Semplificazione e sussidiarietà per il rilancio dell’Italia

Il quadro normativo
Negli ultimi due anni, sono stati varati 4 piani d’azione nazionali:
• il piano “Salva Italia” attraverso il Decreto Legge n. 201/2011, convertito in Legge n. 214/2012;
• il “Cresci Italia” attraverso il Decreto Legge n. 1/2012, convertito in Legge n. 27/2012;
• il “Semplifica Italia” di cui Decreto Legge n. 5/2012, convertito in Legge n. 35/2012;
• Il “Piano di Azione Coesione” in collaborazione con la Commissione Europea per far fronte alle debolezze strutturali, eliminare burocrazia inutile, creare un ambiente più favorevole per l’imprenditoria e sbloccare la competitività.
Il Cresci Italia introduce un intervento di liberalizzazione e semplificazione molto complesso che prevede:
• prima una relazione del Governo che specifichi periodi ed ambiti di intervento dei futuri atti regolamentari;
• l'approvazione di tale Relazione dalle Camere;
• l'adozione da parte del Governo di uno o più regolamenti di delegificazione che:
a. individuano le attività che necessitano di un preventivo atto di assenso;
b. elencano i requisiti per l'esercizio delle attività economiche;
c. stabiliscono i termini e le modalità per l'esercizio dei poteri di controllo ex post da parte dell'amministrazione;
d. individuano le disposizioni di legge e regolamentari dello Stato che vengono abrogate a decorrere dall'entrata in vigore dei regolamenti stessi;
e. individuano le attività sottoposte ad autorizzazione, a SCIA con asseverazioni o senza, a mera comunicazione e quelle dl tutto libere.
 

Esiti dell’azione di semplificazione
Nonostante lo sforzo intrapreso in materia di semplificazione, gli indici economici e gli indicatori sul funzionamento del nostro sistema continuano a evidenziare una crescente difficoltà.
Le classifiche internazionali sulla competitività economia italiana segnalano il persistere dell’inefficienza delle pubbliche amministrazioni e la pesantezza degli oneri burocratici come i principali fattori che penalizzano il nostro Paese e scoraggiano gli investimenti.
Il recente rapporto “Doing Business 2013: Smarter Regulations for Small and Medium-Size Enterprises”, della Banca Mondiale segnala che l’Italia è al 73° posto su 185 Paesi per facilità di fare impresa. Dato al di sotto di molte economie Ue (in media sono a 40).
Il rapporto è sviluppato su 4 indicatori della vita aziendale:
• avvio d’impresa;
• ottenimento dei permessi edilizi;
• trasferimento proprietà immobiliare;
• risoluzione di dispute commerciali;
 

Lungaggini procedurali e oneri eccessivi gravano sull'edilizia
La Banca Mondiale ha registrato procedure, tempi e costi per costruire un magazzino commerciale, allacciarlo alla rete idrica e fognaria, ottenere una linea telefonica fissa e procedere alle ispezioni necessarie.
Nelle città italiane analizzate per ottenere i permessi edilizi sono necessari in media:
• 13 procedure e 231 giorni e costo equivalente al 253,6% del reddito pro capite medio
• contro i 182 giorni e un costo pari al 99,6% del reddito pro capite registrato nella media dei Paesi dell’Unione Europea.
Nonostante le riforme abbiano dato più ruolo agli Sportelli Unici dal rapporto della Banca Mondiale emerge come in molte occasioni, i richiedenti preferiscano recarsi direttamente presso l’azienda sanitaria o presso il comando dei vigili del fuoco, ad esempio, per ottenere i rispettivi pareri preventivi (i tempi di risposta sono più rapidi dal momento che i richiedenti possono avere un confronto preliminare sul progetto direttamente con l’ente preposto a rilasciare il permesso).
La norma del “silenzio-assenso” luglio del 2011, secondo la Banca Mondiale, è un dato positivo ma specialmente nelle città con oltre 100.000 abitanti, i termini restano ancora troppo lunghi (150 giorni).
Inoltre, se il Comune richiede documenti integrativi al progetto, il termine si sospende e il tempo totale per ottenere il permesso può dilatarsi ancora.
L'equiparazione silenzio della PA ha permesso di avviare l’attività, offre una «prospettiva operativa» e fa salva la possibilità di un controllo successivo.
Come ha osservato la Commissione dei Saggi è, però, un sistema che incontra limiti:
• il primo è che, quando si tratta di investimenti importanti, non basta il silenzio, perché chi investe vuole la sicurezza di una decisione favorevole espressa;
• il secondo è che questo genere di istituti (come la SCIA) hanno un ambito di applicazione incerto.
Il rapporto della Banca Mondiale evidenzia tuttavia casistiche positive.
A Milano (legge nazionale recepita in modo più estensivo) si consente ai richiedenti di ricorrere a una dichiarazione di inizio attività (Super-DIA) sostitutiva del permesso di costruire anche per le nuove costruzioni ed anche in assenza di un Piano Regolatore del Comune. Il Comune verifica la conformità della documentazione presentata, entro 30 giorni, dopodiché i lavori possono iniziare.