Microzonazione sismica: la Regione Marche quella con la più alta copertura di studi

Il dato emerge dall’ultima riunione della Commissione tecnica nazionale per gli studi di microzonazione sismica.

Prevenzione sismica, le Marche al primo posto per gli studi sulla microzonazione sismica

classificazione-sismica.jpgCon l’87% di comuni coperti da studi di microzonazione sismica di secondo livello, le Marche risultano la Regione italiana con la maggiore copertura di studi per la riduzione del rischio sismico.

Non solo. Ad oggi tutti i comuni sono stati sottoposti alla verifica di primo livello e quasi la totalità a quella di secondo livello. Rimangono ancora 26 comuni da completare, e si prevede che tali attività possano concludersi entro il 2020.

È quanto emerge dall’ultima riunione della Commissione tecnica nazionale per gli studi di microzonazione sismica, finalizzati a contenere i danni causati dai terremoti.

La Commissione tecnica nazionale per gli studi di microzonazione sismica

Proprio per supportare e monitorare a livello nazionale gli studi di microzonazione sismica è stata istituita con l’opcm n. 3907 del 13 novembre 2010 una Commissione tecnica interistituzionale che opera a titolo gratuito presso il Dipartimento della Protezione Civile, presieduta dal direttore dell’Ufficio Rischio sismico e Vulcanico, attualmente l'ing. Mauro Dolce e che si riunisce per l'approvazione delle microzonazioni che fanno le Regioni.

La Commissione tecnica, i cui membri sono stati nominati con il dpcm del 21 aprile 2011 e successive modifiche e integrazioni, è composta da:

  • tre rappresentanti delle Regioni, due designati dalla Conferenza Unificata e uno a rotazione convocato in funzione del territorio coinvolto dagli studi esaminati
  • quattro rappresentanti del Dipartimento della Protezione civile
  • un rappresentante del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, dell'Unione delle Province Italiane, dell'Associazione Nazionale dei Comuni Italiani, dell'Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani, del Consiglio Nazionale degli Architetti, del Consiglio Nazionale dei Geologi, del Consiglio Nazionale degli Ingegneri e del Consiglio Nazionale dei Geometri e Geometri Laureati.

Come è noto dopo il terremoto de L’Aquila del 2009, il Parlamento ha istituito un fondo per la prevenzione del rischio sismico (Legge 77/2009), da utilizzare per migliorare gli edifici esistenti e per valutare, almeno al primo livello, la pericolosità sismica locale (microzonazione). 

Gli studi di microzonazione: cosa sono

Gli studi di microzonazione rappresentano un elemento molto importante nella prevenzione del rischio sismico, in quanto attraverso tali studi è possibile individuare e caratterizzare le zone stabili, le zone stabili suscettibili di amplificazione locale e le zone soggette a instabilità, quali frane, rotture della superficie per faglie e liquefazioni dinamiche del terreno, consentendo quindi di riconoscere le condizioni locali che possono modificare il moto sismico atteso. Sostanzialmente permettono di valutare la pericolosità sismica in maniera puntuale, in riferimento alle costruzioni e alle infrastrutture esistenti. 

Grazie a questi studi quindi emergono informazioni utili per il governo del territorio, per la progettazione, per la pianificazione per l’emergenza e per la ricostruzione post sisma.

Si ricorda che i livelli di studio di microzonazione sono tre a seconda del grado di approfondimento che si vuole raggiungere e a cui corrispondono costi differenti:

  • il livello 1 è un livello propedeutico ai veri e propri studi di MS, in quanto consiste in una raccolta di dati preesistenti, elaborati per suddividere il territorio in microzone qualitativamente omogenee
  • il livello 2 introduce l’elemento quantitativo associato alle zone omogenee, utilizzando ulteriori e mirate indagini, ove necessarie, e definisce una vera carta di MS
  • il livello 3 restituisce una carta di MS con approfondimenti su tematiche o aree particolari.

Alcuni primi commenti

 “A partire dal 2012 le Marche hanno cofinanziato il fondo e intensificato le indagini geologiche per la prevenzione sismica – afferma l’assessore alla Protezione civile, Angelo Sciapichetti – Attraverso la microzonazione recuperiamo informazioni utili per il governo del territorio, la progettazione urbanistica, la pianificazione dell’emergenza. Non perdiamo di vista la prevenzione, compresa quella non strutturale, tanto da risultare la Regione più virtuosa nel rapporto tra contributi disponibili e indagini realizzate”.

RAFFAELE-SOLUSTRI---CNI---CONSIGLIO-NAZIONALE-INGEGNERI---INGENIO-002.jpgSull'argomento abbiamo interpellato anche l'ing. Raffaele Solustri, componente della Commissione Tecnica per la microzonazione sismica presso il Dipartimento Nazionale della Protezione Civile in rappresentanza del CNI.

“La Regione Marche ha sempre creduto nella microzonazione sismica del territorio come elemento importante di prevenzione sismica, finanziando fin da subito, insieme alla Protezione Civile Nazionale, studi di microzonazione, e ponendosi alla fine, tra le Regioni con maggior copertura e “conoscenza sismica” del proprio territorio. Il risultato di oggi è sicuramente frutto di una lungimiranza della governance regionale che pone questa Regione in vetta alla classifica tra le regioni con maggiore copertura.”

Oltre alla copertura totale per la MS di primo livello e al 87% per quella di secondo livello, per i tutti i comuni del Cratere è stata realizza anche quella di terzo livello, molto più approfondita.

Perché è così importante la microzonazione sismica: progettazioni più vicine al reale comportamento della struttura soggetta al sisma

Con la Microzonazione sismica (in particolare di terzo livello), in ogni comune si arriva a determinare delle zone omogenee per pericolosità sismica caratterizzate da un coefficiente (fattore di amplificazione) utile, per esempio, alla programmazione urbanistica o alla definizione dei piani di emergenza dei comuni o alla progettazione di edifici.

Si tratta di una suddivisione che consente di individuare zone dove si possono registrare delle amplificazioni dell’accelerazione sismica prodotta al suolo, e zone dove magari le caratteriste del suolo ne consentono una attenuazione.

Per quanto riguarda la progettazione – precisa l‘ing. Solustri – solo per i comuni del Cratere coinvolti nel sisma del 2016, oggi è obbligatorio fare l’analisi di risposta sismica locale, un metodo che permette di vedere qual è realmente l’accelerazione al suolo. Un metodo di progettazione più sofisticata che consente di determinare un’accelerazione al suolo “più reale” necessaria per calcolare l’azione sismica da applicare alla struttura da costruire. Nelle zone dove non c’è la MS le NTC prevedono di utilizzare una accelerazione sismica di progetto basata sulle esperienze dei terremoti precedenti. Se invece si dispone di una microzonazione è possibile utilizzare valori di accelerazione al suolo più “reali”.

Microzonazione sismica e “nuove autorizzazioni sismiche post Sblocca Cantieri”

Come è noto il decreto Sblocca Cantieri ha apportato alcune importanti novità in tema di semplificazione nelle procedure relative alla progettazione di interventi strutturali.

Le modifiche più rilevanti sono probabilmente quelle che introducono il corposo art.94-bis, che inserisce l’obbligo di acquisire la preventiva autorizzazione sismica per la realizzazione di costruzioni, non più in relazione della classificazione sismica (1, 2, 3) del territorio dove ricadono, ma in relazione alla rilevanza dell’intervento strutturale, che il decreto ha suddiviso in

  • “rilevanti per la pubblica incolumità” (lett.a);
  • di “minore rilevanza” (lett.b);
  • “privi di rilevanza” (lett. c).

Più nel dettaglio, con la nuova norma sono considerati soggetti ad autorizzazione sismica tutti gli interventi "rilevanti" nei riguardi della pubblica incolumità (lettera a), ossia:

  • gli interventi di adeguamento o miglioramento sismico di costruzioni esistenti nelle località sismiche ad alta sismicità, zona 1, ed a media sismicità, zona 2, quest'ultima limitatamente a valori del PGA compresi fra 0,20g e 0,25g. La norma originaria del decreto-legge fa invece riferimento agli interventi di adeguamento o miglioramento sismico di costruzioni esistenti nelle località sismiche ad alta sismicità (Zona 1 e Zona 2);
  • le nuove costruzioni che si discostino dalle usuali tipologie o che per la loro particolare complessità strutturale richiedano più articolate calcolazioni e verifiche;
  • gli interventi relativi a: - edifici di interesse strategico ed alle opere infrastrutturali la cui funzionalità durante gli eventi sismici assume 'rilievo fondamentale' per le finalità di protezione civile - nonché relativi agli edifici e alle opere infrastrutturali che 'possono assumere rilevanza in relazione alle conseguenze di un loro eventuale collasso'. 

Come si legge dal testo del Decreto, il valore del PGA diventa discriminante per comprendere se si è in regime di autorizzazione oppure di semplice deposito e quindi la microzonazione può, individuando il reale comportamento sismico del suolo, confermare o a volte anche dare valori diversi (anche più bassi) da quelli individuati dal reticolo nazionale, e per questo consentire una diversa “procedura sismica”. 

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