progettazione e nell'attuazione delle politiche
  • gli investimenti in ICT sono solitamente abbinati alla volontà di innovazione ed a cambiamenti istituzionali
  • la scala degli interventi è di solito relativamente piccola, in modo che i progetti integrati su piccola scala abbiano maggiori probabilità di successo.

La valutazione degli effetti delle strategie sull’economia privata 

Ad oggi non è stata prestata sufficiente attenzione alla possibile ricaduta innovativa dell'adozione locale delle politiche Smart City; ciò dovrebbe potenzialmente generare diversi feedback positivi tra le aziende ICT locali, stimolando l'innovazione locale che rappresenta uno degli impatti più diretti dell'adozione di tali politiche.

Lo studio condotto in collaborazione tra il Politecnico di Milano e l’Università di Milano ha voluto indagare lo sviluppo delle Smart City e gli effetti che questo ha sulle imprese private; al fine di porre chiarezza a tale meccanismo gli autori hanno analizzato la quantità brevetti che possono essere funzionali per lo sviluppo delle Smart City.

La maggior parte delle analisi precedentemente svolte hanno lasciato il meccanismo di trasmissione tra le politiche e la crescita in una scatola nera, semplicemente supponendo che le politiche miglioreranno automaticamente le prestazioni economiche urbane. Infatti, se in maniera generale è evidente che le amministrazioni urbane, che investono in politiche Smart City, innescano reazioni a catena che in ultima analisi conducono a una crescita più rapida, ma come questo si verifica dovrebbe essere empiricamente verificata. 

Per la comprensione dei meccanismi attraverso i quali le politiche di Smart City favoriscono le prestazioni economiche urbane lo studio condotto sceglie di “misurare” il fenomeno attraverso l'attività di “brevettazione”, soprattutto nell’ambito High-Tech. 

Le analisi si basano sui dati raccolto da 309 città dell'UE e sfruttano le differenze nell'intensità dell'adozione delle politiche smart. Emerge che le città che si impegnano nella politica dell’innovazione smart, al di sopra della media UE, tendono ad innovare di più. La propensione all'innovazione è misurata dal numero di brevetti depositati in quattro classi tecnologiche alternative (domande di brevetto totale, domande di brevetto ad alta tecnologia, domande di brevetto ICT e domande di brevetto per tecnologie della Smart City). 

Un impegno rilevante per le iniziative politiche smart è in particolare associato positivamente a tassi di innovazione globali più elevati, nonché a tassi di innovazione nei brevetti High Tech, ICT e IoT. Inoltre, il fatto che investire nelle politiche per la città intelligente non si traduca semplicemente nella classe di brevetti strettamente relativi alle tecnologie richieste dalla Smart City, ma sembra influire sui brevetti ad alta tecnologia, tale dato suggerisce che ci possa essere un effetto ampliamento in atto. Mentre le politiche di SC tendono a concentrarsi su una serie ristretta di progetti e aree di intervento, per lo più legate alle applicazioni ICT, l'effetto positivo sull'attività innovativa si estende ad altre classi tecnologiche più ampiamente definite. 

Emerge un solo aspetto negativo, alcuni criticano il concetto di innovazione e diffusione dei dati che sta alla base della Smart City, in quanto hanno espresso preoccupazioni relative a problemi di privacy che possono sorgere come conseguenza della raccolta di Big Data dalle infrastrutture delle Smart City da parte di società private.  Forse, sarebbe opportuno che la decisione di attuare le iniziative politiche delle Smart City e i loro obiettivi strategici sia essere mantenuta saldamente nelle mani delle autorità pubbliche locali, sulla base del coinvolgimento delle parti interessate, compresi i cittadini e le imprese locali, in partnership con le società ICT che forniscono soluzioni tecniche.

In generale le politiche di innovazione per le città intelligenti dovrebbero avere un componente bottom-up e dovrebbero essere attentamente monitorate dai comuni e dai governi locali, e dovrebbero essere intrapresi molti più studi per valutare l'impatto di tali programmi.