Dal Facility Management al Digital Twinning: il Building Enabled Lifestyle Management

A lungo si è sostenuto che il principale obiettivo della digitalizzazione consistesse nella focalizzazione, sin dalle fasi iniziali dei processi di committenza e di progettazione, sul ciclo di vita del cespite, specie quello immobiliare, poiché quello infrastrutturale a tale aspetto sommava pure l’esercizio.

Di conseguenza, molto si è parlato, ad esempio, di BIM4CAFM e di Total Expenditure, ma assai meno, almeno alle nostre latitudini, ma non solo, si è fatto; tra l’altro, in termini di applicativi, per quanto questo ultimi siano ormai relativamente sintonizzati sui formati nativi e interoperabili, la loro diffusione appare ancora limitata.

La presenza di un vasto patrimonio costruito ha enfatizzato, in più, le modalità di rilievo digitale quale presupposto al fine di creare una anagrafe patrimoniale geo-spaziale più sofisticata e maggiormente interrogabile.

Nonostante che, a titolo esemplificativo, si immaginasse che la manutenzione potesse essere simulata attraverso la realtà virtuale e attuata tramite la realtà aumentata, il principale ostacolo risiedeva, comunque, nella richiesta a committenti e a progettisti di ragionare come se essi fossero anche manutentori, a partire dalla formulazione dei requisiti informativi inerenti alla organizzazione e al patrimonio: OIR e AIR.

Un altro esempio significativo era dato dal rilievo speditivo periodico di un aeroporto o di un ospedale allo scopo di misurarne le alterazioni di stato.

Il che introduceva il tema della gestione degli apparati mobili entro i contenitori immobili.

A far data dagli studi sulle operazioni di imbarco su un aeromobile per giungere all’analisi di flussi di persone e di cose nei presidî ospedalieri, si era, quindi, capito che le Operations possedessero una caratterizzazione ulteriore.

Non potevano, infatti, certo bastare il CoBie di turno o la rappresentazione tridimensionale dei vani per ritenere di avere avuto una particolare attenzione per il tema, oggetto di un progetto di norma che, nel 2020, dovrebbe essere approvato colla denominazione di UNI EN ISO 19650-3.

La notevole attenzione che, almeno nominalmente, si riservava alla Maintenance aveva, in particolare negli ambienti impiantistici, fatto, poi, sorgere i servizi di Soft Landings, vale a dire di introiezione, appunto, delle logiche d’uso nella ideazione, di accompagnamento all’avvio della fruizione, di validazione post-occupativa.

La progressiva interconnessione dei beni immobiliari, sensorizzati, provvisti di Building Management System, aveva, poi, reso popolare la nozione di Smart Building, proponendosi di conferire «intelligenza» all’edificio.

La natura interconnessa di quest’ultimo aveva, del resto, permesso di immaginare che le proprietà contenute nei modelli informativi messi a disposizione dei gestori dei cespiti per supportare le Operations potessero essere sistematicamente aggiornate.

In questa modalità, il «BIM» diveniva supporto abilitante per Operations & Maintenance.

La mutuazione del Digital Twin dell’ambito manifatturiero rendeva, in seguito, chiaro come i modelli informativi configurati per la manutenzione e per l’operatività dei cespiti immobiliari non fossero più sufficienti, poiché l’oggetto del gemello digitale non potesse semplicemente consistere in una replica statica dell’originale fisico, sia pure aggiornata continuamente, in quanto obiettivo proprio avrebbe dovuto risiedere nella frequente iterazione di simulazioni sul funzionamento dell’edificio e delle sue parti.

In altre parole, l’avvento del Digital Twin segnava una traslazione dalla dimensione descrittiva dei Built Asset a una dimensione prestazionale, avendo sullo sfondo una ambizione predittiva.

La prestazione, come entità intangibile, e il flusso, quale componente dinamica, stavano lì a indicare come l’Asset, il cespite, per quanto intrinsecamente importante nella proprio «matericità», tanto più per i beni da conservare, in maniera programmata o meno, non fosse più il fattore decisivo per i Business Model.

Già la comparsa dei Social Outcome accanto alla Operational Expenditure aveva suggerito che la posta in gioco fosse ormai dilatata, ma le categorie del Cognitive, Responsive, Sentient Building dimostrano in che misura si stia andando oltre «bricks and mortar».

In fondo, la apparizione, ad esempio, del protocollo WELL, accanto a quello LEED, forse sta a testimoniare lo stesso fenomeno, così come lo User Centrism nel Clean Energy Efficiency Management.

È accaduto, perciò, che la gestione manutentiva del cespite finalizzata alla ottimizzazione della sua vita utile di servizio si traducesse non più in un fine, bensì in un mezzo.

Alla stessa stregua, il pur amplissimo spettro di azione del Facility Management si arrestava alle soglie del Core Business, mentre qui l’oggetto dell’attenzione (sotto ogni profilo, dal più elevato al più ambiguo) è l’essere umano stesso.

L’Occupancy si traduce, in effetti, in una esasperata focalizzazione sulle singolarità dell’utente che le Data Analytics contribuiscono, al tempo dell’Internet of Everything, a rendere riconoscibile e interattivo, in modo «naturale» con i cespiti mobili e immobili.

Ogni esigenza personalizzata potrà così essere non solo soddisfatta, ma anche prevenuta e predetta.

Poiché, però, ciò richiederebbe una ottimizzazione, sarebbe preferibile condizionare e orientare le preferenze individuali.

È palese, per questa ragione, che ci si ponga la necessità di definire un’etica riguardo a cespiti immobiliari che supportino stili di vita e che sorveglino i comportamenti dei fruitori.

La locuzione Living Service rende bene un concept che supera una idea di ambiente confinato flessibile: lo spazio evolutivo è, infatti, spazio esistenziale percepito.

Progettare per Gestire una Facility significherà, indubbiamente, disegnare le esperienze di vita, cogli environmental psychologist e coi nutritionist, tra gli altri.

L’immobile come Social Medium sta proiettando il settore nella contesa epocale tra Entità Statuali e Technology Company.