Il PAESE che VOGLIAMO

Al centro del 58° Congresso degli Ordini degli Ingegneri vi è “Il Paese che vogliamo: lavoro, innovazione, opportunità”. È un titolo che porta ognuno di noi a riflettere: quale Paese realmente vorremmo?
Ho provato a darmi una risposta, e l’ho fatto considerando che ho “solo” 47 anni, una vita lavorativa davanti lunga almeno quanto quella vissuta; l’ho fatto guardando i miei figli e pensando a quale futuro li aspetterà e a che cosa dovrò fare per cercare di renderglielo migliore; l’ho fatto pensando agli investimenti fatti da mio padre per farmi studiare …
Alla fine ho valutato che il Paese che vorrei è un Paese che mi tratti da adulto, che mi tratti in modo serio, perché io poi possa costruirmi un futuro: un Paese che mi consideri con rispetto.
Non voglio un Paese che prende in giro i giovani illudendoli che si può creare una SRL con un capitale di 1 euro. Perché poi chiede quasi 3.000 per l’INPS, anche se devi ancora partire; perché poi ti obbliga, di fatto, a doverti fare assistere da un commercialista (altri 1.500 euro) perché la normativa amministrativa è troppo complicata; perché non ti dice che per partire occorre un capitale sufficiente a promuoverti, a gestire lo scalino finanziario fra quando parti e quando incassi, …; MA SOPRATTUTTO non voglio un Paese che proponga una falsa soluzione. Per diventare un imprenditore (anche il titolare di uno studio è un imprenditore) non basta essere preparati tecnicamente, occorre sapere gestire i rapporti con le banche, le attività di marketing, l’archivio e i protocolli nella comunicazione, i rapporti con fornitori, clienti, collaboratori e dipendenti … occorre avere un minimo di “pelo sullo stomaco” e “naso per le fregature”. Ecco perché è importante prima di diventare imprenditore fare un po’ di “scuola” di cosa sia una impresa. Ma questo Paese ti dice che per fare un’impresa basta un euro!
E non vorrei un Paese in cui si inserisca in ogni provvedimento normativo l'urgenza, in cui per l'attuazione occorra un regolamento successivo da approvare con un decreto che deve predisporre la commissione … così succede che con l’annuncio del provvedimento tutti noi ci illudiamo che saranno pagati gli arretrati alle imprese, saranno abolite le province, ridotte le auto blu, semplificate le procedure amministrative, avviati i piani casa, … per scoprire che siccome è mancato poi il REGOLAMENTO o il decreto applicativo, tutto è rimasto come prima.
E mi ha stancato un Paese in cui ogni volta che si parla di Spending Review e di liberalizzazioni si finisce sempre per colpire i Taxisti (ma quanto pesano nell’economia nazionale???) e un secondo dopo le professioni. Certo, si sono liberalizzate le RC auto (con un grande beneficio … per le assicurazioni), la trasportabilità dei mutui (), le tariffe dell’energia (con le bollette che crescono mentre il costo del gas cala!) … e poi scopro che nelle bollette si paga l’imposta sulla tassa.
Vorrei essere trattato da adulto. Non vorrei sentirmi dire che mi ridanno l’IMU e poi aumentano l’IVA, anche se né l’una né l’altra informazione viene poi confermata e ci ritroviamo col pagare l’IMU e l’IVA al 22%. Vorrei un Paese che mi tratti da persona intelligente e quindi che non ci sia necessità di un consulente per pagare le tasse. È inutile che mi dia la possibilità di scaricare gli scontrini della farmacia se poi devo spendere 1500/2000 euro l’anno per fare la dichiarazione dei redditi. Che faccia degli scaglioni semplici, abbassi le aliquote eliminando tutte le eccezioni e compensazioni, in modo che alla fine dell’anno mi basti dire HO FATTURATO 1000, questo è quanto vi devo di TASSE. Certo, saremmo meno ricattabili: una normativa complicata ci rende sensibili a verifiche, a verbali in cui si attesta che abbiamo sbagliato qualcosa, detratto quello che non andava detratto, compensato quello che non andava compensato … con la presa per i fondelli degli studi di settore che portano alla telefonata del commercialista “avresti un imponibile di XXX, ma siccome il tuo studio di settore dice che dovresti essere XXX+ZZZ, non mettiamo tutte le spese in dichiarazione così sei congruo”. Congruo un accidente: voglio essere trattato da persona adulta e corretta, voglio essere libero di dichiarare la verità.
Un Paese che non si prenda gioco di noi, un Paese senza ipocrisie, un Paese che smetta di dirci “lo studio è un diritto di tutti”, ma abbia il coraggio di ammettere che non abbiamo i soldi per mantenere le università, per assicurare a chi studia fuori sede una locazione a prezzi onesti, con collegamenti internet e un posto per studiare, e che quindi lo studio sarà sempre più un privilegio di chi può permetterselo.
Un Paese in cui i politici smettano di dirci “la fine della crisi la vedremo nel secondo semestre” perché in un’azienda un amministratore che sbaglia le previsione per 5 anni di seguito cambia mestiere. Siamo adulti, dobbiamo programmare le attività delle nostre aziende, delle nostre famiglie: è finito il tempo in cui mi dicevano che la gelateria era chiusa per non dovermi comprare il gelato, diteci la verità, e saremo noi a rinunciare al gelato.
Un Paese in cui non mi si dica che con la riforma appena fatta la mia pensione è al sicuro, e poi scopro che l’unica cosa sicura è che i soldi che verso servono per pagare i conti di oggi e non di domani.
Non ho chiesto di mettere a posto i conti, non ho chiesto di assicurarci un lavoro, non ho chiesto di ridurre il numero di parlamentari. Ho chiesto una cosa semplice: trattateci da adulti, diteci la verità.

Andrea Dari
Editore di INGENIO e Ingegnere