Geologi. Miseria e nobiltà

vittorio-doriano.jpgC'era una volta il geologo...

Puntualmente, all’approssimarsi delle scadenze elettorali (nell’ordine EPAP e Consiglio Nazionale Geologi), cominciano i maneggi e le attività proprie delle campagne elettorali. La nostra categoria non fa difetto e quelle attività hanno cominciato a farsi sentire: da nord a sud indistintamente.

Sarebbe bello che a cominciare dagli Ordini Regionali fossero organizzate assemblee per discutere di quelle scadenze che interessano tutti: che uno lo voglia o no. Sempre che ancora ambisca a fare il geologo. Ricordo quando gli Ordini Regionali erano il motore della politica del Consiglio Nazionale così come ricordo l’andazzo della evoluzione di questi enti ridotti ormai, con qualche piccola eccezione, a uffici “tecnici” di periferia. 

La politica, quella politica ordinistica che un tempo veniva spesso giustamente evocata, pare non esistere più. La categoria sembra non sappia dove andare e si vive alla giornata, ciascuno coltivando gelosamente il proprio orticello, che è quello che gli da da mangiare, senza rendersi conto che così facendo la centralità del ruolo del geologo nella società sia esso libero professionista così come dipendente pubblico si assottiglierà sempre di più. E infatti sono tre anni che i geologi o non ci sono o arrivano tardi all’appuntamento. E non senza affanno.

Il risultato che è sotto gli occhi di tutti è che tutti parlano di argomenti propri della geologia ma non i geologi.

Difesa del suolo, urbanistica e paesaggio, rischio sismico e vulcanico, tutela e gestione delle risorse naturali a cominciare da quelle idriche, difesa dalle calamità naturali, salvaguardia delle coste e dei reticoli idrografici sono solo alcuni degli argomenti che fino a tre o quattro anni fa nessuno si sarebbe permesso di affrontare senza chiedere il concorso del geologo; la stessa pubblica opinione identificava quegli argomenti con il geologo. Con buona pace degli altri tecnici che mal sopportavano il nostro attivismo e la nostra presenza. Questione di cultura in primis ma anche amore per la propria materia e per il proprio lavoro ma soprattutto una visione generale e altruistica degli interessi della categoria.

E ancora come possiamo pensare che giovani generazioni di studenti possano affacciarsi alle scienze della terra se mai si sente parlare del ruolo indispensabile e delicatissimo del geologo. O peggio se questo ruolo viene quotidianamente misconosciuto, avversato e perfino ridicolizzato.

Ma torniamo alle elezioni: possibile che passi sotto silenzio la modifica al regolamento elettorale EPAP?

Sono informato dei contenuti ma non voglio commentarli perché ancora non vi è nulla di ufficiale. In questa sede mi pare sufficiente stigmatizzare il fatto che si possa solo pensare di modificare quel regolamento e che gli Ordini Regionali in primis non tutelino i diritti sacrosanti di partecipazione ed eleggibilità dei propri iscritti la dice lunga sul livello a cui siamo giunti. Eppure solo tre anni fa alcuni fra quegli ordini fecero una scomposta battaglia sulla partecipazione e sul coinvolgimento ma forse se ne sono dimenticati: erano parole al vento alle quali probabilmente neanche loro credevano.

Senza contare che volendo ci sarebbe da riflettere sul problema etico che non riguarda solo il comportamento del singolo ma anche quello della categoria. 

Io mi auguro, per il bene della società che non può fare a meno dei geologi e della loro professionalità, che questa volta i geologi italiani si ribellino a questo andazzo e pretendano di contare davvero.