Il Cespite Immobiliare come Social Medium: una Via Europea?

Recentemente, negli Stati Uniti, presso USC, è stato istituito CENTIENTS, Center for Intelligent Environments.

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Si tratta di una iniziativa che ben riassume un paradigma che si trova al centro dell’attenzione di molti istituti di ricerca a livello internazionale, tra cui eLux Lab dell’Università degli Studi di Brescia, un Living Lab davvero interdisciplinare e sinergico, vale a dire l’interattività bi-direzionale intercorrente tra il cespite immobiliare e i propri utenti, attuata sempre più attraverso interfacce «naturali», come ribadito, ad esempio, da Amazon, Apple, Google.

Tale condizione può essere aggettivata in molti modi, come «cognitiva», «connessa»,  «intelligente», «responsiva», «sensibile», «sensoriale», ma, a giudizio dello scrivente, si tratta di riconoscere come l’edificio stia divenendo un vero e proprio Social Medium.

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Il profilo di CENTIENTS è, del resto, idealtipico nei confronti dell’argomento: «expertise spans fields including engineering, computer and data science, social science, design and more. As such, it also contributes to advancements in a number of fields and to a more thorough and responsive understanding of human-centered built environments».

L’autore di queste note deve un particolare ringraziamento per la comprensione del tema a Nicola Colella (AECOM) e a Nicola Martinelli (eFM) per potersi confrontare sui temi dello Space as a Service e as an Experience.

BIM&CAM: la digitalizzazione come viatico abilitante al benessere

In ogni caso, la digitalizzazione appare il viatico abilitante al benessere, tanto che, a un livello prosaico e localistico, si potrebbe parlare di BIM&CAM.

Non vi ha dubbio, infatti, che la modalità originaria con cui il tema si sia insinuato nel settore della costruzione e dell’immobiliare sia consistito nella centralità dell’utente al fine del miglioramento dell’efficienza energetica e della decarbonizzazione: agendo, cioè, sul benessere delle persone e sul loro contributo alle istanze ambientali.

L’argomento, in secondo luogo, si è dipanato lungo la direttrice della soddisfazione di esigenze individualizzate nello workspace, in cui la focalizzazione era incentrata sulla produttività del lavoratore.

In un certo senso, in entrambi i casi, si può intravedere una certa ambiguità tra il servizio alla persona e la sua strumentalizzazione, poiché, al fine di offrire la soluzione più vantaggiosa e sartoriale occorre agire sulla conoscenza delle percezioni e dei comportamenti singolari.

Afferma Burçin Becerik-Gerber, una delle responsabili di CENTIENTS, incontrata in diversi simposî: «we are envisioning an unprecedented built environment–one that knows its users, their needs, desires and goals».

Le intenzioni del centro appaiono quelle di dominare consapevolmente l’evoluzione tecnologica, anziché esserne asserviti: «the world is evolving from the binary extremes of ‘fully manual’ and ‘fully automated.’ CENTIENTS helps to take a step forward to better understand how versions of automation that seek or incorporate human feedback can pave the way for a better life when we are in buildings, which is most of the time».

Epperò, l’interazione uomo-macchina, qui affrontata quale relazione tra occupante ed edificio, cela sicuramente molte incognite, oltre che opportunità.

L’integrazione delle scienze edili, informatiche, psicologiche e sociali, dalla scrivania alla parete, permetteranno sempre più di progettare soluzioni spaziali meglio attagliate al singolo individuo, ma, al contempo, tenderanno a idearne, o almeno a condizionarne i comportamenti.

La Becerik-Gerber ribadisce uno dei tòpos per eccellenza: «our goal is to reimagine our future and design for it. I do not see any reason why buildings cannot be our best allies, helping us learn, stay safe, be healthy and be productive. Ultimately, they could free us from repetitive tasks and improve our daily lives».

In realtà, questo «luogo comune» nasconde molte criticità, poiché tra supporto e sorveglianza il discrimine è sottile.

Come potrebbe insegnare l’esperienza di eLux Lab, servirebbe una via europea alla questione, che affronti criticamente assunti che, nel contesto nordamericano, non presentano pari rilievo.

D’altronde, una simile concezione del bene immobiliare come user centred, che non significa necessariamente human being centred, trasformerebbe profondamente l’identità e il ruolo degli attori tradizionali del settore.

Non si tratta, infatti, più di Building Management System o, più genericamente, di Domotica, bensì di configurare un sistema di interazione tra l’essere umano e l’ambiente costruito in cui il servizio alla persona si rivelerebbe cruciale, ma, parimenti, in cui potrebbe darsi un asservimento della stessa a servizi derivanti da esigenze precostituite e in apparenza sartoriali: «personalizzate».

Vi è, dunque, nel continente dell’Umanesimo, la possibilità di intraprendere una accezione del tema originale, producing joy and well-being in the humans, sofisticata e «sciente»?