La competitività globale dell’Italia e del giovane ingegnere italiano

Terminata l’università nel 2006, mi regalai una vacanza estiva in Grecia, dove conobbi un giovane studente della facoltà di economia dell’università di San Pietroburgo. Mi ricordo con quanta preoccupazione provò a spiegarmi come l’Italia, paese che lui ammirava per molte cose, fosse coinvolta da una sindrome di mancata crescita. Mi mostrò dei grafici tra i quali in particolare ricordo quello della competitività. Mi parlò dell’importanza di quell’indice e del suo personale dispiacere nel vedere un possibile impoverimento della nostra nazione. Concluse l’argomento con rassegnazione, come se già sapesse che, in quel momento, non era il mio primario interesse e che, probabilmente, avrei preferito prendere un aperitivo in spiaggia e parlare di sport.
Da quella vacanza sono passati diversi anni, ma il tema della competitività è sempre più presente nei dibattiti televisivi, politici ed economici poiché rappresenta un ruolo chiave per la ripresa economica. Il fatto che quell’indice sia stato sempre decrescente significa che il nostro paese non è stato in grado di attuare le azioni opportune per invertire la tendenza e riportare l’Italia tra le nazioni più competitive. Se potessimo considerare la competitività di un paese, una funzione matematica, quest’ultima sarebbe molto complessa. Complessa perché le variabili coinvolte, che riguardano molteplici aspetti della vita e dello sviluppo di un paese, sono in relazione tra loro in maniera non lineare e così la risoluzione di questo grande sistema risulterebbe difficile.
Secondo il World Economic Forum, il primo pilastro per la competitività è rappresentato dalle istituzioni, la cui qualità ha una forte incidenza anche sul progresso. L’Italia dovrebbe eliminare l’eccessiva burocrazia, combattere seriamente la corruzione negli appalti pubblici, esigere trasparenza nelle procedure, riformare e velocizzare il sistema giudiziario. Altra azione fondamentale per la crescita della competitività è legata allo sviluppo delle infrastrutture ovvero rendere le regioni più vicine e connesse tra loro mediante sistemi di trasporto efficienti, con particolare attenzione all’“infrastruttura” dei dati informatici che avrà sempre maggior peso economico. Anche il contesto macroeconomico rappresenta una variabile da stabilizzare. Un paese come l’Italia dovrebbe cercare di diminuire il suo debito pubblico al fine di pagare minor interessi e impiegare risorse per la crescita. Nel contesto di miglioramento potrebbe essere anche valutato il costo legato alla salute delle persone: cercando di istituire una programmazione sistematica di prevenzione che potrebbe ridurre i costi legati alle lunghe cure delle malattie croniche che affliggono molti soggetti che diventano incapaci di svolgere l’attività lavorativa con serenità e qualità. Anche l’istruzione è un settore di estrema importanza, soprattutto per un sistema economico e produttivo come quello italiano che senz’altro non può competere con i paesi asiatici sui settori manuali. È fondamentale investire sulle capacità dei giovani fornendo gli strumenti per confrontarsi con quelli di altri paesi e seminando in loro la curiosità per la ricerca di sistemi tecnologici ed innovativi. Il mercato del lavoro italiano dovrebbe essere attrattivo per le aziende estere garantendo tasse congrue e diversificate in base alla sostenibilità del settore di operatività ed alla meritocrazia, eliminando infine la discriminazione sessuale ancora presente, basti infatti pensare alle difficoltà che una donna di trent’anni, pur senza figli, incontra nella ricerca di un lavoro stabile. Ulteriore settore su cui porre l’attenzione è quello della finanza in cui si potrebbe strutturare il mercato in modo che sia trasparente e permetta alle imprese di essere finanziate per lo sviluppo di progetti con particolare attenzione all’ITC (Information and Communication Technologies). Con la globalizzazione, le aziende hanno la possibilità e l’onere, di confrontarsi con un unico grande mondo, per questo gli investimenti rivolti al solo mercato locale o regionale potrebbero non essere competitivi e quindi inadeguati per uno sviluppo. Uno degli aspetti più importanti per l’inversione di tendenza dell’indice italiano è l’innovazione. Il nostro paese dovrebbe attuare politiche che sostengano la ricerca per favorire processi innovativi in modo da differenziare i nostri servizi e prodotti. Con una più stretta collaborazione tra il settore pubblico e privato sarebbe possibile coinvolgere aziende, università e centri di ricerca per la creazione di una conoscenza specialistica di alto livello così da formare il maggior valore aggiunto necessario per concorrere sul mercato.
Sarebbe utopistico pensare che il nostro paese possa fare tutte queste azioni, elencate fino ad ora, nel breve periodo considerando anche le difficoltà economiche attuali, ma si rende necessaria una inversione di tendenza. Per capire quale sia la situazione attuale basterebbe vedere la figura 1; la mappa mostra la competitività globale differenziando con i colori freddi, i paesi poco competitivi e con i colori caldi le regioni con un alto indice di competitività, Global Competitiveness Index (GCI).
In questa classifica globale, l’Italia è al 42° posto, dietro a nazioni come Thailandia, Repubblica Ceca, Panama e Polonia. Fatto il punto sulla situazione globale del nostro paese e sulle azioni che dovrebbero essere intraprese per incrementare la competitività nazionale, ci si potrebbe chiedere cosa i nostri giovani ingegneri potrebbero fare. Il giovane ingegnere italiano dovrebbe individuare, fin da subito, l’aspetto più interessante e le tematiche che vorrà approfondire con passione e determinazione in ambito lavorativo; solamente così, infatti, potrà raggiungere traguardi importanti.
Il giovane ingegnere dovrebbe cercare esperienze complesse ed internazionali guardando con diffidenza alle semplici e comode soluzioni “locali”. Per essere competitivi, sarà necessario imparare nuove lingue, oltre all’inglese, ed essere flessibili nell’affrontare nuovi scenari. Sarà sempre più probabile un cambio dell’orientamento professionale in ambiti leggermente o totalmente diversi rispetto all’inizio della propria carriera professionale; basti pensare all’evoluzione che ha avuto negli ultimi dieci anni l’ industria fotovoltaica alle difficoltà che ora incontra a causa della diminuzione di incentivi statali.
Il giovane ingegnere italiano potrebbe, più di altri giovani professionisti, credere, sostenere e sviluppare idee innovative poiché l’innovazione è la cura di questa crisi.
Solamente con un impegno trasversale di tutti i livelli della società, cercando di non ripetere gli errori del passato, sarà possibile migliorare la nostra competitività facendo tornare il nostro Paese tra le grandi nazioni globali.

 

Scarica il Global Competitiveness Report 2012–2013

Figura 1: Mappa della competitività globale, Global Competitiveness Index (GCI)