Calcestruzzo pallido e assorto … dalla distruzione del ponte di Morandi al getto dei Record

E’ la "muraglia che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia” che mi ha portato a creare un parallelo tra il calcestruzzo, il capolavoro di Eugenio Montale, il rimbalzare di notizie sulla distruzione del ponte del maestro Morandi e gli input del prof. Giuseppe (Pino) Mancini per il getto dei Record a Milano.

L’importanza della sfida lanciata dal professionista

Partiamo dalla fine. Il getto dei Record. Pino Mancini mi ha detto in poche parole perchè ha voluto progettare una piastra monolitica per la platea del nuovo ISTITUTO ORTOPEDICO GALEAZZI a Milano dal volume imponente (circa 33.000 m3), di grande estensione (190 x 50 m) e con uno spessore importante (3,5 m): 

  • convenienza dal punto di vista statico e prestazionale perchè in questo modo era possibile valorizzare al meglio le prestazioni della piastra ottenendo un risparmio sulle armature e sui giunti;
  • riduzione dei tempi di posa: una piastra di questo tipo gettata in più fasi avrebbe richiesto settimane, e non un tempo così ridotto;
  • migliore qualità del manufatto, avendo evitato le riprese di getto;
  • riduzione dei rischi sulla sicurezza dei lavoratori.

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E’ un esempio di come il professionista possa PROGETTARE e non semplicemente fare dei CALCOLI.

Pone sul tavolo una serie di problematiche, e poi individua la migliore soluzione. Dopo di che è il mondo della tecnologia che deve trovare delle soluzioni. E le soluzioni sono venute, come è possibile leggere nell’articolo che ho scritto su questa realizzazione.

Unical ci ha guadagnato ?

Non so se UNICAL ci abbia alla fine guadagnato economicamente da questa opera visto tutte le difficoltà da superare, è un problema che non mi compete, ma so per certo che ci ha guadagnato sotto due profili: in immagine e in conoscenza diffusa.

Perchè tutti coloro che hanno partecipato alla realizzazione dell’opera hanno dovuto farci i conti, dal commerciale al tecnologo, dall’impiantista all’autista e al pompista. Non si sono solo messe a punto delle soluzioni tecnologiche avanzate, si è messo in piedi un’organizzazione dedicata specifica, e posso immaginare che ogni persona che ha partecipato a questa realizzazione sia migliorata.

Sono le sfide che fanno crescere un settore.

Le sfide che ogni progettista potrebbe lanciare e che poi il settore deve accettare che impongono al settore di crescere.

Penso agli effetti benefici che ha avuto l’alta velocità sul settore del calcestruzzo e la sua organizzazione, penso alle sfide che hanno portato alla nascita del calcestruzzo autocompattante, alla nascita degli HPFRC, alla nascita dei concrete self healing.

Ogni sfida comporta una crescita dell'organizzazione, una maturazione delle persone, una risposta tecnologica che poi, completata la sfida, restano come nuova astiscella di partenza del settore. 

La lezione del ponte Morandi di Genova

Questi pensieri sull’innovazione mi portano velocemente a pensare alle opere di Morandi, alla sua capacità di porre delle sfide, a se stesso e al mondo intero.

Il Ponte sul Polcevera nacque dal voler rispondere a delle sfide: attraversare un’ampia valle piena di edifici e di vie di trasporto, farlo con grandi campate, pensare a soluzioni innovative. Se si va a vedere ogni dettaglio si scopre che il progetto di Riccardo Morandi era perfetto. Tecnici di ogni paese hanno messo alla prova le scelte di Morandi e hanno dovuto constatare il genio che vi era dietro a questa realizzazione. Senza l’ausilio di moderni software Riccardo Mornadi aveva pensato a tutto: il vento, i carichi straordinari, le oscillazioni, l’azione delle nebbie saline, il problema della precompressione e della sua vulnerabilità, la necessità di fare manutenzione. Ed era nato un capolavoro, un simbolo dell’Italia degli anni ’60 e degli anni successivi.

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Non aveva pensato a una sola cosa: la natura dell’uomo. L’uomo che pensa a costruire, e costruire, e costruire, ma non a manutenere, a salvaguardare, a investire in ricerca.

Il Ponte Morandi poteva essere un laboratorio a cielo aperto per chi avesse voluto studiare gli effetti del tempo su una struttura avveniristica in Cemento Armato Precompresso.

E’ stato l’oggetto invece di anni di controlli a vista. L’ultima attività di manutenzione importante risale all’era gloriosa dell’Ing. Camomilla. Poi … 

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Il tema della manutenzione è un tema primario, che incide nei costi più della costruzione.

Eppure è un dato ancora poco considerato. 

Lo dice, lo ripete spesso, il Prof. Donato Carlea, presidente oggi del Consiglio Superiore dei LLPP: si deve arrivare al progetto perfetto, ma il progetto perfetto deve considerare la manutenzione (e il fine ciclo).

Ma quante prescrizioni di calcestruzzo oggi prevedono classi di esposizioni lungimiranti, uso di fibre per contrastare il fenomeno della fessurazione, uso di prodotti autoriparanti per intervenire sulle fessure che possono crearsi, uso di cementi speciali per gestire il problema del calore di idratazione, limiti prescrizionali sulle temperature durante le fasi di getto ...

Il Ponte Morandi ci ha dato una lezione: dobbiamo pensare alla durabilità, in fase di progetto, perché poi la manutenzione costa troppo.

Calcestruzzo pallido e assorto

E in questo contesto il settore del calcestruzzo appare purtroppo ancora vecchio, impreparato.

Quanti impianti di calcestruzzo sono davvero organizzati sia dal punto di vista tecnico che tecnologico per fornire calcestruzzi speciali ? Qual’è la media di tecnologi per azienda produttrice di calcestruzzo ? Quante aziende controllano in modo statistico la propria produzione ? Quanti commerciali sanno la differenza tra modulo elastico e resistenza, tra resistenza media e resistenza caratteristica ? quante consegne sono affidate a padroncini -  ignoranti di qualsiasi conoscenza del materiale - senza controllo di chi fornisce ? Quanti controlli sono fatti davvero in cantiere ?

Il calcestruzzo appare pallido e assorto, concentrato più sui problemi degli ultimi 10 anni che sulle sfide dei prossimi.

Non tutti, ovviamente. C’è chi sta già affrontando la sfida della certificazione RSS, che non è l’ossimoro dell’FPC, costo inutile e barriera invisibile, ma una vera e propria verifica della capacità del produttore di calcestruzzo di operare in qualità. C’è chi investe ancora in impianti evoluti, con mescolatori e controllo digitale della produzione e del trasporto. 

Ma il “normale” è altro. Il normale è che si fa una pavimentazione industriale di oltre 200.000 mq senza un progetto, con calcestruzzi FRC senza certificazione. Il normale è che si fanno calcestruzzi a vista senza pensare a mix design dedicati a questa delicata soluzione, che non ha solo problemi di estetica, se il calcestruzzo non è adeguato, ma anche di durabilità. Il normale è che ci sono ancora impianti di betonaggio in cui le ricette le ha suggerite il fornitore di additivi, qualche anno prima, e il controllo è dato semplicemente dall’assenza di controlli, e il certificato FPC non riporta la scadenza. 

La muraglia che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia

E così mi accorgo che vi sia tra il mondo in cui si costruiscono altri ponti come quello di Morandi, grattacieli sopra i 300 m di altezza (fino a 1.600 m), strutture sottili in HPFRC e la normalità non solo italiana del calcestruzzo ordinario una muraglia la cui sommità è cosparsa di cocci di vetro taglienti per impedire che qualcuno lo scavalchi.

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E per il sottoscritto, che ama questo materiale da quando quattordicenne scorribandavo nel laboratorio della 2Pi sotto l’occhio vigile e forse preoccupato di mio zio Renzo, la speranza è quella che attraverso il mio mestiere di editore io possa non fermarmi semplicemente ad ascoltarne e osservarne "le file di rosse formiche ch’ora si rompono ed ora s’intrecciano a sommo di minuscole biche” attraverso questo maledetto muro ma aiutare a farci una breccia, per poi demolirlo definitivamente.

Andrea Dari


MERIGGIARE PALLIDO E ASSORTO

Eugenio Montale

 

Meriggiare pallido e assorto

presso un rovente muro d’orto,

ascoltare tra i pruni e gli sterpi

schiocchi di merli, frusci di serpi.

 

Nelle crepe del suolo o su la veccia

spiar le file di rosse formiche

ch’ora si rompono ed ora s’intrecciano

a sommo di minuscole biche.

 

Osservare tra frondi il palpitare

lontano di scaglie di mare

mentre si levano tremuli scricchi

di cicale dai calvi picchi.

 

E andando nel sole che abbaglia

sentire con triste meraviglia

com’è tutta la vita e il suo travaglio

in questo seguitare una muraglia

che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.