Aspettative e timori dei professionisti del BIM: l'indagine di ACCA fotografa lo stato dell'arte

03/07/2019 599

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ACCA Software presenta un'indagine su “Stato dell'arte, aspettative e timori dei professionisti del Building Information Modeling” 

Indagine su professionalità, contesto di mercato e future criticità del BIM

Sono online i risultati dell’indagine promossa da ACCA Software su un campione di professionisti del BIM scelti tra architetti, ingegneri ed esperti operanti nel settore delle infrastrutture e dell’ingegneria civile. La ricerca condotta dall’agenzia Kickthecan per la software house campana mette in luce per la prima volta le aspettative e i timori dei professionisti del settore in un momento storico molto interessante per il mercato italiano, alle prese con l’obbligatorietà del BIM negli appalti pubblici e con la progressiva comparsa di nuovi e dinamici player nel settore della progettazione. 

L’analisi commissionata da Acca Software ha fatto emergere molti dei dubbi che si pongono oggi gli operatori riguardo ai problemi legati al Legal BIM, all’effettiva bontà della formazione e alla modellazione di stampo anglosassone che non riesce ancora a cogliere le specificità del contesto nostrano. Si tratta di risposte che forniscono un’indicazione precisa e disincantata delle criticità che impediscono la piena diffusione dell’approccio BIM in Italia.

«Molte interessanti professionalità si stanno sviluppando ultimamente sul mercato italiano, che si presenta come uno dei più promettenti a livello europeo», afferma Guido Cianciulli, amministratore unico di ACCA Software. «Il nostro impegno nel seguire l’evoluzione e la maturazione del BIM esce rinvigorito dai risultati di quest’indagine che ci consentirà di collaborare in modo più efficiente con tutti gli operatori locali grazie ai loro preziosissimi suggerimenti». 

Criticità della collaborazione

Il campione di oltre 200 professionisti interpellati ha espresso valutazioni molto interessanti rispetto all’approccio collaborativo introdotto dal BIM, mostrando un certo disincanto circa la reale trasparenza del flusso informativo e le resistenze create da alcuni attori della filiera. Alla domanda se l’obiettivo della collaborazione sarà mai raggiunto, il 15,4 del campione risponde che “non crede si arriverà alla piena cooperazione tra attori della filiera”. Ben il 76,6% ritiene invece che “si raggiungerà, ma con grande fatica”; e solo il 8,0% sostiene che “si raggiungerà per forza di cose e anche con una certa rapidità”.

Tra i fattori che impediscono la diffusione del BIM su larga scala viene indicata la “generalizzata resistenza al cambiamento” (54,7%) e “una burocrazia non al passo con l’innovazione” (18,4%). Mentre le maggiori responsabilità di queste resistenze sono imputabili alle piccole imprese (50,2%) e dagli Enti e Amministratori pubblici (40,8%). 

Le questioni “legali” ancora sul tavolo

Ma è nel “Legal Bim”, cioè sul fronte legale, che le fonti di criticità si fanno più interessanti. Alcune questioni possono infatti rappresentare elementi di resistenza nell’adozione diffusa del Bim, e tra queste vengono indicate le “problematiche legate alla proprietà intellettuale e alla gestione dei dati” (39,8%) e “il modo in cui i protocolli BIM devono essere incorporati nei contratti” (38,8%). Entrambe rappresentano criticità molto rilevanti sulle quali il mercato italiano è ancora piuttosto impreparato rispetto ad altri Paesi europei molto più maturi, primo fra tutti il Regno Unito. 

La formazione e le diverse “culture” locali

Altri interessanti spunti di riflessione provengono dalle risposte relative al fabbisogno formativo dei professionisti interpellati. Invitato a giudicare la qualità della formazione Bim reperibile attualmente in Italia, ben il 45,3% del campione giudica “scarsetta” la qualità media dell’offerta formativa, mostrando una certa diffidenza verso il fiorire di proposte commerciali a volte di dubbia bontà e non certo a buon mercato. Rispetto invece alla capacità di interpretare correttamente le culture progettuali nazionali da parte degli applicativi BIM nati fuori dall’Italia, più della metà degli intervistati (54,2%) ha dichiarato che i pacchetti software sviluppati in area anglosassone e tedesca “colgono poco” le specificità del contesto nostrano e dei suoi sistemi costruttivi, fornendo un’indicazione molto precisa agli sviluppatori che intendono approcciare con successo il promettente mercato italiano del BIM, oggi in grandissima espansione. 

La ricerca integrale è scaricabile al LINK